Dalla cultura ai dati, le sfide della sanità digitale

Dalla cultura ai dati, le sfide della sanità digitale

di Tiziana Tripepi
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Tiziana Tripepi

Perché ne stiamo parlando
Fascicolo sanitario elettronico, uso primario e secondario dei dati sanitari, spazio europeo per i dati sanitari, terapie digitali: sono gli argomenti affrontati nel corso dell’evento “Sanità digitale: quale futuro?” che si è tenuto ieri al MIND di Milano.

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Aprire il fascicolo sanitario elettronico per connettersi con il proprio medico di famiglia e con gli ospedali per prenotare esami o programmare un ricovero; poter accedere ai propri dati anche quando ci si trova in un altro paese europeo; potersi avvalere di terapie digitali, più efficienti e meno costose. La sanità digitale ha i caratteri di un sogno, che per diventare realtà deve fare i conti con la sfida tecnologica, la burocrazia, il problema dell’interoperabilità dei dati, la privacy (solo il 40% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti), il rapporto tra pubblico e privato.

Di tutto questo si è discusso ieri mattina presso il Mind, il distretto dell’innovazione milanese dedicato alle scienze della vita, in un evento organizzato da Federated Innovation @Mind e moderato da Fiorenza Lipparini, Direttrice Generale di Milano & Partners, in cui si sono confrontati diversi esperti, esponenti politici nazionali e regionali, professori, ricercatori, scienziati.

Il fascicolo sanitario elettronico è 2.0 (ma ancora in pochi lo usano)

«Nella sua versione 2.0, il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) si è trasformato da semplice archivio di documenti a strumento operativo non più rivolto alle istituzioni ma ai pazienti», ha spiegato Fabrizio Grillo, Presidente di Federated Innovation @MIND. Rispetto alla versione precedente ha introdotto funzionalità come ricette elettroniche, cartelle cliniche e referti online.

Ma ci sono ancora molte montagne da scalare. Innanzitutto quella dell’alfabetizzazione di operatori e cittadini, come ha sottolineato Guerino Carnevale, Presidente della Società Italiana Telemedicina Sicilia. «In Sicilia solo l’1% dei cittadini sa cos’è Fascicolo sanitario elettronico, è entrato con lo Spid e ha fatto il primo accesso».

Il dato evidenziato da Guerini è contenuto in un monitoraggio effettuato dal Ministero della Salute: tra gennaio e marzo 2024 solo il 18% degli italiani ha utilizzato il Fse, con differenze regionali molto marcate (dall’1% di Calabria, Sicilia e Marche al 40% dell’Emilia Romagna e al 64% della provincia di Trento).

“Il dato è mio e me lo tengo io”

Ma se i dati del Fse vengono messi a disposizione per usi assistenziali (il cosiddetto uso primario), non altrettanto avviene per progetti di ricerca, innovazioni, medicina personalizzata e predittiva (uso secondario), come ha sottolineato Ernesto Damiani, responsabile scientifico CATCH @MIND. «Lo sviluppo di nuovi prodotti, le attività di ricerca e l’innovazione hanno bisogno di dati, occorre fare bridging, creare cioè le condizioni per renderli disponibili».

Stessa difficoltà si riscontra nella messa a disposizione dei dati all’esterno delle singole regioni, sia per l’assistenza extra-regionale che per attività di ricerca. E qui è scaturita la proposta di Giovanni Delgrossi, dirigente Sistemi Informativi e Sanità Digitale della Regione Lombardia: «Presentateci progetti di ricerca interessanti, che apportino miglioramenti concreti per i pazienti e come Regione ci faremo promotori dell’utilizzo dei dati sanitari».

Il Regolamento sullo spazio europeo dei dati sanitari sarà pubblicato a febbraio in Gazzetta Ufficiale

Fidelia Cascini, esperta di sanità digitale e consulente del ministero della Salute, ha invece parlato dello “spazio europeo per i dati sanitari”, contenuto in un Regolamento europeo che sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale a febbraio 2025 («poi ci vorranno due anni per l’adeguamento»).

«Permetterà a qualsiasi cittadino di un paese europeo di andare in un altro paese europeo e ricevere cure attraverso lo scambio di ricette elettroniche, di lettere di dimissione, di imaging diagnostico, referti di laboratorio: tutti dati considerati fondamentali per la conoscenza della storia clinica del paziente».

Ma la più grande rivoluzione che questo regolamento porta nei nostri sistemi sarà l’uso secondario dei dati – aggiunge Cascini – perché abbatte l’obbligo del consenso informato. Al suo interno sono infatti elencate una serie di finalità riconosciute di pubblico interesse, tra cui attività di ricerca scientifica, di programmazione e di addestramento delle tecnologie. Ma anche qui c’è un “ma”: se da una parte tutti i paesi saranno obbligati a consentire l’uso secondario dati sanitari, dall’altra potranno decidere per quali categorie di dati e per quali finalità rendere possibile il diritto di rifiuto da parte del paziente (opt out).

Terapie digitali: la proposta di legge è in discussione alla Camera

Ma un’altra legge è in arrivo ed è quella sulle terapie digitali: la proposta di legge, in discussione alla Camera, è dell’onorevole Simona Loizzo, medico, a capo dell’Intergruppo parlamentare Sanità digitale e DTx. Nell’articolo 1 se ne dà una definizione: si tratta de “gli interventi terapeutici mediati da software, progettati per prevenire, gestire o trattare un disturbo o una malattia, modificando il comportamento del paziente al fine di migliorarne gli esiti clinici”.

«In Europa siamo indietro sulle terapie digitali: la Germania (che ha iniziato moltissimi anni fa) e Francia (che ha iniziato dopo ma ha recuperato) sono molto più avanti di noi. Ma siamo ancora in tempo per essere dei front runner» ha dichiarato. Oltre a definirne i caratteri, la proposta di legge descrive l’iter per la rimborsabilità, senza il quale tale tipologia di terapia non è in grado di decollare.

Keypoints

  • Il 4 dicembre presso il MIND si è tenuto l’evento dell’evento “Sanità digitale: quale futuro?” che ha affrontato temi quali il fascicolo sanitario elettronico, l’uso primario e secondario dei dati sanitari, lo spazio europeo per i dati sanitari, le terapie digitali
  • Nella sua versione 2.0, il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) si è trasformato da semplice archivio di documenti a strumento operativo non più rivolto alle istituzioni ma ai pazienti. Ma ancora tanti sono i problemi
  • Tra i problemi, quello dell’alfabetizzazione di operatori e cittadini e quello della messa a disposizione dei dati non solo per usi assistenziali (il cosiddetto uso primario), ma anche per progetti di ricerca, innovazioni, medicina personalizzata e predittiva e per uso extra regionale (uso secondario)
  • Il Regolamento europeo sullo spazio europeo per i dati sanitari sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale a febbraio 2025: Permetterà a qualsiasi cittadino di un paese europeo di andare in un altro paese europeo e ricevere cure attraverso lo scambio di ricette elettroniche, di lettere di dimissione, di imaging diagnostico, referti di laboratorio
  • La proposta di legge sulle terapie digitali è in discussione alla Camera: oltre a definirne i caratteri, descrive l’iter per la rimborsabilità, senza il quale tale tipologia di terapia non è in grado di decollare

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