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Innovazione, collaborazione e governance. Sono le tre parole chiave che hanno segnato la nascita del gruppo di lavoro che unisce la Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (SIAARTI), l’Associazione italiana ingegneri clinici (AIIC) e la Società italiana di Health Technology Assessment (SIHTA). Una Commissione d’interfaccia, un «tavolo tecnico intersocietario e interdisciplinare», che ha lo scopo di integrare competenze cliniche, ingegneristiche e di valutazione delle tecnologie sanitarie per favorire uno sviluppo coordinato e responsabile delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale nei contesti della medicina perioperatoria, della terapia intensiva e della rianimazione.
A guidare questo processo è Elena Bignami, presidente della SIAARTI e professoressa ordinaria di anestesia e terapia intensiva all’Università di Parma. L’abbiamo intervistata per comprendere le motivazioni, gli obiettivi e la visione di lungo periodo di questo nuovo gruppo di lavoro.
Professoressa, come nasce l’idea della Commissione congiunta SIAARTI-AIIC-SIHTA?
«Nasce dall’esigenza della SIAARTI di fare uso di nuove tecnologie – intelligenza artificiale, wearable devices, telemedicina, metaverso, realtà aumentata, virtuale – in modo strutturato e concreto. Volevamo evitare che ogni singolo anestesista o ospedale si dotasse di una propria “ricetta da cucina”. Per questo abbiamo contattato l’ingegner Umberto Nocco dell’Associazione italiana ingegneri clinici e l’ingegner Giandomenico Nollo della Società italiana di Health Technology Assessment, per unire le competenze e fare le cose nei modi migliori».
Qual è l’urgenza che avete avvertito nell’avviare questa iniziativa?
«L’introduzione di nuove tecnologie è sicuramente un grande beneficio, ma apparentemente aumenta i costi. Qui entra in gioco l’HTA, che ci aiuta a far comprendere – anche alle direzioni sanitarie – che non si tratta di costi, ma di investimenti. Noi clinici vogliamo fare gli ‘esperti di dominio’, ma per quanto riguarda gli strumenti, ci serve il supporto di chi li conosce davvero».
Quali criteri hanno guidato SIAARTI nella scelta di coinvolgere AIICC e SIHTA nella costituzione della Commissione?
«L’esigenza parte da noi, che in qualità di anestesisti siamo un po’ più indietro rispetto ad altri colleghi, per esempio i radiologi, che già lavorano con immagini digitali. Noi invece partiamo da parole: l’anamnesi, la visita al paziente, il ricovero e la dimissione. Abbiamo bisogno di strumenti nuovi. AIIC ci aiuta a valutarli e integrarli, mentre SIHTA ci supporta nel far capire alle direzioni come inserire tutto questo nel budget».
Qual è la funzione operativa della Commissione?
«L’executive board della Commissione si riunirà mensilmente, a partire da questo mese. Per SIAARTI, ci saranno anche Valentina Bellini e Maurizio Cecconi. Vogliamo essere interlocutori autorevoli per il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità, per definire protocolli, linee guida e “le regole del gioco”. Evitare da un lato che il singolo faccia quello che vuole, dall’altro che si ricorra a strumenti come Chat GPT Health rischiando di diffondere dati privati. L’obiettivo è creare un contorno pubblico e condiviso su come usare queste tecnologie».
Un esempio concreto?
«In questo momento ci sono molti device per il monitoraggio dei parametri vitali in sala operatoria. Ognuno sceglie quello che vuole. A noi piacerebbe invece proporre buone pratiche cliniche e linee guida che definiscano quale device usare, su quale paziente, in quale momento e in quale ambiente».
State già lavorando su progetti specifici?
«Abbiamo già pubblicato un white paper sulla telemedicina e la visita preoperatoria. Lì descriviamo come gestire il monitor, l’interfaccia col paziente, il consenso informato e la registrazione delle visite secondo la normativa vigente. Un altro tema su cui stiamo lavorando è la green anestesia, la green IA: tutto questo potenzialmente aumenta il consumo energetico, quindi serve una valutazione di impatto. Farlo tutti insieme ci aiuta a capire come introdurre le tecnologie gradualmente o totalmente nelle strutture ospedaliere».


