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Potenziare le competenze cliniche attraverso metodologie didattiche innovative basate sulla simulazione e colmare il divario territoriale nell’accesso alle tecnologie sanitarie d’avanguardia. Con l’inaugurazione del nuovo Centro di simulazione avanzata (SiMed), l’Università di Palermo ha dato il via a «un progetto d’eccellenza destinato alla formazione del personale medico e infermieristico», caratterizzandosi come un hub strategico per tutto il Mezzogiorno.
Attraverso scenari realistici e ripetibili, gli studenti e le studentesse possono acquisire manualità e capacità decisionali con un impatto diretto pari a zero sul paziente reale, riducendo cioè drasticamente il rischio clinico.
Un’architettura per l’esperienza pratica
Il Centro SiMed non è semplicemente un’aula multimediale, ma un’infrastruttura complessa che si articola in due sale di simulazione in cui l’ambiente riproduce l’ambiente clinico o lavorativo reale, tre skill room e un’aula di realtà virtuale equipaggiata con visori immersivi.
Il valore di questo investimento lo sottolinea il professore Marcello Ciaccio, presidente della Scuola di medicina e chirurgia dell’ateneo palermitano, che ha assunto la guida scientifica del Centro: «abbiamo immaginato un luogo in cui la formazione non fosse soltanto teorica, ma profondamente esperienziale. Un ambiente in cui confrontarsi con la complessità della pratica clinica in assoluta sicurezza».
Pazienti sintetici per imparare senza rischi
Il cuore della struttura è rappresentato dai manichini ad alta fedeltà, simulatori che riproducono fedelmente l’organismo umano in ogni sua fase, dal neonato all’adulto. Questi “pazienti sintetici” sono in grado di manifestare funzioni fisiologiche e risposte agli stimoli estremamente realistiche.
Nelle skill room, è possibile esercitarsi su manovre di base come prelievi venosi, cateterismi o rianimazione cardiopolmonare. Tuttavia, è nelle sale di simulazione avanzata che la tecnologia mostra tutto il suo potenziale. Qui è possibile affrontare scenari complessi, come un parto fisiologico o patologico, gestendo complicanze come emorragie intrauterine o lacerazioni ostetriche su un simulatore femminile avanzato. «Si possono praticare tutte le attività, simulando patologie che vanno dal polipo al carcinoma», spiega Ciaccio, evidenziando come la simulazione permetta di esplorare non solo la fisiologia, ma l’intera gamma della patologia umana.
Ciaccio pone l’accento su un aspetto pedagogico fondamentale: la gestione dell’errore. In un contesto clinico reale, sbagliare un dosaggio o una manovra può avere conseguenze drammatiche: al SiMed, invece, l’errore diventa la base dell’apprendimento. «Dall’errore si impara perché, sapendo cosa non bisogna fare o dove è stato commesso l’errore nella simulazione diagnostica o terapeutica, non lo si ripete poi quando si interagisce con il paziente reale».
Chirurgia di precisione e feedback in tempo reale
Un’attenzione particolare è dedicata alla chirurgia mininvasiva. Il Centro dispone infatti di un simulatore laparoscopico dove i futuri chirurghi possono allenarsi su interventi addominali o toraco-polmonari. Secondo Ciaccio, questo tipo di addestramento è “totale”, poiché consente di visualizzare e gestire l’intero iter diagnostico-terapeutico, dall’anamnesi alla prescrizione degli esami, fino alla prognosi e alla terapia più adatta. Il sistema è in grado di segnalare in tempo reale i percorsi corretti e quelli errati, fornendo un feedback immediato fondamentale per lo specializzando.
Realtà virtuale e l’allenamento delle “soft skills” in corsia
L’integrazione della tecnologia immersiva rappresenta un ulteriore salto di qualità. L’aula di realtà virtuale permette di affrontare casi clinici ad alta intensità, difficilmente riproducibili nella routine quotidiana, allenando non solo la tecnica ma anche le soft skills: gestione dello stress, comunicazione e lavoro in team. «La didattica tradizionale rimane, chiaramente, ma non si possono fare sul paziente tutte quelle pratiche che possono farsi sui manichini, per via del rischio», osserva il direttore del Centro. La simulazione diventa quindi un’integrazione necessaria per completare in maniera più performante la formazione, permettendo di arrivare al letto del malato «preparati, consapevoli e competenti».
Un hub strategico per la sicurezza del sistema sanitario
Ma il valore strategico del nuovo Centro si estende oltre le mura dell’università, impattando direttamente sul sistema sanitario regionale, perché punto di riferimento anche per l’aggiornamento del personale medico già in attività. Come sottolineato dalla Direzione generale del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, investire nella simulazione significa investire direttamente nella sicurezza delle cure.
«Investire nella formazione significa investire nel futuro della medicina e soprattutto nella sicurezza dei pazienti», ribadisce Ciaccio, delineando una visione in cui la tecnologia è al servizio dell’umanizzazione e della qualità del servizio sanitario.
I centri in Italia
I centri di simulazione ad alta fedeltà rappresentano, infatti, una delle evoluzioni più significative nel campo della formazione professionale, della ricerca applicata e della gestione delle emergenze in sanità. Nell’ultimo mese, oltre al SIMed a Palermo, sono nati nuovi centri anche al Gaslini di Genova e all’Università Europea di Roma (Cesmat).
La Società italiana di simulazione in medicina (SIMMED) mappa oltre 48 centri affiliati, di cui 18 nell’ultimo biennio (dati al 2025).
«La distribuzione è a macchia di leopardo», precisa Marco de Luca, presidente SIMMED e responsabile del Centro di simulazione pediatrica (SIMMeyer) dell’IRCCS Meyer di Firenze. E non è omogenea: «il 50% si trova al Nord, 30% al Centro, 20% al Sud. Quindi con molto piacere accogliamo l’attivazione di nuovi centri, il cui numero aumenterà, anche considerando che la delibera 10 di Agenas conferisce valore specifico, in termini di crediti ECM, alla formazione attraverso la simulazione».
Una palestra sicura per la formazione continua
Ormai è sempre più chiaro, puntualizza, che «la formazione non può fermarsi al percorso universitario: è importante la formazione continua e qui la simulazione fa la differenza. Cambiano i protocolli, le linee guida, i materiali e gli strumenti con cui lavoriamo, e la simulazione è il modo migliore per continuare a formarsi lungo tutto il percorso professionale».
Una palestra sicura, dove testare nuove procedure prima di applicarle al paziente reale e confrontarsi con il rischio clinico, o per analizzare le criticità di una procedura e mettere in atto dei correttivi. «Al Meyer, abbiamo nove team di simulazione, per le simulazioni nei singoli reparti (neurologia, pronto soccorso, ecc). Non è da sottovalutare, inoltre, che un personale formato in maniera più realistica è meno stressato. La letteratura scientifica lo conferma: aumenta il benessere, perché più preparato alla gestione di un’emergenza. Per questo, per esempio, per far fronte alle criticità generate dal numero crescente di giovani pazienti neuropsichiatrici che arrivano in pronto soccorso, abbiamo creato un programma di simulazione dedicato alle urgenze neuropsichiatriche, in modo da far acquisire al personale più dimestichezza».
I primi centri di simulazione, racconta Marco de Luca, sono nati in Italia agli inizi degli anni 2000, «nei grandi ospedali, o legati a società scientifiche per la formazione di skill specifiche (per esempio per la formazione degli anestesisti), via via poi la formazione attraverso questa metodologia innovativa si è evoluta andando oltre le technical skill, per implementare la cultura della sicurezza, favorire il lavoro in team…» conclude, ricordando che all’interno della SIMMED sono attivi gruppi di studio che si occupano di simulazione e risk management e psicologia, «aspetti fondamentali per migliorare il sistema sanitario».


