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Sta facendo molto parlare di sé la terapia digitale tutta italiana concepita per trattare l’artrosi al ginocchio, realizzata con l’obiettivo clinico di ridurre il dolore e migliorare l’efficacia dei trattamenti farmacologici. Il progetto, chiamato con l’acronimo Sydidoa che sta per SYmptomatic DIgital Drugs for OsteoArthritis, rappresenta il primo esempio europeo di soluzione digitale per questa condizione, che peraltro è la principale causa di disabilità nel mondo occidentale. Grazie a software guidati dall’Intelligenza Artificiale, la soluzione fornisce un supporto continuo sia per il medico sia per il paziente: l’applicazione funziona mediante un sistema di riconoscimento video dei movimenti e rileva la loro correttezza, fornendo una sorta di bio-feedback. Ne abbiamo parlato con Andrea Bernetti, Professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa del corso di laurea MedTec dell’Università del Salento a Lecce, nonché principal investigator del progetto Sydidoa.
Andrea Bernetti, che impatto può avere Sydidoa sul sistema salute? E quali novità e prospettive porta con sé dal punto di vista scientifico e della sostenibilità di sistema?
Il progetto, fondato ovviamente sull’integrazione di tecnologia e medicina, promette un impatto significativo sul sistema sanitario. La telemedicina per i pazienti con artrosi al ginocchio offre una via più agevole ai servizi specialistici, mitigando le difficoltà di accesso fisico alle strutture sanitarie (come è emerso chiaramente con la pandemia di Covid-19). Il dispositivo medico, basato su un sistema di riconoscimento video per valutare e guidare gli esercizi di riabilitazione, potrebbe anche migliorare l’aderenza e l’efficacia dei trattamenti, riducendo la necessità di interventi più invasivi e migliorando lo stato di salute generale del paziente. Dal punto di vista scientifico, questo progetto rappresenta un’interessante convergenza scienza medica e digitalizzazione, aprendo nuove prospettive nella valutazione e nel trattamento delle patologie muscolo-scheletriche. L’approccio potrebbe anche contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario, riducendo i costi associati alle visite in ambulatorio e agli interventi chirurgici, oltre a migliorare la qualità della vita dei pazienti. Inoltre, l’uso della tecnologia per guidare la riabilitazione offre un’opportunità unica di monitorare da remoto il progresso del paziente e di personalizzare il trattamento in base alle sue esigenze specifiche, contribuendo così a ottimizzare le risorse e a coinvolgere attivamente il paziente.
Quali sono le sfide principali che l’Italia sta affrontando nel campo delle terapie digitali, e in che modo l’esperienza di Sydidoa può essere utile a dare nuovo impulso?
La necessità di superare barriere normative e autorizzative, insieme alla gestione dei costi e dei tempi necessari per ottenere l’approvazione regolamentare, sono oggettivamente degli ostacoli al progresso digitale della nostra sanità. Credo servirebbe anzitutto garantire un adeguato supporto tecnico e assistenza agli operatori e agli utenti, per permettere la penetrazione delle terapie digitali nella pratica clinica quotidiana. L’esperienza di Sydidoa, con la collaborazione di diverse istituzioni accademiche e il coinvolgimento diretto dei professionisti del settore, offre un modello utile per affrontare queste sfide. Oltre al gruppo che coordino, al progetto partecipano altre realtà importanti: l’Università Campus Bio-Medico di Roma con la Professoressa Federica Bressi, l’Università dell’Aquila con il Professor Raffaele La Russa, l’Università di Chieti con la Professoressa Teresa Paolucci. Attraverso un approccio interdisciplinare e una stretta vigilanza sulla conformità normativa e sulla sicurezza dei dati, si può sviluppare e implementare con successo soluzioni digitali innovative nel settore sanitario italiano, contribuendo così a migliorare l’accessibilità e l’efficacia delle terapie per le patologie muscolo-scheletriche come l’artrosi. L’Italia affronta anche la sfida di integrare le terapie digitali nel sistema sanitario nazionale in modo sostenibile ed efficace, considerando la complessità delle procedure autorizzative e la necessità di garantire una governance adeguata dei dati sanitari.
Com’è stata concepita la sinergia tra la terapia digitale e quelle tradizionali – farmacologiche incluse – all’interno del percorso di presa in carico del paziente?
Basata su un approccio olistico e integrato alla gestione dell’artrosi al ginocchio, l’applicazione segue rigorosamente le linee guida internazionali. Viene fornito al paziente un percorso terapeutico personalizzato che include educazione sulle abitudini di vita, gestione del peso e consigli specifici basati sul grado di artrosi e sulla sintomatologia individuale. Il software fornisce feedback durante gli esercizi terapeutici guidati, consentendo al paziente di integrare eventuali farmaci sintomatici in modo efficace. Inoltre, l’app facilita la comunicazione diretta con il medico per monitorare e affrontare tempestivamente variazioni della sintomatologia, mentre i follow-up regolari assicurano una revisione costante del protocollo terapeutico, garantendo un trattamento completo e personalizzato per ogni paziente.
Vista la mancanza di una catalogazione precisa per le terapie digitali in Italia, come verranno gestiti questi trattamenti innovativi in termini di inquadramento normativo e rimborsabilità?
In Italia, come ben sappiamo, la gestione delle terapie digitali innovative è attualmente in fase di discussione attraverso un tavolo tecnico dedicato alla sanità digitale e alle digital therapeutics. L’attenzione è rivolta soprattutto alla valutazione della panoramica dei device attualmente presenti nel nostro paese, con l’obiettivo di comprendere le necessità e le potenzialità di queste terapie. Si prevede che le proposte e i risultati di questo tavolo tecnico siano fondamentali per stabilire un quadro normativo e di rimborsabilità per le terapie digitali. Questo potrebbe includere eventuali audizioni per raccogliere osservazioni e garantire un processo partecipativo. L’obiettivo principale è di normare queste terapi,e in modo da assicurarne l’appropriatezza delle cure e, eventualmente, la loro inclusione nel sistema nazionale, allo scopo di garantire un’efficace gestione delle risorse e una riduzione dei costi nel lungo periodo.
Qual è lo stato attuale della terapia digitale in Italia e quali sono i prossimi passi fissati per il suo sviluppo? Avete previsto di raggiungere determinati traguardi entro quest’anno solare, o ci sono progetti di espansione nel futuro immediato?
L’obiettivo primario è acquisire ulteriore esperienza in questo settore e ampliare il campo di intervento, ideando trattamenti per diverse localizzazioni artrosiche e altre patologie, inclusi disturbi muscolo-scheletrici e neurologici. L’ideale sarebbe trasferire le conoscenze e le competenze acquisite a varie aree mediche, ma il principale vincolo è rappresentato dalle risorse disponibili. Il progetto attuale potrebbe beneficiare dei finanziamenti ottenuti attraverso il PRIN (Progetti di rilevante interesse nazionale, ndr) e si spera di partecipare ad altri bandi per acquisire ulteriori fondi e ampliare le progettualità. In sintesi, l’obiettivo è chiaro: sviluppare e implementare terapie digitali innovative, con uno sguardo al futuro e alla diversificazione delle applicazioni, pur operando all’interno dei limiti delle risorse disponibili.


