Diagnosi tumore alla mammella: la rivoluzione passa da AI e transizione digitale

Diagnosi tumore alla mammella: la rivoluzione passa da AI e transizione digitale

di Mario Catalano
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Mario Catalano

Perché ne stiamo parlando
Benché sia la neoplasia più frequente nelle donne, ancora oggi otto su cento non conoscono lo Screening Mammografico Organizzato. Digitale e AI sono fattori strategici per rimettere al centro la prevenzione e la diagnosi precoce in futuro. Una partita che può essere vinta solo se scienza, innovazione e politiche sanitarie giocano nella stessa squadra e per lo stesso fine.

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In Italia, il tumore alla mammella ha un triste primato nella mappa dei rischi oncologici: è la neoplasia più frequente nelle donne con 55.700 nuove diagnosi solo nel 2022. Lo screening per il cancro al seno è raccomandato e gratuito nel Belpaese solo per le donne tra i 50 e i 69 anni ogni due anni. Ma in futuro possono aprirsi importanti orizzonti. La transizione digitale e l’intelligenza artificiale possono dare un importante contributo nell’ottenere diagnosi sempre più efficienti, aumentando e migliorando la lettura degli esami strumentali, e l’adesione agli screening di migliaia di pazienti. Una svolta per cambiare radicalmente il futuro della salute e della sostenibilità economica dello Stivale. Questo è stato il tema centrale della tavola rotonda “Digital screening (tumore alla mammella): le competenze“, organizzata da Indicon e Vivenko, svoltasi ieri nell’ambito della Milano Digital Week. Presenti, tra gli altri: gli onorevoli Simona Loizzo e Ilenia Malavasi e il direttore generale Welfare della Regione Lombardia, Giovanni Pavesi.

Rosanna D’Antona (Europa Donna): «Tema dello screening centrale per noi, ma bisogna colmare una serie di lacune»

Si chiama Screening Mammografico Organizzato, abbreviato SMO, ha un ruolo fondamentale nella prevenzione secondaria e nella diagnosi precoce e riduce il rischio di mortalità per tumore al seno. L’8% delle donne non lo conosce, il 9% non effettua prevenzione secondaria e il 20% non viene convocata per lo SMO. Quest’ultimo è considerato lo strumento più efficace per favorire la prevenzione. I plus che definiscono la sua efficacia sono: la gratuità, la semplicità di accesso e il percorso strutturato. Risultano, invece, meno conosciuti gli aspetti legati all’expertise degli operatori e dei Centri, fattori che potrebbero rafforzare la fiducia nel Ssn (Servizio sanitario nazionale). Questa la fotografia scattata da IQVIA, provider globale di informazioni, tecnologie innovative e servizi di ricerca clinica, nello studio “Rilevazione sulla conoscenza dello Screening Mammografico Organizzato: le motivazioni dell’adesione o della non adesione”. Non solo. La prevenzione secondaria (tramite SMO o con accesso spontaneo), è effettuata dal 91% delle donne tra i 50 e i 69 anni. Otto su dieci hanno ricevuto la convocazione per lo Screening Mammografico Organizzato e chi viene convocato fa maggiormente prevenzione secondaria (il 95%) rispetto chi non viene convocato (75%) o chi non conosce lo SMO (68%). «Da sempre il tema dello screening è centrale per noi. Esso, infatti, rappresenta lo strumento più efficace per la diagnosi secondaria, tanto d’aver redatto un vero e proprio manifesto che sintetizza le esigenze delle donne e, allo stesso tempo, evidenzia alcune lacune da colmare», commenta Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna, il movimento che tutela i diritti alla prevenzione e alla cura del tumore al seno. Tre i punti cardine della campagna: aggiornamento e rimodulazione del messaggio e delle modalità di recapito dell’invito e dell’esito, in modo da incrementarne significativamente l’adesione; verificare sistematicamente la familiarità al primo accesso; uniformare lo screening dai 45 ai 74 anni in tutte le regioni.

Sergio Pillon (Associazione Italiana della Sanità Digitale e Telemedicina): «Al PDTA è ora di aggiungere un’altra D: il digitale»

Per Sergio Pillon, vicepresidente e responsabile delle relazioni istituzionali AiSDeT (Associazione Italiana della Sanità Digitale e Telemedicina), il concetto da seguire è “Think global at local” (agire localmente). Il percorso diagnostico terapeutico assistenziale sulla patologia è un documento obbligatorio: «Esistono anche documenti regionali, ma si devono produrre anche documenti locali – spiega – Tutto ciò garantisce il paziente, che seguirà il percorso corretto, e il clinico che subito sa a chi rivolgersi, considerando che in alcune aziende non ci sono determinate competenze e, in altre, sono esterne. Possiamo chiamarla la “Google map” di come una patologia può essere curata». Grazie ai fondi del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), l’Italia si doterà di una Piattaforma Nazionale per i servizi di Telemedicina. «Saranno introdotte televisite, teleconsulti, telemonitoraggi e teleassistenze: una straordinaria opportunità», sottolinea il medico. Lanciata la Piattaforma, bisognerà fare i conti con la formazione: «Non tutte le donne tra i cinquanta e settant’anni sono digitalmente preparate – precisa Pillon – Però, chiunque oggi ci manda un link, sappiamo aprirlo sul nostro smartphone. Per di più – aggiunge – la formazione dei pazienti sarà un obbligo in capo a Governo e Regioni». La Piattaforma di Telemedicina porterà alcuni benefici, tra cui: tempi più corti e liste di attesa più snelle. Un modus operandi che sta funzionando molto bene nell’Asl di Frosinone: «La scelta terapeutica prevede dei gruppi operativi multidisciplinari – spiega il medico – la riunione si tiene a cadenza settimanale, ed è previsto il collegamento online dove gli specialisti non possono partecipare in presenza. Questo si chiama teleconsulto. Nel nostro Gruppo Oncologico Multidisciplinare (GOM) non è presente lo psiconcologo. Lo accoglieremo con il teleconsulto». Pillon chiosa il suo intervento dicendo: «Al PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) è ora di aggiungere un’altra D (digitale). È un obbligo per le aziende sanitarie e per le regioni, e in questo percorso le associazioni dei pazienti possono dare un grande contributo».

Tecnologia dell’informazione: solo il 20% della spesa riguarda l’innovazione

«L’80% di spesa in information technology in sanità è relativa alla manutenzione, solo il 20% in innovazione. Con il PNRR si sta cercando di passare ad una suddivisione diversa, più incentrata sull’innovazione», commenta Enzo Chilelli, esperto di Digital Health, membro della task force nominata dal sottosegretario all’innovazione della Presidenza del Consiglio per la transizione digitale, che racconta come l’innovazione digitale e la digitalizzazione possano dare una grande spinta alla sanità italiana. Nei prossimi anni l’Intelligenza Artificiale sarà un’ottima alleata dei medici nell’identificazione e nella diagnosi di molte malattie grazie all’utilizzo e all’analisi delle immagini. Questo è uno degli ambiti di adozione che ha riscosso maggior successo negli ultimi dieci anni. «Ma ci sono dei limiti da superare che rendono oggi necessaria l’analisi in prima persona dei medici, per esempio in fatto di bias – sottolinea Chilelli – Ogni modello sviluppato, infatti, sottostà alla cosiddetta regola “garbage in, garbage out”: se il modello viene “allenato” con dati di scarsa qualità, il modello stesso risulterà tale. La maggior parte dei dati proviene, solitamente, da uno spaccato della popolazione non troppo rappresentativo. Per esempio – aggiunge – se i dati provengono da una popolazione principalmente caucasica, il modello non sarà ugualmente efficace nello stimare tumori al seno su persone di altre etnie». Nonostante la diffusione dell’Intelligenza artificiale, il ruolo del medico e la sua competenza rimangono al centro dell’intero ecosistema sanitario. Secondo Chilelli, le “macchine”, per quanto sofisticate siano, devono essere di ausilio per agevolarne il lavoro e per limitare la quantità di tempo impegnata in attività burocratiche che poco c’entrano con l’attività clinica a supporto del paziente. Le iniziative finora avviate per la sanità digitale si basano su strumenti e tecnologie molto diverse e circoscritte al supporto a singole attività di cura e assistenza. «Attraverso il PNRR occorre portarle “a sistema” con una governance centrale chiara ed esecutori pronti a recepire le giuste direttive», conclude l’esperto.

AI sempre strategica per trattamenti sempre più efficaci

Durante la mattinata, Annarita Fanizzi, primo ricercatore all’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, ha illustrato il progetto “Peerad – PrEdicting Endopredict score with Radiomics“. L’idea di base dello studio è che, prima di indirizzare le pazienti verso il test genomico, il medico possa usufruire dell’intelligenza artificiale per orientare le sue scelte terapeutiche. Questo sistema di supporto alle decisioni terapeutiche è uno strumento innovativo in grado di abbattere la spesa sanitaria senza compromettere il percorso di cura del paziente. Alla tavola rotonda erano presenti anche Fidelia Cascini, esperta del ministero della Salute e delegata dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale per i Working Party di Sanità Pubblica al Consiglio dell’Unione Europea sulla proposta di Regolamento dello Spazio Europeo dei Dati Sanitari, e Federico Villa, Associate Vice President Corporate Affairs & Patient Access.

Keypoints

  • L’8% delle donne non conosce lo SMO (Screening Mammografico Organizzato)
  • Occorre rimodulare il modo con cui si comunica lo screening e si monitorano gli esiti
  • E uniformare lo screening dai 45 ai 74 anni in tutte le regioni
  • Lo SMO è considerato dal 58% delle donne lo strumento più efficace per favorire la prevenzione.
  • Tecnologia dell’informazione: solo il 20% della spesa riguarda l’innovazione
  • L’AI sarà sempre più strategica nella diagnosi e nella scelta dei trattamenti

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