Quando innovazione fa rima con prevenzione

Quando innovazione fa rima con prevenzione

di Simona Regina
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Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
Un libro sotto l’albero: Cattiva prevenzione. I pericoli del consumismo sanitario di Roberta Villa (Chiarelettere, 2025). «È diffusa l’erronea idea che ripetere esami, fare check-up frequenti, assumere integratori alimentari e vitamine siano azioni importanti per la prevenzione delle malattie. Non è vero se consideriamo una serie di dati, ben descritti in questo libro» scrive Garattini nella prefazione.

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Roberta Villa propone una analisi critica su ciò che è vera prevenzione e il suo valore per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

Giornalista che da oltre 30 anni si occupa di salute, Villa smonta l’equivoco che sia “meglio un esame in più che uno in meno”. Ed evidenzia come questa visione, che definisce appunto cattiva prevenzione, non faccia bene al sistema sanitario pubblico, e neppure a noi.

La prevenzione primaria, pilastro della salute

L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche rendono la prevenzione primaria non solo un obiettivo, ma la necessaria «rivoluzione culturale» da promuovere per la sostenibilità del SSN: può contribuire a evitare il 60% delle malattie croniche.

Perché, come scrive nella prefazione il farmacologo Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, «non tutte le malattie piovono dal cielo», ma c’è lo zampino degli stili di vita e lì noi possiamo agire facendo scelte di vita sana. 

Una prevenzione (quasi) a costo zero, l’adesione ai cinque pilastri fondamentali per una vita in buona salute: alimentazione varia e moderata, attività fisica regolare, sonno adeguato, eliminazione di fumo e alcol. Questi interventi non solo riducono il rischio di ammalarsi, ma fanno risparmiare risorse da destinare alle patologie non evitabili. «Per ogni euro investito nella prevenzione “sana” – scrive Villa – se ne guadagnano molti di più in termini di produttività e riduzione dei costi per cure e riabilitazione». 

I costi nascosti del consumismo sanitario

Il libro fornisce una rigorosa analisi di come la ricerca indiscriminata della salute mini la sostenibilità del sistema e chiarisce perché l’idea che “fare di più non è sempre fare meglio” dovrebbe guidare le scelte individuali e collettive. Check-up non necessari, esami eseguiti “alla cieca”, test predittivi o screening non essenziali (come il dosaggio del PSA in assenza di fattori di rischio o i check-up annuali) sono “trappole” che portano alla sovradiagnosi (diagnosticare una condizione che non avrebbe mai causato problemi) e al sovratrattamento (cure inutili), che non solo danneggiano il singolo (ansia, rischi degli interventi), ma sottraggono risorse essenziali ai malati veri. Perché, come scrive Villa, l’eccesso di accertamenti inutili contribuisce ad allungare le liste di attesa e distorce l’allocazione delle risorse (umane, strumentali ed economiche).

Anche l’illusione che la medicina predittiva possa regalarci una vita lunga e in salute mina la sostenibilità del SSN. I test genetici – che quantificano la predisposizione a una malattia – sebbene rappresentino un’innovazione tecnologica straordinaria, se applicati indiscriminatamente e soprattutto quelli fai-da-te rappresentano un esempio di “cattiva prevenzione”. Se non esiste un trattamento efficace e sicuro, spiega l’autrice, conoscere la predisposizione a sviluppare una certa malattia rischia di imbrigliarci in una serie di accertamenti (costosi) che non migliorano la durata o la qualità della vita.

Altra cosa sono invece i test genetici utilizzati in modo rigoroso, all’interno di un percorso medico appropriato, come per esempio la ricerca delle mutazioni del gene BRCA in donne con una forte familiarità per i tumori al seno e all’ovaio.

Dare ascolto alla medicina basata sulle prove

Il messaggio chiave del libro? La necessità di basarsi sui principi dell’Evidence-Based Medicine per stabilire quali interventi siano davvero utili per cambiare l’aspettativa di vita, come gli screening oncologici previsti dai programmi nazionali. Uno su tutti? Lo screening per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina è l’esempio di come un test, efficace ed economico, possa salvare milioni di vite. 

Promuovere la sana prevenzione, secondo Villa, è fondamentale anche per non farsi abbindolare dall’illusione di poter “comprare la salute” e per non cedere alle lusinghe di chi promette “miracoli” e alle “raccomandazioni” della “pubblicità alle malattie” (disease mongering), che medicalizza disturbi banali o condizioni fisiologiche. 

Si fa buona prevenzione quando si offrono vaccini, trattamenti per smettere di fumare o controlli capaci di cambiare l’evoluzione di una malattia. Si fa cattiva prevenzione quando, sfruttando la legittima paura di ammalarsi e il comune desiderio di vivere bene, si propongono pratiche dubbie, inefficaci o addirittura pericolose. In merito ai farmacisti, per esempio, scrive Villa: «se vendono o, peggio, consigliano Oscillococcinum (prodotto omeopatico costituito al 100% da zucchero) per proteggere dalle infezioni respiratorie di stagione, secondo me tradiscono la loro professione e la fiducia dei clienti».

Ma l’obiettivo di una prevenzione sana richiede un impegno trasversale: «health in all policies, letteralmente “salute in tutte le politiche”, per ridurre l’esposizione a fattori che aumentano il rischio di malattia». E pensare all’impatto sulla salute di ogni scelta politica secondo il motto health in all policies, conclude Villa, significa bambine e bambini sani, anziani in forma, adulti senza malattie croniche.

Buona lettura!

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