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La finanza sostenibile continua a guadagnare spazio sul mercato dei capitali. Cassa Depositi e Prestiti ha collocato un Social Bond da 750 milioni di euro con scadenza a otto anni, raccogliendo richieste per oltre 4,6 miliardi di euro provenienti da più di 110 investitori, con una partecipazione internazionale superiore all’85% dell’allocazione finale.
I Social Bond di CDP sono emissioni ESG i cui proventi saranno destinati a finanziare in tutto o in parte, prestiti nuovi o esistenti, progetti, investimenti in equity o altri strumenti, iniziative con benefici sociali misurabili come definiti all’interno del “Green, Social and Sustainability Bond Framework”.
L’operazione si inserisce nella strategia ESG del Gruppo, che ritiene di poter svolgere un ruolo significativo nel sostenere una crescita più sostenibile, convogliando investimenti a impatto sociale verso piccole e medie imprese italiane, infrastrutture sociali, ricerca e filiere industriali strategiche.
Ne abbiamo parlato con Manuela Carra, responsabile Finance di Cassa Depositi e Prestiti, società per azioni controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze.
Qual è il ruolo nel nuovo Social Bond nella strategia ESG di CDP?
«Cassa Depositi e Prestiti fa riferimento al mercato dei capitali come leva strategica per attuare le priorità del Piano Strategico 2025-2027, integrando in modo strutturale i criteri ESG nelle scelte di funding. Il Piano ESG rappresenta la declinazione operativa delle priorità del Gruppo, traducendo gli obiettivi di sviluppo economico, sociale e territoriale in criteri di allocazione delle risorse e strumenti finanziari dedicati.
Il Social Bond 2026 si inserisce in questo percorso sostenibile come uno strumento di raccolta finalizzato a canalizzare risorse verso iniziative ad elevato impatto sociale. In linea con il Piano ESG, i proventi dell’emissione saranno utilizzati per sostenere finanziamenti riconducibili alle Eligible Social Categories previste dal nostro “Green, Social and Sustainability Bond Framework”, allineato ai Principles ICMA (al momento sono lo standard più usato per emettere “obbligazioni verdi”, ndr).
Questa operazione riflette la scelta di destinare circa l’80% delle risorse complessive di CDP a obiettivi di sviluppo sostenibile. Il Social Bond 2026, insieme alle ulteriori dodici emissioni ESG collocate sul mercato a partire dal 2017, per un valore complessivo di 8 miliardi di euro, rappresenta quindi una traduzione concreta degli obiettivi definiti da Cassa che consolida così il ruolo di emittente di riferimento nel mercato della finanza sostenibile».
Dove saranno destinati i fondi raccolti con questa emissione?
«I proventi del Social Bond 2026 saranno indirizzati a iniziative con impatto sociale misurabile, secondo i criteri definiti nel nostro Framework.
Tra i progetti finanziabili rientra, per esempio, il sostegno alle piccole e medie imprese italiane, con l’obiettivo di favorirne la crescita socioeconomica e rafforzarne la competitività. Particolare rilievo sarà dato alle piccole e medie imprese presenti in aree economicamente svantaggiate del Paese o che necessitano di supporto nello sviluppo e nel rafforzamento delle proprie iniziative ESG.
L’utilizzo delle risorse, in linea con il Framework, sarà accompagnato da un processo strutturato di rendicontazione: entro circa un anno dall’emissione pubblicheremo una reportistica di allocazione e d’impatto che consentirà agli investitori di verificare come tali proventi siano stati effettivamente allocati e quali risultati sociali siano stati generati, sulla base di KPI (Key Performance Indicator) chiari e coerenti con gli standard ICMA.
In un quadro in costante evoluzione sul fronte della sostenibilità, con la nuova emissione in formato social, CDP prosegue il proprio percorso ESG, consolidando il suo ruolo di riferimento nel mercato della finanza sostenibile e il suo impegno volto alla crescita dell’economica del Paese.
Cosa significa integrare i criteri ESG nelle decisioni finanziarie di CDP?
«L’integrazione dei fattori ESG costituisce un criterio strutturale di indirizzo del business e delle decisioni finanziarie quotidiane. Questo approccio si traduce nell’inclusione sistematica delle variabili ambientali, sociali e di governance nei processi di valutazione, selezione e monitoraggio delle operazioni, affiancando l’analisi economico-finanziaria tradizionale.
Le metriche ESG e gli obiettivi di sostenibilità sono inoltre integrati nei processi di gestione del rischio e di monitoraggio del portafoglio, consentendo una valutazione più completa del profilo rischio-rendimento nel medio-lungo periodo.
Nelle decisioni finanziarie quotidiane, indirizziamo investimenti e finanziamenti verso progetti e controparti coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e strutturiamo strumenti di raccolta sostenibile per allineare le strategie di raccolta alle finalità di sviluppo economico sociale come i Green, Social e Sustainability Bonds. Questo approccio ci permette di canalizzare capitali verso progetti con impatti misurabili, offrendo agli investitori al tempo stesso strumenti trasparenti, comparabili ed in linea con gli standard internazionali. L’integrazione ESG si traduce così in un modello di funding ritenuto coerente, stabile e orientato al lungo periodo».
Il Piano ESG 2025-2027 parla anche di rafforzamento delle filiere strategiche e produttive. Qual è il ruolo della finanza sostenibile nel supportarne lo sviluppo?
«Il Piano ESG individua nel rafforzamento delle filiere strategiche e produttive una leva chiave per la competitività di lungo periodo del Paese. In questo contesto, la finanza sostenibile rappresenta uno strumento abilitante fondamentale per la crescita in grado di convogliare capitali verso modelli produttivi coerenti con gli obiettivi di Cassa.

Più che privilegiare un singolo segmento, riteniamo che l’elemento fondamentale sia valorizzare l’integrazione tra molteplici settori favorendone le sinergie. In tale contesto, le emissioni ESG assumono un ruolo centrale, consentendo di finanziare investimenti e progetti diversi tra loro e con specifiche caratteristiche legate ad obiettivi ESG.

L’utilizzo di strumenti di mercato orientati alla sostenibilità, affiancati a soluzioni di finanziamento dedicate, permette non solo di mobilitare rilevanti risorse finanziarie, ma anche di promuovere trasparenza e misurabilità dell’impatto, favorendo gli investitori nelle loro scelte di investimento».
Nel vostro Piano industriale 2025–2027, si individua la “just transition” come una priorità strategica. In che modo questo obiettivo si riflette nella strategia di funding di CDP e nel ricorso alla finanza sostenibile?
«La just transition rappresenta una delle quattro priorità strategiche che orienta anche la strategia di funding di CDP per il triennio 2025-2027. La raccolta attraverso il mercato dei capitali non è solo funzionale al finanziamento della transizione climatica, ma mira a garantirne l’equità sociale e territoriale. In questo quadro, la finanza sostenibile diventa uno strumento chiave per accompagnare i cambiamenti strutturali dell’economia reale.
Il ricorso a strumenti quali i Green, Social e Sustainability Bonds consente a CDP di canalizzare risorse verso progetti con impatti ambientali e sociali misurabili coerenti con le priorità del Piano. Il Social Bond 2026 rappresenta quindi un esempio concreto di come la strategia di funding contribuisca a raggiungere gli obiettivi di coesione sociale e alla riduzione delle disuguaglianze.
Un elemento distintivo è l’attenzione alla trasparenza e alla rendicontazione degli impatti. Attraverso l’allineamento al Framework e alla pubblicazione della reportistica d’impatto e allocazione, CDP monitora l’utilizzo dei proventi e il contributo delle emissioni ESG agli obiettivi del Piano Industriale. Il Social Bond 2026 si inserisce in questo approccio e la raccolta obbligazionaria diventa quindi allineata non solo agli obiettivi strategici, ma anche ai relativi impatti ottenuti.
Qual è la visione di lungo periodo sul ruolo della finanza pubblica nella costruzione di un modello di sviluppo realmente ESG-driven?
«In un contesto europeo caratterizzato da sfide strutturali – demografia in calo, ritardi tecnologici, pressione energetica e dipendenza dall’estero per materie prime critiche – CDP intende promuovere un modello di sviluppo di lungo periodo fondato sui principi ESG, facendo leva sulla finanza pubblica e sulla finanza sostenibile.
Nel Piano industriale questo impegno si articola lungo quattro direttrici trasversali: rafforzamento della competitività del sistema produttivo e della Pubblica Amministrazione, coesione sociale e territoriale (con particolare attenzione al Mezzogiorno), sicurezza economica e autonomia strategica del Paese, e sostegno alla transizione verde e “giusta” (c.d. “just transition”) attraverso investimenti in energia, economia circolare e adattamento climatico.
La visione di lungo periodo è quella di una finanza pubblica capace di agire come catalizzatore di sviluppo sostenibile, in grado di orientare capitali, competenze e progettualità verso obiettivi di interesse generale. Non si tratta di sostituirsi al mercato, ma di accompagnarlo, riducendo i rischi, colmando i gap e favorendo l’attivazione di investimenti privati.
Operare su più livelli dell’ecosistema permette di adottare un approccio trasversale, in grado di affrontare le sfide ESG in modo coordinato. Un modello realmente orientato alla sostenibilità richiede allineamento strategico e prospettiva di lungo periodo ma anche solidi strumenti di misurazione dell’impatto».


