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Arriva in Europa il farmaco che cura la depressione post-partum (PPD), un disturbo che colpisce il 16-18% delle donne dopo il parto globalmente. La Commissione Europea ha infatti concesso l’autorizzazione alla commercializzazione nell’Ue di Zurzuvae, un’innovazione nel trattamento della PPD, finora priva di terapie mirate e per la quale gli antidepressivi tradizionali risultavano spesso insufficienti e lenti nell’efficacia. Zurzuvae contiene zuranolone, uno steroide neuroattivo che potenzia l’attività del neurotrasmettitore GABA, noto per avere effetti antidepressivi attraverso l’incremento dell’inibizione GABAergica.
La riduzione dei sintomi depressivi correlati alla PPD si evidenzia già dopo due settimane di trattamento, come dimostrato da uno studio multicentrico, randomizzato, controllato con placebo, che ha rilevato miglioramenti significativi nella scala Hamilton per la valutazione della depressione (HAMD-17). Il farmaco è venduto sotto forma di capsule e deve essere prescritto da medico.
Entità del fenomeno della depressione perinatale: una madre su quattro ne soffre in Italia
La depressione è una delle complicanze più frequenti nelle donne durante il periodo perinatale, che va dalla gravidanza fino al primo anno dopo il parto. A livello globale, le revisioni sistematiche indicano una prevalenza di disturbi depressivi compresa tra il 15-20% nel periodo prenatale e il 16-18% nel post-partum, con percentuali più elevate nei paesi a basso e medio reddito. In Italia, gli studi mostrano dati variabili a seconda del periodo di valutazione e degli strumenti diagnostici utilizzati, anche se non esiste molta letteratura a riguardo.
Un contributo alla comprensione del fenomeno in Italia arriva dalla review sistematica condotta da Camoni e colleghi nel 2023 (Systematic Review and Meta-Analysis Epidemiology of Perinatal Depression in Italy), che ha raccolto e analizzato 801 studi sul tema (solo 17 lavori sono stati giudicati di buona qualità metodologica e inclusi nella valutazione finale). I risultati mostrano che il rischio di depressione nel periodo antepartum riguarda circa il 20% delle donne, mentre nel post partum le stime variano sensibilmente: più di una madre su quattro risulta a rischio quando si utilizzano criteri diagnostici meno restrittivi per considerare il test indicativo di rischio di depressione, mentre la prevalenza scende a circa una su dieci con soglie più elevate.
La review sottolinea inoltre l’esistenza di una forte eterogeneità territoriale: la maggior parte degli studi è stata condotta in ospedali del Nord e del Centro Italia, mentre il Sud è scarsamente rappresentato. Questa disomogeneità, si menziona nello studio, unita alla variabilità degli strumenti e dei momenti di screening, rende difficile avere un quadro uniforme, mette in evidenza l’urgenza di protocolli standardizzati e di un monitoraggio sistematico su tutto il territorio nazionale.
Dalla forma transitoria alla depressione maggiore che può portare a pensieri di morte
Secondo la Fondazione Onda, l’Osservatorio Nazionale sulla salute delle donne e sulla medicina di genere, solo il 49% delle donne con sintomi depressivi ricorre a un intervento medico. Nel post-partum, fino al 70-80% delle madri manifesta nei primi giorni la cosiddetta “baby blues”, una forma lieve e transitoria di malinconia correlata alla brusca variazione ormonale, che scompare spontaneamente in circa dieci giorni, ma nel 20% dei casi può evolvere in una vera depressione maggiore, con sintomi più gravi e duraturi (almeno due settimane), tra cui umore depresso, perdita di interesse, disturbi del sonno e dell’appetito, senso di colpa e, in casi estremi, pensieri di morte.
L’insorgenza tipica è nelle tre-quattro settimane dopo il parto, con un peggioramento nel tempo. Tra i fattori di rischio principali ci sono il “maternity blues”, una precedente depressione, la storia familiare psichiatrica, gravidanze non pianificate, difficoltà nella relazione con il partner, eventi stressanti e scarso supporto sociale.
Maggiore sensibilità sul tema: a giugno aggiornate le Linee Guida sulla gravidanza fisiologica
Grazie alla conoscenza più approfondita della diffusione della depressione post-partum e una sensibilità maggiore nei suoi confronti, nel giugno 2025 in Italia sono state aggiornate le Linee Guida italiane sulla gravidanza fisiologica includendo nuove raccomandazioni per la valutazione e il trattamento di depressione e ansia in gravidanza e fino a un anno dopo il parto. Il documento sottolinea come la sintomatologia depressiva in gravidanza abbia caratteristiche simili a quelle della popolazione generale e persista almeno due settimane con impatto clinico significativo.
Viene raccomandato lo screening sistematico mediante la somministrazione periodica di due quesiti, chiamati domande di Whooley, durante ogni bilancio di salute materno e fino a un anno postpartum. Sono inoltre indicati gli esiti avversi associati alla depressione, tra cui il rischio di parto pretermine e la compromissione dello sviluppo emotivo del neonato. L’aggiornamento promuove anche l’attivazione di reti assistenziali integrate per diagnosi e trattamento precoce di depressione e ansia, coinvolgendo servizi di salute mentale, assistenza sociale e agenzie territoriali.
L’arrivo di zuranolone segna un cambio di passo nella gestione della depressione post partum. Secondo la Commissione europea, la sua efficacia rapida e specifica rispetto agli antidepressivi tradizionali offre una nuova speranza alle donne colpite da questa condizione, grazie alla capacità di ridurre i sintomi in tempi brevi e di migliorare la qualità della vita di madri e figli.


