|
Getting your Trinity Audio player ready... |
Invenzioni, brevetti, startup: le donne sono ancora una minoranza tra gli inventori e tra chi fonda startup che depositano brevetti. Lo rileva un nuovo studio dell’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) sulle discipline STEM e l’innovazione tecnologica, pubblicato in vista della Giornata internazionale della donna: Advancing women in STEM. A data-driven assessment of the gender gap across Europe’s innovation ecosystem.
Lo studio conferma che il divario di genere caratterizza ogni fase della carriera, con dispersione dei talenti e del potenziale di innovazione della popolazione femminile nel passaggio dall’accademia al mercato del lavoro. Nonostante infatti i dati dimostrino che le donne producono lavori scientifici che toccano la “frontiera tecnologica” tanto quanto gli uomini, hanno la metà delle probabilità di trasformarli in brevetti e in Europa la quota di inventrici continua a essere molto bassa, anche se lentamente sta crescendo: è passata dal 13% del 2019 al 13,8% del 2022.
Meglio nel settore delle scienze della vita
Nel settore delle scienze della vita la partecipazione delle donne è superiore alla media. Farmaceutica e biotecnologie guidano la classifica con percentuali di inventrici rispettivamente del 34,9 per cento e del 34,2 per cento. Anche la chimica alimentare mostra una presenza rilevante, attestandosi al 32,3 per cento.
Questi numeri contrastano con gli ambiti dell’ingegneria e delle comunicazioni, dove la presenza femminile scende sotto il 6 per cento. Le università e le organizzazioni pubbliche di ricerca registrano la quota più alta di inventrici, pari al 24,4 per cento, superando nettamente le piccole e medie imprese e i singoli richiedenti.
Le criticità nel mondo delle startup
Nel settore delle startup che depositano brevetti la disparità resta marcata: solo il 13,5% delle imprese include almeno una fondatrice.

Esistono differenze geografiche significative: Spagna, Portogallo e Irlanda mostrano i tassi di partecipazione più alti, mentre Germania, Paesi Bassi e Austria registrano i valori più bassi. Un problema strutturale riguarda la crescita delle aziende: sebbene le nuove startup siano più diversificate rispetto a quelle fondate venti anni fa (con una quota di fondatrici del 14 per cento contro il 5,9), la rappresentanza femminile diminuisce drasticamente nei round di finanziamento più avanzati (si passa dal 12,9% alla fondazione, al 6,1% nelle fasi di crescita avanzata fino al 5,8% alle acquisizioni). Questo indica che le imprese co-fondate da donne incontrano maggiori ostacoli nel passaggio alla scala industriale.

E l’Italia?
Con il 12,5 per cento di startup fondate da donne, il nostro paese si colloca al quarto posto in Europa. Inoltre, la quota di inventrici (Women Inventor Rate) è passata dal 13,8% nel periodo 2013-2017 al 14,7% nel quinquennio 2018-2022. Questo dato ci posiziona al di sopra della media europea (che è del 13,8%). Inoltre, abbiamo un “WIR gap” positivo (1,4%), il che significa che la partecipazione femminile è superiore a quanto ci si aspetterebbe basandosi solo sulla specializzazione tecnologica del Paese.

A livello territoriale Milano è inserita tra i primi 30 cluster di innovazione in Europa per numero di brevetti: un motore trainante che combina un’altissima produttività tecnologica con una capacità di integrazione delle donne nei processi inventivi. In particolare, l’Università di Milano viene segnalata tra le prime 20 istituzioni europee per attività brevettuale dei propri dottori di ricerca nel settore delle biotecnologie e della farmaceutica. Tuttavia, la vera sorpresa arriva da alcuni distretti che stanno crescendo: Fermo viene citata come una delle aree con la crescita più alta della partecipazione femminile nel settore dei brevetti in Europa, con valori che superano nettamente la media nazionale. E tra i cluster più dinamici viene menzionata anche l’area di Monza e Brianza. Come Fermo, quest’area fa parte dei trenta poli tecnologici che hanno registrato i tassi di crescita più rapidi nell’attività brevettuale, mostrando una tendenza positiva nell’integrazione delle donne all’interno dei processi inventivi.

Ma analizzando le tesi di laurea, è evidente quanta dispersione di talenti caratterizzi anche l’ecosistema dell’innovazione italiano: lo studio ha esaminato oltre 85mila tesi di dottorato, rilevando che, sebbene le ricercatrici producano scienza di alta qualità, il divario di genere tende ad allargarsi significativamente dopo il dottorato (passando da un gap di 13,2 a 15,9 punti percentuali).
La dispersione dei talenti e le barriere strutturali
Non solo in Italia lo studio dell’European Patent Office evidenzia il fenomeno della dispersione dei talenti soprattutto dopo il conseguimento del dottorato. Molte ricercatrici non arrivano a brevettare o commercializzare le proprie invenzioni a causa – evidenzia EPO – di fattori sociali, istituzionali ed economici che condizionano le opportunità di carriera: barriere esterne che limitano l’accesso al mercato. Le donne, per esempio, sono sempre più presenti all’interno di team di inventori, ma hanno molta meno probabilità di essere indicate come inventrici individuali.

Proposte per promuovere l’inclusione
Per sbloccare il potenziale innovativo europeo è necessario agire sulla creazione di ecosistemi più inclusivi. Come evidenzia infatti il presidente dell’EPO, António Campinos, l’Europa non può che trarre un vantaggio competitivo dal potenziamento della partecipazione delle donne nei processi innovativi: «la diversità è un elemento fondamentale per generare innovazioni breakthrough» dice.
Ridurre quindi il divario di genere nel sistema dell’innovazione non è solo una questione di equità, ma un imperativo strategico per la competitività e la crescita dell’Europa. L’EPO evidenzia quindi l’importanza di identificare i punti critici della cosiddetta “leaky pipeline”, la perdita cioè di talenti femminili lungo il percorso dall’università al brevettazione, per progettare interventi politici più efficaci e mirati.
Un esempio di intervento concreto è rappresentato dalle politiche di reclutamento attuate dall’Ufficio Europei dei Brevetti che, nel Piano Strategico 2028, indica l’obiettivo di raggiungere la quota del quaranta per cento del personale femminile nell’organico dell’ufficio. Anche l’aumento della quota di donne nelle professioni di consulenza brevettuale, che oggi raggiunge il 29,2 per cento, può contribuire infatti a rendere il sistema dell’innovazione più equilibrato. Per questo l‘EPO suggerisce di incoraggiare attivamente le donne a intraprendere carriere come esaminatrici o consulenti in proprietà intellettuale: iniziative come il Candidate Support Programme mirano proprio a colmare il divario di genere in questo ambito.
Importanti anche i programmi di mentoring per supportare le donne in ruoli di leadership, e attraverso l’European Inventor Award e il Young Inventors Prize EPO dà visibilità a storie di successo di inventrici per ispirare le più giovani.



