Donne e innovazione: quando il pregiudizio può deviare la storia

Donne e innovazione: quando il pregiudizio può deviare la storia

di Maria Mezzetti
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Maria Mezzetti

Perché ne stiamo parlando
I ruoli di genere hanno influenzato l’innovazione e il modo in cui si sono affermate le invenzioni nel corso della storia. “Da un’indagine da noi condotta, gerarchia e mancanza di consapevolezza sono un ostacolo a una parità da cui tutti trarrebbero vantaggi, uomini compresi”, spiega l’avvocata Daniela Ampollini.

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In occasione della Mind Innovation Week si è tenuto l’incontro Women in patents: Dialogue around the role of women in innovation. Organizzato dallo Studio Legale Trevisan & Cuonzo e ospitato da Human Technopole, nel corso dell’evento si è affrontato il tema del rapporto donna – invenzioni nel corso dei secoli e di come l’esclusione o la sottovalutazione delle donne abbia rappresentato un rallentamento – se non un ostacolo – al miglioramento della qualità della vita di tutti.

INNLIFES ha chiesto l’opinione a Daniela Ampollini, avvocata specializzata nella proprietà intellettuale, nel contenzioso farmaceutico e life sciences, nel  regolatorio farmaceutico e nel diritto pubblicitario, e ad Elena Taverna, Group Leader del Centro di Ricerca per la Neurogenomica presso lo Human Technopole.

Molte le donne nel life sciences, pochissime nei brevetti

“C’è una bassa partecipazione di donne nei brevetti. Secondo uno studio pubblicato dall’Ufficio europeo dei brevetti nel 2022, in Europa solo il 13,2 % dei brevetti ha almeno una donna indicata come inventrice”, precisa Ampollini. “Ciò è ancora più stupefacente se si pensa che le donne che lavorano in ambito scientifico sono molte.

I brevetti sono un modo per misurare l’innovazione. Spesso infatti vengono studiati per capire dove sta andando la ricerca. Depositare un brevetto significa però disporre di una serie di competenze in un contesto culturale favorevole. La brevettazione è inoltre fondamentale per far sì che i fondi vengano attratti da un determinato progetto di ricerca. L’innovazione che parte da un processo di brevettazione fa sì che sia più probabile che entri nelle nostre vite, dati i meccanismi di mercato che s’innescano.

Da qui l’idea, l’anno scorso, di indire un sondaggio per raccogliere dei dati su cui riflettere, senza alcuna pretesa di essere uno studio statistico tipico di un centro di ricerca quale non siamo. Era in occasione della giornata mondiale dei brevetti, che ogni anno un tema: il 2023 era l’anno delle donne nell’Intellectual Property”.

Donne e innovazione: quando il pregiudizio può deviare la storia

I pregiudizi di genere hanno distorto la storia?

A fare da sfondo a queste riflessioni è il libro della giornalista e scrittrice svedese Katrine Kielos-Marçal, Mother of Invention: How Good Ideas Get Ignored in a World Built for Men, nel quale viene spiegato quanto il pregiudizio di genere abbia condizionato l’innovazione, la tecnologia e quindi la storia dell’umanità. Si pensi, ad esempio, al moderno trolley, valigia imprescindibile per ognuno di noi, uomo o donna. Anche se la ruota è stata inventata circa 5000 anni fa, e la valigia nel XIX secolo, si è dovuto attendere il 1970 perché qualcuno mettesse le ruote a una valigia. Come mai? Per Marçal, ciò deriva dal fatto i “veri uomini” erano tali solo se portavano le proprie borse, anche se pesanti. Le invenzioni associate alle donne non erano quindi considerate tecnologia allo stesso modo di quelle associate agli uomini. Il messaggio importante di Mother of Invention è che se si capovolgono i pregiudizi, il potenziale liberato sarebbe molto alto.

“In Germania? Contavano i risultati”

Elena Taverna ha lavorato dal 2006 al 2015 come ricercatrice post-dottorato al Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics di Dresda e dal 2016 al marzo 2021 ha lavorato come Senior Staff Scientist e Project Leader al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Liepzig. “Conta molto l’ambiente di lavoro. Se è dinamico, dove i risultati sono importanti, è più libero, aperto e competitivo. In Germania c’era più attenzione a ciò che le persone facevano realmente. Le donne che lavorano in ambito scientifico sono la maggioranza, ma la visibilità dipende dal modo di porsi. L’uomo tende ad esporsi con meno timori rispetto alla donna. Nel mio team di lavoro allo Human Technopole ci sono 6 persone, tutte donne”.

Donne e innovazione: quando il pregiudizio può deviare la storia

“La maggior parte degli studenti di biologia sono donne” . E poi?

“Il problema non è l’accesso ai laboratori”, spiega Taverna. “E’ semmai dopo il dottorato e il post doc. Si arriva a quel momento verso il 29-30 anni. E’ una momento della vita delicato, durante il quale ci si trova di fronte a dei bivi, a delle decisioni da prendere. L’ambiente nel quale si lavora conta moltissimo anche e soprattutto in questa fase”.

Keypoints

  • L’esclusione o la sottovalutazione delle donne ha rappresentato un rallentamento al miglioramento della qualità della vita di tutti
  • La partecipazione di donne nei brevetti è bassa
  • I brevetti sono un modo per misurare l’innovazione
  • Se nell’ambiente di lavoro prevale la gerarchia, il pregiudizio si sente di più

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