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Consapevolezza sulle tematiche ESG e normativa europea, Shneiwer (CDP): “I criteri di sostenibilità sono sempre più importanti”

Perché ne stiamo parlando
La ricerca “Eyes on a Sustainable Future” dimostra che la conoscenza dei cittadini sui temi ESG non è ancora completa. Elena Shneiwer di CDP ci parla di come rafforzare la consapevolezza sulle tematiche ESG, in un contesto di crescenti impatti delle nuove normative europee sulla sostenibilità.

Consapevolezza sulle tematiche ESG e normativa europea, Shneiwer (CDP): “I criteri di sostenibilità sono sempre più importanti”
Elena Shneiwer, Responsabile ESG Engagement e Patrimonio Artistico-Culturale, Cassa Depositi e Prestiti

La sostenibilità non è un concetto astratto, ma un veicolo concreto di crescita e innovazione. L’Unione Europea ha definito per la prima volta standard comuni per capire che cosa è sostenibile e che cosa non lo è, e inevitabilmente la normativa ha un effetto sugli investimenti delle imprese italiane.  Partendo dal commento della ricerca Eyes on a Sustainable Future – realizzata da BVA Doxa per analizzare il rapporto dei cittadini europei con le tematiche ESG – Elena Shneiwer, Responsabile ESG Engagement e Patrimonio Artistico-Culturale di Cassa Depositi e Prestiti, ci ha parlato in questa prima parte di intervista di come rafforzare la consapevolezza sulle tematiche ESG, dell’obiettivo dell’Unione Europea di definire standard comuni sul tema della sostenibilità e dell’impatto che la normativa ha sulle imprese italiane.

Dott.ssa Shneiwer, vorrei partire dalla ricerca “Eyes on a Sustainable Future”, che avete realizzato in cinque Paesi europei, dalla quale emergono risultati incerti sul livello di consapevolezza dei cittadini sui temi ESG. Che cosa sta facendo CDP per migliorare questo aspetto?

I dati che sono emersi dalla ricerca di Doxa restituiscono uno scenario fatto di luci e ombre. Da un lato la sostenibilità rappresenta un tema sempre più conosciuto, ed è anche percepita come una necessità da parte dei cittadini. Dall’altro però, nonostante il 77% degli europei abbia sentito parlare di ESG, grazie soprattutto all’attenzione crescente dei media, solo il 37% ne conosce il significato. Quindi c’è un grandissimo spazio per fare di più nell’ambito dell’educazione e dell’informazione. Dico una cosa abbastanza ovvia: la conoscenza più approfondita di questi temi cresce al decrescere dell’età, le nuove generazioni sono molto più informate. Quello che abbiamo fatto con il Piano strategico 2022-2024, l’ultimo, è stato mettere nella strategia di sostenibilità un pilastro dedicato all’ascolto e al dialogo con i nostri stakeholder, attraverso un coinvolgimento attivo per aumentare la consapevolezza sia delle tematiche degli ESG sia del ruolo che gli Istituti Nazionali di Promozione come il nostro hanno nel contribuire allo sviluppo sostenibile.

Quali azioni avete introdotto nel concreto?

Dal 2022 abbiamo iniziato un ciclo di consultazioni con tutto il mondo della società civile, oltre ad aver istituito un momento annuale di confronto che si chiama Forum Multistakeholder: il primo l’abbiamo dedicato proprio ai giovani, al ruolo che essi hanno per la sostenibilità. Inoltre, abbiamo ragionato con una logica di community. Nel 2023, ad esempio, abbiamo istituito una community che di fatto è un network tra tutte le maggiori realtà economiche italiane, dove facciamo best practing sharing, anche nell’ottica di un lavoro su possibili progettualità comuni.

Non vogliamo solo informare, ma affiancare concretamente le imprese in questa transizione. Un elemento chiave che c’è stato sollecitato dalla società civile è quello di avere chiarezza, semplicità e trasparenza delle informazioni. Per questo abbiamo da poco pubblicato all’interno del ciclo annuale di policy ESG una politica generale sullo stakeholder engagement. Siamo stati tra i primi a farla. Tradizionalmente, le grandi realtà hanno una politica di engagement rivolta principalmente a investitori e azionisti, ma noi l’abbiamo voluta attuare su tutte le categorie di stakeholder e per ciascuna di esse abbiamo identificato princìpi, obiettivi e strumenti che CDP applica nelle attività di ascolto e dialogo e in generale nella relazione con essi.

Anche perché sappiamo che l’Unione Europea è molto attenta al tema dello sviluppo sostenibile. A che punto siamo con la normativa in questo ambito?

Se c’è un tema su cui l’Europa guida al 100% è proprio la sostenibilità. Dal 2019 la Commissione Europea con il Green Deal ha segnato un passo di svolta, promuovendo un framework molto forte sul tema della finanza sostenibile, all’interno del quale ci sono, tra gli altri, due pilastri normativi. Il primo è la cosiddetta tassonomia europea, cioè la prima classificazione delle attività economiche che possono essere considerate sostenibili o, meglio, ecosostenibili. Ed è un elemento fondamentale perché di fatto è la prima volta che si cerca uno standard comune per dire che cosa è green e che cosa non lo è. Il secondo pilastro, che sicuramente ha un impatto dirompente anche sull’Italia, è la direttiva europea sul reporting non finanziario, meglio conosciuta come Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). L’impatto è dirompente perché, pensando solo al perimetro italiano, oggi abbiamo circa 200 imprese obbligate a dare disclosure delle loro informazioni non finanziarie, ma progressivamente si passerà a 4000.

Che cosa sta cambiando per le imprese?

Cambia in maniera radicale la quantità e la qualità degli indicatori non finanziari da rendicontare; in una frase, c’è una crescente attenzione agli indicatori di sostenibilità. Ancor prima di parlare di quali incentivi dare, il focus è molto spostato sulla trasparenza e la standardizzazione delle metriche. Se arriviamo a un consenso su che cos’è sostenibile o no, che poi è la scelta europea sulle metriche e sulle metodologie, la naturale conseguenza è che di fatto le informazioni di sostenibilità saranno uno degli elementi chiave prima di concedere un prestito, un incentivo. Anche dal lato del mercato, le agenzie di rating e le autorità di vigilanza ci valuteranno sempre di più sulla solidità e la trasparenza delle nostre metriche non finanziarie e, di riflesso, indirettamente anche le nostre controparti – penso soprattutto alle piccole medie imprese, ma anche la pubblica amministrazione – progressivamente saranno chiamate a dare evidenza dei propri indicatori di sostenibilità. Se succede questo, l’impatto principale e anche il nostro ruolo fondamentale sarà quello di accompagnarle nell’integrazione della sostenibilità nel business. Noi non vogliamo che la sostenibilità diventi per le imprese principalmente una normativa, un driver di costo. L’idea è che, invece, la sostenibilità sia un tema di crescita e innovazione.

Quale modello ha in mente CDP per raggiungere questo obiettivo?

Di fatto Cassa Depositi e Prestiti, come Istituto Nazionale di Promozione, fin dalla sua nascita, cioè da più di 170 anni, è sostenibile: ha un modello di business che è interessante perché intrinsecamente sostenibile, quasi circolare, con una gestione responsabile delle sue fonti di finanziamento, in quanto la circolarità ritorna con impatti positivi sul territorio, sostenendo le imprese, la pubblica amministrazione e le infrastrutture. Quindi di fatto noi siamo quasi nativamente sostenibili. Questo approccio è stato molto rafforzato col piano strategico 2022-2024. Da un lato Cassa ha identificato quattro sfide primarie: la crescita inclusiva, la digitalizzazione e l’innovazione, il sostegno a ripensare alle catene del valore, e il cambiamento climatico e la salvaguardia del territorio, a cui si ricollegano dieci campi di intervento prioritari. Questi dieci campi di intervento sono perfettamente allineati agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Quindi di fatto c’è un’operatività primaria, definita ex ante e valutata ex post, che è fortemente orientata alle dimensioni ESG.

Leggi qui la seconda parte dell’intervista a Elena Shneiwer di Cassa Depositi e Prestiti.

Keypoints

  • La ricerca “Eyes on a Sustainable Future” dimostra che la consapevolezza dei cittadini sui temi ESG non è ancora completa
  • Il 77% degli europei ha sentito parlare dei temi ESG, ma solo il 37% di essi ne conosce il significato
  • Per questo motivo CDP ha attivato una strategia di engagement degli stakeholder per affiancarli nella transizione verso lo sviluppo sostenibile
  • La normativa europea ha definito per la prima volta che cosa è sostenibile e che cosa non lo è, attraverso parametri di riferimento e metriche comuni
  • Grazie alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), un numero sempre maggiore di imprese è chiamato a rendicontare anche le informazioni non finanziarie
  • Con il piano strategico 2022-2024 CDP ha individuato quattro sfide primarie e dieci campi d’intervento allineati all’Agenda 2030, con l’obiettivo di favorire la transizione sostenibile del Paese

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