ESG Life Science Forum: Annamaria Tartaglia, la parità di genere è un pilastro dell’innovazione

ESG Life Science Forum: Annamaria Tartaglia, la parità di genere è un pilastro dell’innovazione

di Simona Regina
Immagine di Simona Regina

Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
Tartaglia, founder di Angels4Women, sottolinea l’importanza dell’inclusione della parità di genere nelle strategie di sostenibilità aziendale. Ne discuterà martedì 29 ottobre a Roma.

Getting your Trinity Audio player ready...

ESG: Environmental, Social, Governance. Oggi, integrare i principi ESG è alla base dei processi di trasformazione delle aziende. «Non è solo un impegno etico, ma un vero e proprio driver di competitività, in grado di generare resilienza, innovazione e valore duraturo in un mondo in costante evoluzione».

Ne è convinta Annamaria Tartaglia, CEO di TheBrandSitter, co-founder di Angels4Women e co-chair del Women7 Italia 2024. «Le imprese che riescono a declinare efficacemente i principi ESG, infatti, adottano nuovi paradigmi di business che non solo mirano alla crescita economica, ma incorporano anche la creazione di valore a lungo termine per tutti gli stakeholder». Modelli capaci di bilanciare l’innovazione con la tutela dell’ambiente, il benessere delle persone e una governance trasparente e inclusiva.

E a proposito di governance, il raggiungimento della parità di genere è un obiettivo imprescindibile. Tartaglia ne discuterà il 29 ottobre all’ESG Life Science Forum, a Roma: occasione di confronto tra attori diversi dell’ecosistema dell’innovazione nelle scienze della vita. «L’obiettivo comune è utilizzare l’integrazione dei principi ESG non solo come strumento di sostenibilità, ma anche come volano per creare una cultura aziendale più giusta, equa e, soprattutto, responsabile».

A proposito di equità, le imprese guidate da donne sono ancora una piccola minoranza e la strada da fare per una maggiore presenza di donne nei ruoli di governance è ancora lunga. Cosa fare per ridurre la disparità di genere?

«Ridurre la disparità di genere nelle posizioni apicali richiede un approccio strategico su più livelli, che coinvolga il settore privato e le istituzioni pubbliche.

In primo luogo, è essenziale promuovere un cambiamento culturale a livello aziendale e sociale e supportare attivamente l’accesso delle donne a ruoli di leadership. Questo può essere realizzato attraverso programmi di sensibilizzazione e formazione rivolti alle organizzazioni, con l’obiettivo di sradicare i pregiudizi inconsci e favorire una maggiore apertura alla diversità di genere nei processi decisionali. La cultura aziendale deve evolvere verso modelli più inclusivi.

In secondo luogo, è necessario incentivare l’adozione di politiche aziendali che promuovano la parità di genere. Le imprese possono implementare pratiche come la creazione di quote di genere nei CDA, l’introduzione di sistemi di mentoring e coaching per le donne, e la promozione di politiche di conciliazione tra vita lavorativa e privata.

Sul piano istituzionale, è fondamentale l’introduzione di normative che impongano standard di parità di genere, come la presenza obbligatoria di una percentuale minima di donne nei board aziendali. E a livello internazionale, gli organismi come il G7 possono giocare un ruolo cruciale nel promuovere la parità di genere attraverso l’adozione di politiche coordinate tra i paesi membri, la diffusione di best practice, e il monitoraggio dei progressi realizzati.

Per quanto riguarda l’implementazione di strategie concrete, è essenziale costruire un ecosistema che favorisca l’accesso al capitale per le imprenditrici. Le reti di business angels e venture capital orientate all’investimento in imprese femminili devono essere potenziate, promuovendo al contempo la formazione finanziaria delle donne imprenditrici. Iniziative come Angels4Women sono cruciali in questo senso, poiché permettono di creare un ambiente favorevole all’empowerment economico delle donne.
Lavorare su questi fronti contribuirà a costruire un futuro dove la leadership femminile sarà non solo auspicabile, ma parte integrante di una governance più forte, inclusiva e orientata ai risultati».

Quali buone pratiche ha già visto implementare, o ha personalmente introdotto, al fine di migliorare l’equità di genere nei board e nei processi decisionali aziendali?

«In qualità di co-fondatrice di Angels 4Women e co-chair del Women 7 per la Presidenza Italiana del G7 2024, ho avuto il privilegio di osservare e promuovere diverse pratiche che si sono dimostrate efficaci nel favorire una maggiore equità di genere nei board e nei processi decisionali aziendali. Politiche di reclutamento inclusivo e formazione dei talenti femminili; trasparenza nella rendicontazione; politiche di flessibilità lavorativa; commitment dei vertici aziendali; composizione dei board e quote di genere.

La definizione di metriche chiare e trasparenti sulle performance in termini di diversità e inclusione è cruciale per misurare i progressi e garantire che gli obiettivi siano perseguiti con coerenza. Per questo ho contribuito all’implementazione di sistemi di reportistica che monitorano la presenza femminile nei consigli di amministrazione e nei ruoli esecutivi, offrendo una visione chiara dei progressi e dei punti di miglioramento. Ho anche lavorato personalmente alla sensibilizzazione dei leader aziendali su questi temi, per far sì che si assumessero responsabilità dirette nella promozione della gender equity. Uno dei fattori chiave di successo è stato il coinvolgimento attivo e costante dei CEO e degli executive. Non basta infatti implementare le politiche: serve una sponsorship a livello di top management che ne promuova l’adozione e che dia l’esempio.

Tutte queste pratiche, se ben strutturate e integrate nella cultura aziendale, non solo favoriscono l’equità di genere, ma migliorano anche la governance complessiva, la diversificazione delle idee e la capacità di innovazione delle imprese».

La disparità di genere di fatto è figlia di stereotipi e pregiudizi culturali ancora fortemente radicati nella nostra società. Quali iniziative allora mettere in campo per eliminare quelle barriere culturali che ostacolano la carriera delle donne?

«Per contrastare le barriere culturali, ritengo essenziali due direttrici d’intervento: una mirata alla sensibilizzazione collettiva e l’altra focalizzata su misure sistemiche e strutturali.
Un elemento cruciale è l’implementazione di programmi educativi che promuovano una cultura della parità, fin dalla prima infanzia. Questo significa integrare nei curricula scolastici e universitari percorsi di formazione finalizzati a decostruire gli stereotipi di genere, incoraggiando la valorizzazione delle competenze, delle ambizioni e delle potenzialità individuali al di là delle aspettative culturali legate al genere. Parallelamente, occorre formare il management aziendale e i responsabili delle risorse umane su temi come la leadership femminile, i bias inconsci e l’inclusione, promuovendo un cambio di mentalità nelle strutture gerarchiche.

A livello organizzativo, è indispensabile promuovere politiche di mentoring e sponsorship per le donne in ambito professionale. Questi strumenti non solo favoriscono lo sviluppo delle competenze necessarie per accedere a ruoli di leadership, ma garantiscono anche visibilità e accesso a reti di potere, storicamente dominate da uomini. Inoltre, politiche di lavoro flessibile e misure di welfare aziendale che promuovano un più equo bilanciamento tra vita professionale e privata sono fondamentali per abbattere una delle principali barriere che limitano l’avanzamento di carriera femminile.

E per accelerare il cambiamento culturale, ritengo urgente la promozione di meccanismi di accountability all’interno delle imprese, legando i risultati sulla diversità di genere agli obiettivi di performance aziendale. L’introduzione di quote di genere temporanee nei Consigli di amministrazione o nei ruoli apicali è una misura necessaria per accelerare il cambiamento nelle strutture decisionali, rompendo l’invisibilità delle donne in tali contesti.

In ultimo, credo che sia fondamentale continuare a sensibilizzare la società attraverso campagne di comunicazione su larga scala, sostenute sia da istituzioni pubbliche che private, che mirino a sfidare le narrazioni tradizionali e a valorizzare esempi di successo femminile, dando così visibilità a modelli positivi di leadership femminile. Il cambiamento culturale richiede tempo, ma con iniziative integrate e una costante pressione sugli attori chiave, si può accelerare la transizione verso una società più equa e inclusiva».

Ogni giorno INNLIFES racconta attraverso le voci di tutti gli attori dell’ecosistema Life Science, che non può esserci cura senza ricerca e che non può esserci innovazione senza la valorizzazione di tutti i talenti. Lasciare ai margini le donne significa rallentare il progresso economico e sociale.

«Questa è una verità fondamentale nel contesto delle scienze della vita e dell’innovazione in generale: perché solo includendo il contributo di tutti i talenti, potremo costruire un futuro in cui il progresso scientifico e tecnologico vada di pari passo con un reale sviluppo sociale ed economico. Le evidenze mostrano chiaramente che team eterogenei – in termini di genere, esperienza e competenze – sono più innovativi e capaci di affrontare le sfide complesse del nostro tempo. E in un settore come quello delle scienze della vita, dove innovazione e ricerca sono i motori del progresso, è imperativo attingere al pieno potenziale del capitale umano. Escludere o sottovalutare il contributo delle donne non è solo un errore strategico, ma rappresenta quindi una perdita tangibile di opportunità e crescita».

Lei è infaticabile su questo fronte: sostiene le startup femminili ed è in prima linea nel promuovere il cambiamento. Dall’ESG Life Science Forum, qual è il messaggio che intende trasmettere ai leader aziendali e ai professionisti del settore sanitario in merito all’importanza di includere la parità di genere nelle strategie di sostenibilità aziendale?

«Partecipare all’ESG Life Science Forum rappresenta un’opportunità per evidenziare un aspetto cruciale spesso sottovalutato. In un contesto dove i principi ESG stanno ridefinendo il modo in cui le imprese affrontano la sostenibilità, la parità di genere non deve essere vista come una componente accessoria, ma come un pilastro centrale per promuovere una crescita inclusiva, innovativa e resiliente.
Il mio messaggio è chiaro. Numerosi studi dimostrano che le aziende che adottano politiche di inclusione e promozione della diversità di genere non solo migliorano la propria performance finanziaria, ma sono anche meglio attrezzate per affrontare le sfide globali.

Attraverso Angels4Women e il Women 7 del G7, ho potuto constatare come la promozione di modelli di leadership inclusiva e la valorizzazione delle competenze femminili siano fattori chiave per costruire un futuro aziendale di successo. La mia speranza è che eventi come questo stimolino un dialogo profondo e orientato all’azione, dove i leader del settore comprendano che investire sulla parità di genere non è solo una scelta di responsabilità sociale, ma una leva per costruire organizzazioni più etiche, efficienti e sostenibili».

E allora, per concludere, in che modo i principi ESG possono essere utilizzati come strumento per promuovere parità di genere e, in generale, una cultura aziendale più inclusiva?

«I principi ESG rappresentano oggi una chiave strategica per favorire una trasformazione culturale profonda.
Per promuovere la parità di genere, possono agire come leva su diversi livelli. In primo luogo, consentono di definire obiettivi chiari e misurabili, sia in termini di rappresentanza di genere all’interno delle governance aziendali, sia nelle dinamiche retributive, favorendo l’eliminazione del gender pay gap. Inoltre, l’integrazione di politiche ESG obbliga le aziende a rendicontare pubblicamente i progressi ottenuti, creando una pressione positiva per il raggiungimento di standard più elevati in materia di equità.

Ma l’impatto va oltre la sola parità di genere. L’adozione di pratiche ESG contribuisce alla costruzione di un ambiente di lavoro che valorizza la diversità in tutte le sue forme – di genere, etnia, orientamento sessuale e background socio economico – creando così una cultura aziendale più inclusiva. E questo approccio, come dicevo, non si limita a riflettere un’evoluzione etica, ma risponde anche a una necessità economica: le aziende più diversificate tendono a essere più innovative e resilienti, poiché attingono a un ampio spettro di esperienze e prospettive».

 

La partecipazione a ESG Life Science Forum è libera, previa registrazione qui.

Keypoints

  • L’adozione dei principi ESG guida la trasformazione aziendale
  • Le imprese che applicano i principi ESG bilanciano crescita economica e sostenibilità sociale
  • La parità di genere è cruciale per una governance inclusiva e lo sviluppo sostenibile
  • Promuovere l’accesso delle donne a ruoli di leadership rafforza la governance
  • Politiche aziendali inclusive, come mentoring e quote di genere, accelerano il cambiamento
  • Team diversificati, sia per genere che per esperienza, sono più innovativi e resilienti
  • Annamaria Tartaglia, founder di Angels4Women, martedì 29 ottobre illustrerà criticità e politiche necessarie per contrastare la disparità di genere nella governance aziendale
  • Angels4Women sostiene l’empowerment economico delle donne e l’imprenditoria femminile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato su tutte le novità