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Il ciclo di vita dei farmaci inizia dalla ricerca e sviluppo e si completa con la loro produzione e distribuzione ai fini del consumo umano e in ambito veterinario. Ma spesso questi componenti chimici si disperdono come rifiuti e gli effetti si manifestano sull’ambiente, in special modo sulla fauna marina. L’assorbimento di estrogeni da parte dei pesci palla, per esempio, ha causato in alcune aree la femminilizzazione della specie ittica. Uno studio condotto in India ha dimostrato che la causa della moria degli avvoltoi era l’insufficienza renale dovuta all’assunzione di farmaci antinfiammatori riversati nell’ambiente. Ma gli effetti si ripercuotono anche sulla natura umana, in primis l’antibiotico resistenza.
«Quello degli antibiotici è un problema emergente della nostra sanità, sia quando i medicinali sono utilizzati negli allevamenti, sia quando li assumiamo indirettamente attraverso l’alimentazione. Questi residui finiscono nel terreno, anche a causa di processi di smaltimento inadeguati, dove sono assorbiti da batteri che ne diventano così resistenti e possono contaminare l’uomo», ha spiegato Francesco Bortoluzzi, segretario nazionale Associazione Italiana Gastroenterologi e Endoscopisti Digestivi Ospedalieri (AIGO).
Ma quali sono i farmaci maggiormente presenti nell’ambiente?
L’analisi delle sostanze rilevate nelle acque superficiali e sotterranee mostra quali sono i prodotti farmaceutici più utilizzati tra gli individui. Tra i più comuni nel nostro Paese oltre agli antibiotici, ci sono quelli a base di metformina per la cura del diabete e gli antinfiammatori. Per le patologie legate alla gastroenterologia, il farmaco di maggior utilizzo è il cosiddetto inibitore di pompa o gastroprotettore.
Linee di condotta e soluzioni
«Quello che è importante sottolineare è che per la cura di alcune patologie esistono farmaci alternativi altrettanto efficaci e con un minor impatto ambientale. Sin dalla progettazione e produzione, istituzioni e aziende dovrebbero tenere in considerazione i rischi per l’ambiente. Spetta in una seconda fase ai medici aumentare l’appropriatezza delle prescrizioni e favorire un uso responsabile dei farmaci. Infine, la raccolta e lo smaltimento dei farmaci avanzati o scaduti è fondamentale nel garantirne il corretto recupero», ha aggiunto il dottor Bortoluzzi.
Negli appositi cassonetti che si trovano nelle farmacie per la raccolta dei farmaci scaduti si possono buttare sciroppi, pastiglie, pomate, flaconi con residui di medicinale, fiale e disinfettanti. Le compresse andrebbero estratte dai blister e questi dovrebbero essere differenziati nella raccolta della plastica, così come la confezione di carta e i bugiardini in quella della carta.
L’ordine dei medici di Venezia, in collaborazione con l’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE), ha sottoposto un paio d’anni fa ai propri iscritti un questionario sulle modalità di smaltimento dei farmaci: la grande maggioranza dei medici coinvolti riporta i medicinali in farmacia o consegna quelli scaduti all’ecocentro del proprio Comune; ma sono comunque spontaneamente dichiarati, nel 5% circa dei casi, comportamenti scorretti, come eliminare i farmaci nella spazzatura o nel lavandino. A testimoniare come anche gli stessi medici necessitino di continua sensibilizzazione al problema.


