Neurochirurgia oncologica: la Fondazione Asino supporta la formazione e la ricerca

di Tiziana Tripepi
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Tiziana Tripepi

I percorsi di formazione in neurochirurghia sono molto costosi e non permettono a tanti giovani di raggiungere l’eccellenza. Qui raccontiamo la storia e l’impegno della Fondazione Asino che supporta la formazione e la ricerca sui tumori cerebrali in Italia. Nel 2026 un grant biennale di 70mila euro in collaborazione con AIRC.

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È dicembre 2017 e Fabrizio Carretti, stimato professionista milanese in campo finanziario, durante una vacanza in montagna si sente male e viene trasferito d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Humanitas a Milano. La diagnosi non lascia spazio a dubbi: glioblastoma, uno dei tumori cerebrali più aggressivi. Quello stesso giorno avviene l’incontro con Andrea Cardia, neurochirurgo all’Humanitas, oggi direttore di Neurochirurgia dell’Ospedale Cantonale (EOC) e della Scuola di specializzazione in Neurochirurgia di Lugano e professore di neurochirurgia all’Università della Svizzera Italiana.

Un incontro che cambierà la vita di entrambi. 

Carretti sarà operato due volte dal professor Cardia, si sottoporrà a tutte le cure necessarie, che gli permetteranno di vivere fino all’aprile 2020. Parallelamente inizia un percorso di conoscenza e studio. Entra in empatia con il suo neurochirurgo, e un giorno gli chiede: «Qual è il lato debole di questa professione?». La risposta, nota agli addetti ai lavori: «I costosi percorsi di formazione, che non permettono a tanti giovani talenti di raggiungere l’eccellenza».

È da questi presupposti che ha origine la Fondazione Asino (Associazione Italiana Nerochirurgia Oncologica), ente del terzo settore, che dal 2018 supporta la formazione e la ricerca neurochirurgica oncologica in Italia. Guidata in qualità di presidente dalla moglie di Fabrizio, Serena Moretti, e sostenuta dallo stesso Cardia, che siede sia nel board che nel comitato scientifico, ha erogato a oggi 12 borse di studio nel campo della neuroncologia e due grant da 35mila euro in campo neurochirurgico. Il nome della fondazione è un acronimo, ma anche la dichiarazione di voler affrontare un tema serissimo con umiltà, concretezza ma anche un pizzico di ironia. 

Il chirurgo è come un pilota: ha bisogno di “ore di volo”

«Quello del chirurgo è un mestiere manuale: si impara facendo, come un apprendista in una bottega» spiega Andrea Cardia (in foto). «È assimilabile a quello di un pilota, perché in entrambe le professioni si ha la responsabilità della vita delle persone. Ma mentre il pilota per imparare a volare deve effettuare obbligatoriamente un certo numero di ore di volo, simulazioni e stress test, il “periodo di simulazione” nel campo della medicina non è omologato: a volte è l’ospedale che investe su di te con un percorso specifico, altre volte è la famiglia dello specializzando che paga costosi percorsi di specializzazione, mentre si sono ridotte rispetto al passato le borse di studio messe a disposizione dalle aziende farmaceutiche. Questo problema è ancora più rilevante in campo neurochirurgico, dove i fondi sono veramente pochi e dove la precisione e la sicurezza sono assolutamente necessarie, dovendo intervenire su un organo delicato come il cervello. Il risultato è che sono davvero pochi i giovani che in uscita da una specializzazione sono autonomi, cioè hanno già una manualità tale da poter operare con sicurezza». 

La formazione, tra cadaveri e simulatori neurochirurgici

«La formazione più efficace, che permette di capire l’anatomia tridimensionale di un cervello, è quella che si effettua sui cadaveri», continua Cardia. «Ma i centri dove questo tipo di training può essere svolto sono pochi e i costi molto alti. Se fino ai primi anni 2000 la formazione su cadavere era possibile solo all’estero, e in particolare negli Stati Uniti, negli ultimi anni, anche grazie all’evoluzione normativa, sono nati centri anche in Italia». Come il laboratorio di neuroanatomia “G. Cantore” dell’IRCCS Neuromed, sorto nel 2021 a Pozzilli, in provincia di Isernia, un’eccellenza nell’attività di formazione e ricerca su cadavere in Neurochirurgia. Negli ultimi anni, grazie ai progressi delle nuove tecnologie, sono nati i simulatori neurochirurgici, cioè strumenti tecnologicamente avanzati (imaging avanzato, realtà virtuale e aumentata), come quelli presenti all’Istituto Neurologico Carlo Besta (Besta NeuroSim Center). «Non sostituiscono l’esperienza, ma permettono di standardizzare l’atto». Poi c’è il training sui modellini (repliche di cervelli realizzati in materiale ecologico che hanno la consistenza e la dimensione dei cervelli veri).

Un percorso lungo e necessario

«La formazione su cadaveri e simulatori è fondamentale per acquisire manualità e sicurezza nell’approccio e arrivare pronti all’intervento», sottolinea Cardia. «L’ideale è iniziare con il simulatore per passare ai modellini e infine ai cadaveri». Un percorso lungo, che richiede una formazione continua tra corsi (solitamente della durata 2-3 giorni) e “simulazioni intensive” in centri specializzati di almeno 3-6 mesi. «Ma attualmente se quasi tutti i neurochirurghi in uscita dalle scuole di specializzazione hanno frequentato i corsi, solo una percentuale molto bassa (intorno al 5%) riesce a ottenere delle fellowship per frequentare uno di questi centri di formazione», aggiunge Cardia. 

Obiettivo: fundraising

Quando Fabrizio venne a conoscenza di questo gap nella formazione ne rimase profondamente colpito. «Un giorno tornò a casa e mi raccontò quanto aveva scoperto. Voleva fare subito qualcosa di tangibile», racconta la moglie Serena Moretti (in foto). «Era novembre 2018, si avvicinava il suo compleanno e chiese ai nostri amici di fare una donazione invece del regalo. Costituimmo subito un comitato, che con il tempo si è trasformato in associazione e infine in fondazione. Fondamentale sin dall’inizio il supporto delle nostre amiche e amici, che hanno messo a disposizione le loro professionalità in diversi campi (legale, fiscale, eventi) e la loro generosità. Quello di novembre è ormai diventato un appuntamento fisso per raccogliere fondi con il Charity Dinner, che quest’anno ha raggiunto le 250 persone. Poi c’è il Charity Drink, l’aperitivo di maggio dove si può portare un amico. E, dall’anno scorso, la Maratona di Milano, dove si può partecipare con la formula della staffetta».

Borse di studio e grant sulla ricerca neuroncologica

Le varie tipologie di fundraising vanno a finanziare diverse iniziative. «In questi sette anni abbiamo finanziato 12 borse di studio, di cui sette della durata di 6 mesi e destinate a neurochirurghi che andranno a frequentare il laboratorio di neuroanatomia di Pozzilli», continua Moretti. «Offriamo vitto alloggio e formazione. Altre cinque sono riservate e assegnate a specialisti in neurochirurgia iscritti alla SINch (Società Italiana Neurochirurgia) e di età non superiore ai 40 anni, per uno stage formativo. Dal 2023 finanziamo una borsa di studio all’anno (della durata di un anno) a sostegno di borsisti post-dottorato che conducono una ricerca di laboratorio o sul campo incentrata sui tumori al cervello o sulla ricerca scientifica in campo oncologico. Nel 2026 il grant sarà attivato in collaborazione con AIRC: una borsa di studio biennale da 70mila euro di cui la metà stanziata da Fondazione ASINO e l’altra metà da AIRC».

Asino Atlas: l’app di education

«Fabrizio aveva una capacità realizzativa impressionante e una dote innata nel creare empatia», aggiunge Cardia. «Fu lui a seguire personalmente le prime fasi di un altro progetto, l’app Asino Atlas, il primo atlante digitale delle dissezioni cadaveriche, che oggi può essere scaricata gratuitamente in qualunque parte del mondo. «È stata sviluppata da UpSurgeOn, un team di chirurghi, sviluppatori, artisti digitali e ingegneri. È in grado di riprodurre tridimensionalmente un approccio chirurgico, girare in 3D il malato e vedere le fasi di un intervento, permettendo al chirurgo di imparare l’anatomia reale». Una rivoluzione per la formazione in neurochirurgia, che per svilupparsi ulteriormente ha bisogno di ulteriori finanziamenti».

Impegno, volontà di fare, velocità di esecuzione. Tutto questo traspare dalle attività della Fondazione Asino, che continua il suo percorso a partire dalla spinta iniziale di Fabrizio Carretti. «Una persona con cui era difficile non entrare in contatto diretto. Guardando indietro, penso di aver ricevuto da lui molto di più di quanto non gli abbia dato», conclude Cardia, ricordando che il tumore cerebrale, tra benigno e maligno, colpisce in Italia 6mila persone all’anno.

Keypoints

  • La fondazione Asino (Associazione Italiana Nerochirurgia Oncologica) dal 2018 supporta la formazione e la ricerca neurochirurgica oncologica in Italia. 
  • È stata fondata per volontà di Fabrizio Carretti, stimato professionista milanese in campo finanziario, che nel 2017 si ammalò di glioblastoma, uno dei tumori cerebrali più aggressivi. 
  • La sua missione è offrire a giovani neurochirurghe e neurochirurghi programmi formativi strutturati, supportati da strumenti efficaci e innovativi, che permettano loro di entrare in sala operatoria in assoluta sicurezza.
  • Il problema di partenza: la formazione avviene su cadaveri e simulatori in centri altamente specializzati. I percorsi di formazione sono molto costosi e non permettono a tanti giovani di raggiungere l’eccellenza.
  • La fondazione, grazie a un’attività di fundraising, ha erogato finora 12 borse di studio nel campo della neuroncologia e due grant da 35mila euro.
  • Il tumore cerebrale, tra benigno e maligno, colpisce in Italia 6mila persone all’anno.

Una risposta

  1. Anche la mia famiglia, come molte, negli anni ha attraversato troppo spesso le corsi dell’Ist. dei Tumori. Mi farebbe piacere essere utile …
    Sono del 1959 ed in piena attività imprenditoriale ancora – ma vorrei aggiungere qualcosa di ‘buono’ al mio quotidiano
    Chiamatemi dopo le feste
    Grazie
    3355898690 mob
    http://Www.fratellipagani.it

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