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Per il Gruppo Chiesi, la sostenibilità è una leva strategica integrata nel modello di business e si traduce in azioni misurabili che vanno dalla transizione verso il Net Zero al 2035 – un percorso che, rispetto alla carbon neutrality, punta alla riduzione strutturale delle emissioni lungo l’intera catena del valore e limita le compensazioni ai soli impatti residuali – fino alla promozione dell’equità retributiva, della valorizzazione delle diversità e del benessere delle persone. A guidare questa trasformazione è We ACT – Actively Care for Tomorrow, il manifesto che orienta tutte le persone del Gruppo verso un futuro e una società più sostenibili.
Ne abbiamo parlato con Cecilia Plicco, Senior Director Shared Value and Sustainability, per approfondire risultati, sfide e visione di lungo periodo dell’azienda.
We Act è definito come il manifesto della sostenibilità per Chiesi. In che modo questo approccio guida le scelte strategiche dell’azienda nel quotidiano, e quali sono gli ostacoli principali che avete affrontato nel metterlo in pratica?
«We ACT rende concreti nel quotidiano i nostri impegni strategici. È nato nel 2018, insieme al percorso di adozione della forma societaria di Benefit Corporation e verso la prima certificazione B Corp, riconoscimento internazionale rilasciato da B Lab alle aziende che rispettano elevati standard di performance sociale e ambientale, trasparenza e responsabilità, misurando l’impatto positivo generato su persone, comunità, ambiente e governance. We ACT si fonda sull’idea che la sostenibilità sia efficace solo se condivisa e vissuta dalle persone e crea le condizioni per collegare purpose, innovazione e strategia di sostenibilità al lavoro di ogni giorno, rafforzando una cultura basata su responsabilità, integrità e partecipazione.
La sfida principale è stata rendere questo approccio inclusivo e rilevante in un Gruppo in continua crescita e sempre più diversificato, evitando che la sostenibilità restasse un concetto astratto o solo top-down. L’evoluzione di We ACT – da piattaforma locale a un programma global – è stata la risposta a questa complessità, permettendo alla sostenibilità di diventare parte integrante delle decisioni e del modo di operare di Chiesi».
Chiesi ha eliminato il divario retributivo di genere e ha avviato programmi per garantire pari opportunità di carriera per tutti. Come misurate l’efficacia di queste iniziative nel tempo e quali sono stati gli impatti più concreti osservati fino a oggi?
«Misuriamo l’efficacia delle nostre iniziative attraverso un monitoraggio continuo, strutturato e trasparente di indicatori quantitativi e qualitativi, che vengono condivisi ufficialmente a livello aziendale. In particolare, in Chiesi osserviamo l’evoluzione del gender balance nelle posizioni di leadership e nei talent pool, fondamentali per promozioni e successioni. I dati mostrano un aumento progressivo delle donne in ruoli di leadership (+4% dal 2023) e un bilanciamento sostanziale sia nelle promozioni sia nelle assunzioni, segnale di un mindset sempre più orientato a valorizzare competenze e potenziale, riducendo i bias.
Sul fronte retributivo, monitoriamo annualmente il gender pay gap con analisi puntuali per area e Paese, intervenendo con azioni correttive e allocazione di budget mirati dove emergono scostamenti. Il ri-ottenimento nel 2025 della certificazione PDR 125 – con punteggi molto elevati per Chiesi Farmaceutici (97/100) e Chiesi Italia (89/100) – conferma l’impatto concreto delle nostre politiche e il confronto costante con benchmark esterni.
A questi risultati si affiancano iniziative culturali e strutturali: ne sono esempi il Chiesi Affinity Network WIN per l’empowerment della leadership femminile, il Manifesto sui comportamenti ostili e le molestie, il contratto integrativo con 12 settimane di congedo di genitorialità garantite ai padri e alle coppie omogenitoriali. Importante poi ricordare l’estensione del focus sulle pari opportunità all’ecosistema, dalla medicina di genere alla health equity. Tutti elementi che contribuiscono a creare un ambiente di lavoro e una società più equi, inclusivi e sostenibili nel tempo».
Il lancio del Global Disability and Caregiver Equity Challenge rappresenta un progresso verso una cultura aziendale inclusiva. Quali sono i principali risultati raggiunti finora e quali lezioni avete appreso ascoltando le esigenze delle persone coinvolte?
«La Global Disability and Caregiver Equity Challenge ha rappresentato un acceleratore concreto verso un’inclusione più matura e diffusa in tutto il Gruppo Chiesi. I primi risultati sono tangibili: in diversi Paesi, Italia inclusa, sono aumentati i progetti di tirocinio e le collaborazioni con cooperative che impiegano persone con disabilità; abbiamo definito, in ognuna delle nostre 31 filiali, le global accomodation e caregiver guidelines, rendendole strumenti operativi e accessibili; abbiamo attivato programmi dedicati alla neuro-inclusione e un servizio di disability management che ci consente di approfondire situazioni specifiche in modo personalizzato, garantendo le condizioni fisiche e psicologiche per permettere a ciascuno di esprimere appieno il proprio potenziale.
Un indicatore chiave dell’impatto culturale emerge dalle survey post-formazione: i manager di Chiesi che hanno partecipato ai percorsi sulla disabilità dichiarano di sentirsi più sicuri e preparati nell’affrontare questi temi, nell’accogliere con serenità la condivisione di esigenze personali e nel relazionarsi in modo appropriato con persone con disabilità o caregiver.
La principale lezione appresa è proprio il valore della formazione come leva per superare stigma e incertezze: investire su consapevolezza, linguaggio e ascolto crea team più inclusivi e capaci di trasformare le differenze in una reale opportunità, per le persone e per Chiesi».
Guardando al futuro della sostenibilità, quale sarà il vostro prossimo obiettivo che intendete perseguire e che impatto sperate possa avere sull’intero settore delle life sciences?
«La sostenibilità è prima di tutto il modo in cui costruiamo un’azienda solida, credibile e pronta ad affrontare il cambiamento. In un contesto complesso e incerto come quello attuale, significa integrare la sostenibilità nella strategia, anticipare i rischi, allocare le risorse in modo responsabile e prendere decisioni consapevoli dell’impatto che generano sulle persone e sull’ambiente. Non si tratta solo di pianificare, ma anche di riflettere, adattarsi e imparare, trasformando l’incertezza in opportunità e rafforzando la resilienza nel lungo periodo.
In questo percorso, uno dei principali obiettivi di Chiesi sarà rafforzare l’impegno su Health Equity. Come azienda biofarmaceutica, la nostra responsabilità parte dalla salute e ci spinge ad affrontare le disuguaglianze che ancora limitano l’accesso alle cure. Integrare la Health Equity nelle scelte strategiche significa lavorare su modelli di accesso più inclusivi, ascoltare i bisogni reali dei pazienti e collaborare con gli stakeholder per contribuire a sistemi sanitari più giusti, trasparenti e sostenibili. Crediamo che questo approccio possa generare valore non solo per Chiesi, ma per l’intero settore delle life sciences».


