Più donne al potere, ma la parità resta lontana: il bilancio di Lella Golfo

Più donne al potere, ma la parità resta lontana: il bilancio di Lella Golfo

di Laura Morelli
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Laura Morelli

Perché ne stiamo parlando
A 14 anni dalla legge Golfo-Mosca, i CdA cambiano volto con più donne e governance rinnovata. Ma la piena parità resta una sfida aperta, avverte Lella Golfo.

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A quattordici anni dall’approvazione della Legge 120 del 2011, la cosiddetta “Golfo-Mosca”, i consigli di amministrazione delle società quotate hanno visto una trasformazione radicale: più donne, governance rinnovata e un nuovo approccio alla leadership.

Ma, avverte Lella Golfo, il percorso verso la piena parità è tutt’altro che concluso. Deputata della Repubblica Italiana, fondatrice e attuale presidente della Fondazione Marisa Bellisario, Golfo riflette sul bilancio della legge, sulle sfide ancora aperte — dall’occupazione femminile alla medicina di genere — e sulle prospettive future, senza nascondere le sue preoccupazioni per un arretramento dei diritti.

Onorevole Golfo, a 14 anni dalla legge, qual è la situazione?

«Dove non c’è obbligo si torna indietro, questa è la triste realtà. La legge è stata una garanzia, ma viene esercitata solo dove è possibile. Io però sono ottimista per natura e guardo il bicchiere mezzo pieno. La legge ha consentito alle donne di arrivare al 44% nei CdA, la governance è cambiata, i consigli si sono ringiovaniti, è arrivata la professionalità e il valore aggiunto che le donne portano.

Ma questo ovviamente non basta. Stiamo parlando di una fascia privilegiata di donne, mentre troppe ancora non lavorano. Il nostro Paese da questo punto di vita ha fatto passi avanti, ma non siamo al 60% previsto dall’Agenda di Lisbona. Al Nord si tocca il 63%, ma al Sud i dati sono ben diversi».

Quali sono le difficoltà principali che secondo lei impediscono alle donne di lavorare?

«Il problema è che il lavoro manca e le donne sono le più penalizzate. Non è questione di capacità, ma di opportunità. Bisogna inventarselo, generare imprese, sostenere la crescita delle imprese, solo così si crea occupazione. Una piena occupazione femminile varrebbe il 12% del PIL. Non è una questione marginale, bensì strutturale».

Quando è stata approvata la legge il terreno era più fertile di oggi, momento storico in cui molti dei progressi sociali sono messi in discussione?

«Era un altro periodo, alimentato da una forza femminile che credeva in quella rivoluzione. Non ero sola, avevo il sostegno di tante donne. Oggi, chi c’è in Parlamento che fa una battaglia simile? Non vedo nessuno. Le donne politiche sono più impegnate nei programmi di partito. Io stessa sono andata contro il mio partito e ho pagato per questo, ma ho creduto in una causa giusta. Oggi non so quante sarebbero disposte a farlo».

E gli uomini hanno sostenuto la sua battaglia?

«Alcuni sì, li ho convinti io. Erano uomini intelligenti e non potevano non essere d’accordo. Ma sono stati pochi».

Qual è il prossimo passo legislativo o politico che farebbe?

«Ce ne sono tanti. Questo governo alcune cose le sta facendo bene, penso ai bonus per le donne e al tentativo di riempire le culle. Anche avere una donna premier fa la differenza, se non altro come esempio».

Se potesse tornare indietro, quale altra battaglia politica porterebbe avanti?

«Quella sull’Authority per le Pari Opportunità. Ci avevo provato, ma nessuno l’ha voluta sostenere. Oggi la parità di genere sta scivolando nella “diversity”, in America tagliano i fondi e anche noi rischiamo. Nessuno si sente più obbligato a fare quelle cose: per questo serve una presenza femminile più massiccia e viva».

Il 17 e 18 ottobre ci sarà la 25esima edizione di “Donna Economia & Potere”, l’evento della Fondazione Marisa Bellisario che riunisce esperti, aziende, politica e professionisti per due giorni di confronto a Roma su tematiche di genere. Quest’anno si parlerà anche di medicina di genere, perché avete introdotto questo argomento?

«Perché fino ad ora la medicina è stata tarata sugli uomini. Se ci pensiamo, i farmaci sono stati studiati e pensati sul corpo maschile ma uomini e donne sono diversi, prendiamo ad esempio l’infarto, negli uomini è dolore al braccio sinistro, nelle donne intercostale. O l’osteoporosi, ritenuta femminile, ma che arriva anche negli uomini seppur solo dopo dieci anni. È una sfida che riguarda tutto il mondo e gli Stati devono farsene carico. Se ne parla solo dagli anni ’90, quindi è un tema giovane, ma cruciale».

Keypoints

  • La legge Golfo-Mosca ha portato le donne al 44% nei CdA e per Lella Golfo, una delle promotrici, ha avuto il merito di rinnovare governance e leadership, ma la parità resta lontana.

  • Per Golfo, intervistata da INNLIFES, oggi il problema è che troppe donne ancora non lavorano; una piena occupazione femminile varrebbe +12% del PIL. Il problema non è la capacità, ma le opportunità.

  • Nel 2011 dice c’era una mobilitazione femminile trasversale. Oggi mancano figure disposte a sfidare i partiti per la causa di genere.

  • Tra le nuove sfide c’è la medicina di genere, tema che sarà fra quelli dibattuti all’evento Donne economia & potere della Fondazione Marisa Bellisario.

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