"One Health": un’ideale incompiuto nel cuore dell’Europa

“One Health”: un ideale incompiuto nel cuore dell’Europa

di Mario Catalano
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Mario Catalano

Perché ne stiamo parlando
L’Europa adotta il mantra “Una Salute”, ma una sorprendente lacuna nei modelli di integrazione avanzati frena la piena realizzazione dei benefici promessi. Nonostante i limiti, l’Ai e i finanziamenti di Horizon Europe emergono come chiavi per colmare il divario e rafforzare la risposta alle crisi sanitarie.

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Bruxelles ha da tempo abbracciato il mantra “One Health”, un approccio olistico che promette di rivoluzionare la gestione delle crisi sanitarie, unendo la salute umana, animale e ambientale. Il concetto è potente, la visione ambiziosa: ottimizzare dati, informazioni e risorse per una resilienza senza precedenti. Eppure, nonostante la sua eco in ogni atto ufficiale, emerge una realtà sorprendente e preoccupante: attualmente non sembrano esserci modelli di integrazione “One Health” avanzati tali da garantire pienamente i benefici promessi.

Questa lacuna, in un’epoca di pandemie e sfide climatiche, solleva interrogativi cruciali sulla capacità dell’Europa di tradurre le sue strategie più lungimiranti in azioni concrete. Per comprendere meglio questa discordanza tra aspirazioni e realtà, abbiamo intervistato Luca Busani, ricercatore del Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità, per un approfondimento su luci e ombre di questa fondamentale strategia europea.

Qual è il potenziale impatto dell’approccio “One Health” europeo nel contesto di iniziative chiave come il Medical Countermeasures Accelerator e gli European Hubs su vaccini, diagnostica e terapie? E in che modo questo approccio può realmente favorire un’innovazione integrata tra salute umana, animale e ambientale?

«Questo approccio ha, tra i suoi vari obiettivi e vantaggi, quello cruciale dell’ottimizzazione di dati, informazioni e risorse. In linea di principio, dovrebbe avere un impatto estremamente positivo sia sulla capacità di integrare i dati e le informazioni, sia sulla razionalizzazione delle risorse a disposizione. Questo è fondamentale per favorire un’innovazione integrata che abbracci la salute umana, animale e ambientale, soprattutto in un contesto così strategico come il Medical Countermeasures Accelerator e gli European Hubs per vaccini, diagnostica e terapie. L’idea è creare sinergie che permettano una risposta più rapida ed efficace alle emergenze sanitarie».

Nonostante i suoi chiari vantaggi teorici, sembra che ci siano dei limiti attuali nell’integrazione di “Una Salute” in Europa. Quali sono le criticità maggiori che lei individua?

«Purtroppo, la realtà è che attualmente non sembrano esserci modelli di integrazione “One Health” avanzati tali da garantire pienamente i benefici attesi. Sebbene il riferimento all’approccio sia frequentissimo negli atti formali, specialmente nella sorveglianza – penso all’integrazione di dati da varie fonti e al rapid risk assessment tramite sistemi come ATHINA – l’integrazione di competenze ed esperti per lo sviluppo di strategie “One Health” ad ampio respiro è ancora limitata.

Un esempio lampante di questi limiti è l’assenza di partner di sanità animale ed ambientale nell’European Vaccines Hub, con l’unica eccezione dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie come affiliato, mentre il German Research Centre for Environmental Health (Helmholtz Zentrum München) è un centro di medicina umana, sebbene specializzato in patologie di origine ambientale.

È evidente che serve una maggiore propulsione verso l’approccio “One Health” inteso come salute degli ecosistemi, e non solo come salute umana. Inoltre, manca una più forte integrazione e pianificazione condivisa con il più ampio framework dell’Eu “green deal”, che sta rallentando, soprattutto nelle azioni volte ad assicurare la salute ambientale e degli ecosistemi».

Ha menzionato alcuni progressi. Esistono esempi concreti di integrazione efficace del modello “One Health” in Europa che possano servire da ispirazione o best practice?

«Sì, nonostante le limitazioni generali, ci sono stati alcuni interessanti passi avanti. Ad esempio, l’inclusione del monitoraggio delle acque reflue rappresenta un progresso significativo in questa direzione. Inoltre, il modello di sorveglianza del West Nile italiano è citato come un esempio concreto di integrazione efficace, dimostrando che, in specifici contesti, è possibile ottenere risultati positivi».

L’intelligenza artificiale (Ai) è al centro del dibattito tecnologico. In che modo può contribuire a superare queste limitazioni e rafforzare l’approccio “One Health”, in particolare nella lotta alla resistenza antimicrobica (AMR)?

«L’attenzione alla resistenza antimicrobica (AMR), con una visione che include il ruolo degli animali e delle produzioni alimentari, risale addirittura agli anni ’70. Iniziative europee come la EU-JAMRAI2 sono fondamentali per sviluppare una rete di esperti e condividere buone pratiche. L’uso dell’Intelligenza artificiale (Ai) può contribuire in modo significativo in diverse aree: può migliorare le diagnosi, portando a un uso più preciso degli antibiotici, con prescrizioni solo in caso di infezioni per cui sono efficaci; è cruciale nella selezione e nell’uso degli antibiotici attualmente disponibili per preservarne l’efficacia, un concetto noto come antimicrobial stewardship.

Infine, l’Ai è un potente strumento per l’integrazione di dati, elemento essenziale in un’ottica “One Health”. I prossimi bandi europei per la ricerca di Horizon Europe si focalizzano proprio sull’Ai e sul suo utilizzo per migliorare la capacità di gestione e risposta alle emergenze sanitarie, il che ci fa sperare in risultati e strumenti applicativi concreti nel prossimo futuro».

Qual è, infine, il ruolo delle iniziative europee di ricerca e finanziamento, come Horizon Europe, nel promuovere l’integrazione di tecnologie avanzate con l’approccio “One Health” per la preparazione alle crisi sanitarie?

«Ritengo che l’integrazione con i programmi di ricerca di Horizon Europe sia la strada più efficace. Questo programma di finanziamento dell’Ue supporta sia gli aspetti tecnologici che quelli sociali dello sviluppo e dell’implementazione dell’Ai. Tutte queste iniziative beneficiano di finanziamenti e ruoli a livello europeo. Le sinergie più immediate si trovano nella definizione delle priorità – identificare gli agenti patogeni e i contesti che possono favorire l’emergenza di nuovi rischi epidemici/pandemici – nell’analisi dell’impatto di eventuali nuovi agenti pandemici sui sistemi sanitari, per identificare le vulnerabilità e indirizzare l’impiego delle risorse, e nell’individuazione di strumenti diagnostici e terapie innovative a livello di paziente.

I futuri bandi di Horizon Europe contemplano tutti i diversi livelli di intervento, dall’individuo alla comunità e alla società in generale, cercando di fornire strumenti e risposte efficaci e specifiche. Questo sforzo si inserisce in un contesto più ampio di investimenti europei per la preparazione e la rapida risposta a crisi sanitarie, inclusi partenariati tra stati (Ue ed extra Ue) e con imprese private. È fondamentale riconoscere che nessuno stato membro è totalmente indipendente e che un approccio puramente nazionale alle emergenze di vasta portata è poco efficace.

Questo richiede un enorme sforzo di coordinamento sia delle capacità produttive sia, soprattutto, della distribuzione rapida di vaccini e farmaci in caso di crisi. Il ruolo di HERA (Health Emergency Preparedness and Response Authority) è cruciale in questo coordinamento, assicurando cooperazione sia all’interno dell’Unione che con paesi chiave extra Ue».

Keypoints

  • L’approccio “One Health” europeo mira a ottimizzare dati e risorse, ma la sua integrazione è limitata
  • Attualmente mancano modelli avanzati “One Health” e partner di sanità animale/ambientale negli hub europei
  • L’Europa necessita di maggior coordinamento e partnership globali per la resilienza sanitaria
  • L’Intelligenza artificiale è essenziale per migliorare diagnosi, uso di antibiotici e integrazione dati “One Health”
  • Programmi come Horizon Europe integrano l’Ai per accelerare lo sviluppo di contromisure mediche
  • HERA è cruciale per coordinare la produzione e la distribuzione rapida di vaccini e farmaci in crisi

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