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«La leadership femminile è un argomento vasto che tocca non solo l’equità di genere ma anche il tessuto sociale delle società. È un obiettivo da perseguire seriamente perché impatta sull’economia e sulla sostenibilità del Paese». Parole di Patrizia Ravaioli, Presidente di Donne Leader in Sanità, associazione nata nel 2020, in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, per promuovere la leadership femminile nel settore della sanità e delle scienze della vita e favorire il superamento delle disparità di genere nelle organizzazioni pubbliche e private afferenti al mondo della salute.
Ravaioli il 29 ottobre interverrà all’ESG Life Science Forum organizzato da INNLIFES che si terrà a Roma per promuovere il dialogo tra gli attori del settore sanitario per un futuro più sostenibile, equo e responsabile.
«L’adozione dei principi ESG – spiega Ravaioli – è fondamentale, soprattutto in un ambito come quello sanitario. Se la consapevolezza riguardo alla sostenibilità ambientale è cresciuta molto negli ultimi anni, c’è ancora tanto da fare in termini di equità sociale e governance. Questi aspetti sono spesso sottovalutati, ma sono essenziali per garantire un sistema sanitario più inclusivo e responsabile. Le politiche ESG non solo contribuiscono a ridurre il divario di genere, sia in termini salariali che di opportunità di carriera, ma promuovono anche un ambiente di lavoro più equo e inclusivo».
Di fatto, dal mondo della ricerca biomedica alle strutture ospedaliere, il settore sanitario come sta recependo i principi ESG?
«L’adozione dei principi ESG è in crescita: una ricerca condotta dall’Università Cattolica di Milano indica che circa l’80% delle aziende del campione ha definito una strategia ESG. Tuttavia, c’è ancora margine di miglioramento, soprattutto in termini di inclusione e sostenibilità ambientale. Il nostro sistema sanitario è già all’avanguardia, ma possiamo fare di più per garantire che ogni attore dell’ecosistema, dalle aziende farmaceutiche alle strutture ospedaliere, adotti una gestione responsabile e inclusiva. È una questione cruciale dato che in gioco c’è la salute e la qualità della nostra vita».
La parità di genere è un tema centrale nell’ambito delle pratiche ESG. E integrare politiche per la parità di genere nelle strategie ESG è non solo un obbligo etico, ma anche vantaggioso per la sostenibilità e il successo a lungo termine di qualsiasi organizzazione. Eppure c’è ancora molto da fare, anche nel settore sanitario. Anche la pandemia ha evidenziato molte criticità su questo fronte.
«La pandemia ha evidenziato e aggravato le disparità di genere esistenti, portando alla luce la ridotta rappresentanza femminile ai vertici del settore sanitario. Basti pensare che durante le conferenze stampa serali, quando eravamo tutti chiusi in casa in attesa di aggiornamenti sulla situazione di emergenza, la scena era dominata da uomini, nonostante la maggior parte degli operatori sanitari fossero donne. Una disparità che si riscontra tuttora: anche se oltre il 70% del personale infermieristico e il 68% del personale medico sono donne, la leadership è ancora prevalentemente maschile. In altre parole, ai vertici la sanità così rosa diventa blu. È stata proprio questa constatazione a spingerci a fondare l’associazione Donne Leader in Sanità, con l’obiettivo di promuovere una maggiore rappresentanza femminile nelle posizioni di comando».
Quali strumenti e strategie ritiene necessari per ridurre la disparità di genere nel settore sanitario?
«Un passo cruciale è l’adozione della certificazione per la parità di genere, un’iniziativa che ha già dato ottimi risultati per esempio in Toscana e in qualche altra realtà d’eccellenza, ma potrebbe essere estesa a livello nazionale. È essenziale implementare politiche a 360 gradi, che non solo promuovano la parità salariale, ma garantiscano anche la tutela della genitorialità senza che questa venga percepita come ostacolo alla carriera. Inoltre, è fondamentale lavorare sulla leadership femminile, sfidando gli stereotipi che permeano la nostra società e incoraggiando le donne a riconoscere e sviluppare le proprie capacità di leadership. Dobbiamo mettere in atto tutte le politiche che le strategie ESG aiutano a mettere a terra per uscire da questa situazione perché c’è ancora tanto da fare in questa direzione: basti considerare che nonostante gli sforzi fatti dal nostro paese, il Global Gender Gap Report del World Economic Forum del 2023 ci posiziona al 79º posto su 146 paesi. Ebbene, sono convinta che ognuno di noi possa fare la propria parte, anche il legislatore, perché anche le norme aiutano: si pensi per esempio alla legge Golfo Mosca. Prima della sua applicazione, nel 2011, i dati Consob indicavano che la presenza femminile nei board delle società si attestava circa al 7%. Dati 2023 dicono invece che la percentuale femminile è salita al 43,1%. Anche le norme sono determinanti per innescare cambiamenti affinché l’equità di genere diventi una realtà concreta e non solo un obiettivo auspicato».
Al fine di rimuovere gli ostacoli alla parità di genere nel settore sanitario e promuovere buone pratiche, l’associazione che presiede ha istituito il premio Leads. Quali sono le novità di quest’anno?
«Il Premio è giunto alla terza edizione e quest’anno abbiamo ampliato la platea di partecipanti, includendo non solo enti pubblici e aziende private del settore, ma anche società scientifiche, associazioni di categoria, sindacati e soggetti del terzo settore. Inoltre, abbiamo introdotto la possibilità di partecipare nuovamente per chi ha presentato progetti anche negli anni precedenti, qualora abbiano sviluppato nuove iniziative o valorizzato ulteriormente quelle già esistenti. Crediamo che premiare le buone pratiche sia fondamentale per diffondere modelli virtuosi e superare ostacoli che potrebbero sembrare insormontabili. Rimuovere gli ostacoli alla parità di genere negli incarichi apicali è una rivoluzione possibile. Bisogna agire insieme per perseguire questo obiettivo e valorizzare chi cerca di fare la differenza».
Parlando di donne ai vertici nel sistema sanitario e nelle scienze della vita, a che punto siamo?
«C’è ancora molto da fare. Per esempio solo il 18% dei direttori generali di ASL e ospedali sono donne, nonostante queste rappresentino il 26% dell’elenco dei candidati per tali posizioni. Questo gap è dovuto a vari fattori, tra cui una minore fiducia delle donne nelle proprie capacità di leadership, alimentata dagli stereotipi culturali che ci accompagnano sin dall’infanzia. È necessario lavorare su questi aspetti, promuovendo una cultura che incoraggi le donne a mettersi in gioco e a riconoscere il proprio valore. Per questo Leads ha fortemente voluto un osservatorio, nei primi anni in collaborazione con la Luiss, per monitorare il fenomeno».
A tal fine, quanto sono importanti, secondo lei, i role model e iniziative di mentorship per le nuove generazioni?
«I modelli di ruolo sono fondamentali. Vedere donne che raggiungono posizioni di leadership e successo professionale può fare la differenza per le nuove generazioni, soprattutto in settori altamente specializzati come la medicina e l’Intelligenza Artificiale. Per questo, abbiamo avviato un progetto di mentorship, che mette in contatto donne più giovani con donne affermate, offrendo loro il supporto e l’ispirazione necessari per perseguire le proprie ambizioni. È un modo per sfidare gli stereotipi e dimostrare che certe carriere non solo sono possibili, ma anche alla portata di tutte. Nel manifesto di Donne Leader in sanità ribadiamo l’obiettivo dell’associazione: promuovere il raggiungimento di almeno 40% di donne nel top e middle management delle organizzazioni pubbliche e private operanti nella Sanità. Superare il divario di genere non significa fare un favore alle donne, ma agire per il bene del Paese. Una maggiore parità di genere non solo migliora la qualità della leadership, ma contribuisce anche alla crescita economica e alla produttività. È tempo di riconoscere che la diversità, in tutte le sue forme, è un valore aggiunto per il settore sanitario e per la società nel suo complesso».
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