Salute e ricerca, ancora troppe disparità tra uomini e donne

Salute e ricerca, ancora troppe disparità tra uomini e donne

di Valentina Arcovio
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Valentina Arcovio

Perché ne stiamo parlando
È stata presentata in Senato la nona edizione del Libro bianco sulla salute della donna, realizzato da Fondazione Onda con il contributo incondizionato di Farmindustria, dal titolo “Verso un’equità di genere nella salute e nella ricerca”.

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Nel nostro Paese c’è ancora grande disparità di genere nei settori della sanità, della ricerca e del digitale. È la triste fotografia che emerge dal Libro bianco sulla salute della donna, realizzato da Fondazione Onda con il contributo incondizionato di Farmindustria. Il volume, dal titolo “Verso un’equità di genere nella salute e nella ricerca”, presentato ieri al Senato, affronta il tema delle diseguaglianze in ottica di genere, che la pandemia da Covid-19 e la crisi internazionale hanno acuito. “Uguaglianza ed equità sono due dei pilastri del nostro Servizio Sanitario Nazionale, talvolta erroneamente intesi come sinonimi”, dichiara Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda. “L’uguaglianza presuppone di poter fruire dei medesimi diritti, indipendentemente da qualsiasi differenza, mentre l’equità si basa sulla modulazione degli interventi in relazione alle differenze, alle specificità, ai bisogni. L’uguaglianza – continua – è dunque il presupposto, il punto di partenza, mentre l’equità rappresenta l’obiettivo finale, il punto di arrivo, che consente di garantire a tutti le medesime opportunità, tenendo conto delle differenze”.

Donne medico, solo l’8,3% occupa posizioni apicali

Nonostante in Italia si sia raggiunta una quasi parità di genere numerica nella professione medica, secondo i dati diffusi da Fondazione Onda, solo l’8,3% delle donne medico riveste un ruolo apicale a fronte del 20,6% dei medici maschi. In particolare, sono dirette da donne solo il 18% delle strutture complesse e il 35,5% di quelle semplici. Allo stesso tempo si è cristallizzata una “segregazione di tipo orizzontale”, con la presenza femminile che tende a concentrarsi in alcune specialità come Neuropsichiatria infantile dove le donne rappresentano il 78,7% dei medici, Pediatria (72,9%), Oncologia medica (70%) e ad essere molto scarsa in altre (meno del 30% in Chirurgia). “L’equità di genere nella salute e nella ricerca è prioritaria”, sottolinea Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria. “Nelle aziende farmaceutiche la presenza femminile è pari al 45% del totale degli addetti e a oltre il 50% nella R&D. E con un modello di welfare aziendale che prevede molte e concrete misure per il benessere lavorativo, la genitorialità, l’equilibrio tra tempi di vita e di lavoro”, prosegue Cattani che auspica di “Creare nuove sinergie con l’obiettivo di migliorare e accrescere lo sviluppo della medicina e garantire sempre di più terapie mirate, adatte alla singola persona”.

La ricerca epidemiologica trascura la variabile “sesso e genere”

Secondo il documento realizzato da Fondazione Onda, la variabile “sesso e genere” non viene sempre adeguatamente considerata nella ricerca epidemiologica: le analisi spesso riportano un dato complessivo, che non fa emergere le eventuali differenze fra uomini e donne. Cellule maschili e femminili reagiscono in modo diverso a stimoli chimici e ambientali, eppure nella maggioranza degli studi preclinici non viene riportato il sesso dell’organismo da cui le cellule derivano. L’identificazione e caratterizzazione dei fattori determinanti le differenze di sesso/genere, secondo Fondazione Onda, consentirà interventi mirati e lo sviluppo di percorsi di prevenzione, diagnosi e cura specifici per sesso e genere. Il divario di genere riguarda infine anche la digital health i cui benefici non sono ugualmente distribuiti tra uomini e donne a causa di diverse forme di disparità che riguardano, ad esempio, la rappresentatività del pubblico femminile nei campioni sui quali algoritmi di machine learning vengono istruiti. Affrontare questo divario è fondamentale per raggiungere i benefici per la salute che le tecnologie digitali possono apportare alle donne, alle loro comunità e alla società in generale, ed evitare l’ulteriore acuirsi delle disuguaglianze sanitarie. “C’è bisogno di un processo di conoscenza e di formazione continuo – dichiara Ilenia Malavasi, deputata del Partito Democratico – che ci possa permettere di riconoscere le differenze, di prenderle in carico per come sono, di costruire anche dei trial clinici o dei percorsi terapeutici differenziati che possono permettere una medicina personalizzata, che può avere degli impatti ovviamente migliori, positivi nella presa in carico e nella diagnosi precoce, ma soprattutto nella qualità della cura che può creare quindi una maggiore efficienza nel risultato”.

Divario in crescita nelle carriere scientifiche

Dati mondiali dicono che è crescente il divario di genere nelle carriere scientifiche. La parità è maggiore nel periodo del dottorato, ma a partire da cinque anni dall’inizio della carriera il divario si accentua a favore dei maschi. Le ragioni sono molteplici, dalla gravidanza a ragionamenti economici o di stabilità del lavoro, alle discriminazioni culturali. Nella scelta dei corsi universitari, sotto la forte influenza di motivi culturali, le ragazze prediligono le materie umanistiche o sociali rispetto alle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) dove invece la diversità di genere può stimolare soluzioni più innovative e comprensive. “Credo che le donne scontino, non solo in sanità, ma in tutte le attività, una discriminazione legata al genere”, commenta la deputata della Lega Simona Loizzo. “In sanità è tanto più vero, perché intanto le donne arrivano poco alle carriere dirigenziali: pochi sono i numeri delle donne direttori di dipartimento, di direttori di struttura complessa”, aggiunge. Oltre a questo però “le donne scontano anche una minore qualità di cura e di accesso. Quindi noi dobbiamo, dal punto di vista politico, favorire l’omogeneità di trattamento di accesso alle donne. Gli uomini, e tanto più noi donne, e io come politico e medico, devono affrontare queste battaglie”, evidenzia Loizzo.

Il genere è un importante determinante sociale di salute, troppo spesso con un impatto negativo in termini di appropriatezza delle cure nei confronti delle donne. Le disparità riguardano tutta la sfera sanitaria, ovvero la donna come paziente, ma anche come medico e ricercatrice. La variabile genere non viene sempre adeguatamente considerata nella ricerca epidemiologica e nello sviluppo della digital health, privando le donne dei molti benefici possibili. Sono dunque urgenti e fondamentali misure che tendano a un’equità di genere nella salute e nella ricerca a garanzia di una maggior appropriatezza degli interventi di prevenzione, diagnosi e cura con beneficio non soltanto dei pazienti, ma anche della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

Keypoints

  • In Italia c’è ancora grande disparità di genere nei settori della sanità, della ricerca e del digitale
  • Solo l’8,3% delle donne medico riveste un ruolo apicale
  • Solo il 18% delle Strutture complesse sono dirette da una donna
  • Nelle aziende farmaceutiche la presenza femminile è pari al 45% del totale degli addetti e a oltre il 50% nella R&D
  • La variabile “sesso e genere” non viene sempre adeguatamente considerata nella ricerca epidemiologica
  • La rappresentatività del pubblico femminile nei campioni sui quali algoritmi di machine learning vengono istruiti è scarsa
  • È crescente il divario di genere nelle carriere scientifiche

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