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«L’ingresso di Adani conferma l’attenzione di Sobi per i temi di diversity, equity and inclusion». Così la biofarmaceutica che ha la sede centrale in Svezia, a Stoccolma, ed è presente in più di 30 Paesi, Italia compresa, ha annunciato l’affidamento dell’incarico di Vice President e General Manager Italia, Grecia, Malta e Cipro ad Annalisa Adani.
Laurea in chimica farmaceutica all’Università di Bologna e Executive master in finanza alla Bocconi di Milano, scienza e management sono i cardini della sua carriera.
La valorizzazione di tutti i talenti, all’insegna dell’inclusività, e l’integrazione dei principi ESG nella strategia aziendale per orientare sempre più il futuro di Sobi verso la sostenibilità e la responsabilità sociale sono tra gli obiettivi del suo mandato. «Sono proprio la contaminazione tra esperienze e competenze differenti i driver della nostra crescita», per continuare a perseguire l’obiettivo primario dell’azienda: migliorare la qualità di vita delle persone con malattie rare.
Adani, il 29 ottobre, sarà speaker a Roma all’ESG Life Science Forum, un’occasione per condividere esperienze e strategie al fine di indirizzare l’ecosistema dell’innovazione nelle scienze della vita verso una crescita più sostenibile, equa e responsabile.
In che modo la contaminazione tra esperienze e competenze diverse è il driver della crescita di Sobi?
«La contaminazione tra esperienze e competenze per noi è fondamentale e poniamo grande attenzione ai temi della diversità, dell’equità e dell’inclusione. La diversità, infatti, permette una varietà di prospettive e di idee che generano a loro volta innovazione. Questo approccio ci sta permettendo di generare driver di crescita attraverso lo scambio e la cooperazione tra le varie funzioni aziendali. La cross funzionalità per noi è un elemento chiave».
Una governance inclusiva e innovativa è dunque la leva per la crescita di Sobi?
«Una governance inclusiva e innovativa è fondamentale per continuare a costruire la Sobi del presente, ma soprattutto del futuro. Ed è un approccio che si riflette in varie iniziative che stiamo realizzando.
Abbiamo implementato per esempio diverse azioni concrete per promuovere la parità di genere e l’inclusione. Basti pensare che il nuovo leadership team di Sobi Italia è a maggioranza femminile. Su 9 membri 8 sono donne.
Ci stiamo inoltre impegnando a rafforzare la partnership con le associazioni dei pazienti, le istituzioni, le società scientifiche e gli stakeholder chiave del settore sanitario. Perché riteniamo importante la collaborazione pubblico-privato, anche per promuovere una cultura aziendale inclusiva e innovativa».
Ma come si declina l’attenzione di Sobi alla diversity&inclusion nella strategia aziendale?
«L’attenzione di Sobi per questi temi è fortemente integrata nella strategia aziendale: sviluppare un’organizzazione equa garantisce a tutti le stesse opportunità e, d’altro canto, un ambiente inclusivo crea un maggior senso di appartenenza dei dipendenti, aumentandone la soddisfazione e di conseguenza l’efficienza.
E i valori di diversity, equity e inclusion sono strettamenti collegati ai nostri obiettivi aziendali: attrarre un ventaglio diversificato di talenti, creare una cultura aziendale positiva e di supporto, favorire un lavoro di squadra, promuovere la collaborazione per perseguire quello che è il nostro obiettivo principale, contribuire a migliorare la vita delle persone con malattie rare».
In particolare, parlando di parità di genere, quali azioni avete intrapreso per metterla a terra?
«Stiamo percorrendo la strada relativa alla certificazione per la parità di genere, con azioni migliorative già messe a terra e altre che possiamo implementare per il futuro.
Sul fronte dell’hiring e del recruitment, noi assumiamo per skill e competenze, per garantire un elevato livello di professionalità, impegnandoci a seguire una politica rigorosa di inclusione che riflette i valori di equità, meritocrazia e trasparenza, in linea con la prassi del PDR 125 e in conformità con la Legge sulla parità di opportunità e di trattamento tra uomini e donne.
Evitiamo quindi qualsiasi forma di discriminazione, diretta o indiretta, basata su sesso, esigenze di cura, gravidanza, stato familiare, orientamento sessuale, e qualsiasi altro aspetto che riguarda la vita privata. L’obiettivo, come dicevo, è creare un ambiente lavorativo che dia valore alle diversità e ai diversi background di ogni persona.
Per noi un fattore chiave è l’area della formazione e dello sviluppo, su cui stiamo investendo molto, per eliminare bias e pregiudizi di genere. La nostra posizione è “tolleranza zero” verso qualsiasi forma di discriminazione e l’obiettivo della formazione è proprio sviluppare una leadership veramente inclusiva e la valorizzazione equa di tutte le risorse umane.
Abbiamo inoltre esteso la possibilità di smart working per garantire un miglior equilibrio tra vita e lavoro: 14 giorni per chi ha figli fino a 2 anni, per andare incontro ai bisogni delle famiglie. E sul fronte della genitorialità, cerchiamo di favorire la possibilità di usufruire di circa 10 giorni lavorativi di paternità che, analogamente a quanto prevede la legge, si aggiungono ai 5 giorni di permesso retribuito.
Relativamente alla maternità, abbiamo predisposto un piano per la gestione delle diverse fasi. In particolare per agevolare il percorso di rientro dopo il parto, offriamo periodi di affiancamento in azienda per gestire efficacemente il ritorno al lavoro e superare le eventuali difficoltà e incertezze».
Sobi, come diceva, è una biofarmaceutica multinazionale specializzata nelle malattie rare: in che modo l’innovazione made in Sobi può contribuire a migliorare la qualità di vita delle persone che convivono con malattie rare?
«L’innovazione gioca un ruolo fondamentale per migliorare la qualità della vita delle persone che convivono con le malattie rare. La nostra mission è generare soluzioni innovative e sostenibili per patologie ematologiche rare, come l’emofilia, la trombocitopenia immune e l’emoglobinuria parossistica notturna. Queste sono attualmente le malattie rare verso cui ci rivolgiamo, ma abbiamo una fase di sviluppo importante per tumori liquidi del sangue e la glomerulopatia da C3 (C3G). Grazie all’impegno e all’esperienza acquisita, mettiamo a disposizione delle comunità di pazienti trattamenti innovativi che rispondono a bisogni insoddisfatti, perché attualmente il 95% delle malattie rare non ha una terapia approvata. La nostra mission è colmare questa lacuna, attraverso lo sviluppo di nuovi trattamenti, perché riteniamo che ognuno abbia il diritto di avere la migliore qualità di vita possibile».
Il 29 ottobre sarà speaker all’ESG Life Science Forum. Occasione per condividere buone pratiche e analizzare anche i benefici finanziari che derivano dall’integrazione dei principi ESG nel settore delle scienze della vita. Quali aspettative ha nei confronti della giornata di lavori?
«ESG è un argomento vastissimo e eventi come questo sono fondamentali per svariate ragioni, soprattutto per un’azienda come Sobi che pone grande attenzione alle tematiche di diversity, equity e inclusion, e in generale alla sostenibilità.
Aiutano a sensibilizzare e a promuovere le pratiche sostenibili percorribili, offrono l’opportunità di creare e consolidare relazioni strategiche con le istituzioni, le associazioni di pazienti, le società scientifiche e gli stakeholder chiave del settore. Permettono di condividere esperienze e competenze differenti. E per noi, sono anche un’opportunità per discutere e promuovere l’innovazione che può migliorare la qualità di vita delle persone con malattie rare».
La partecipazione a ESG Life Science Forum è libera, previa registrazione qui.


