«Siamo diventate virali prima di avere il prodotto»: la storia di Viola, l'app per tornare a casa più sicure

Viola, la startup che ha sviluppato l’app per tornare a casa più sicure

di Giulia Basso
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Giulia Basso

Perché ne stiamo parlando
Il 29 settembre Laura De Dilectis parteciperà all’ESG Life Science Forum a Roma: occasione per raccontare la storia di Viola, la startup italiana fondata nel 2022 per rispondere a un bisogno reale: sentirsi sicure in strada. «Mostrerò, con esempi concreti, che un altro modo di fare impresa e di guidarla è possibile».

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Nel 2021, tre anni prima di diventare un’app scaricabile da uno store, Viola esisteva già come servizio: una videochiamata su Instagram, gestita da volontarie, per accompagnare chi tornava a casa da sola di notte. «Siamo diventate virali prima di avere il prodotto», racconta Laura De Dilectis, psicologa clinica e amministratrice delegata di Viola, fondata nel maggio 2022 insieme alle socie Ilaria Saliva e Georgia Spencer Davison, quest’ultima non più operativa in azienda.

È l’esatto contrario di quanto consiglierebbe un manuale da startup: prima il prodotto, poi la domanda.

Il 29 settembre, De Dilectis parteciperà all’ESG Life Science Forum a Roma e racconterà come siano riuscite a trasformare un bisogno sociale in un servizio imprenditoriale scalabile.

Lei è psicologa clinica e ha condotto anche indagini sul campo, come un sondaggio su 9 mila donne, sulla paura di viaggiare in treno da sole. Che cosa faceva prima di Viola, e che ruolo ha oggi la ricerca nel vostro lavoro?

«Prima di Viola ho creato DonneXStrada, un’associazione che si occupa di sicurezza in strada e parità di genere, in un’ottica non profit, educativa e formativa. Esiste tutt’oggi, e ne sono ancora vicepresidente. Viola nasce dopo, per portare la tecnologia dentro quello stesso lavoro. Prima ancora ricevevo pazienti nel mio studio privato, per quattro anni. Ho fondato DonneXStrada quattro mesi dopo essermi iscritta all’albo: sapevo che la sola pratica clinica non mi sarebbe bastata, perché ha un impatto enorme, ma su singole persone.

Io ho sempre pensato in scala. La ricerca resta lo strumento per farlo: quel sondaggio l’ho condotto insieme a Silvia Barbareschi, dottoranda alla UC Berkeley Haas School of Business e oggi Chief Scientist di Viola, proprio per raccogliere dati prima di costruire soluzioni».

L’idea nasce nel 2021, dopo il caso di Sarah Everard, con le videochiamate di accompagnamento su Instagram. Che cosa ha imparato nel suo percorso, fino all’app lanciata nel 2024?

«Ho studiato a Lisbona e a Parigi, con l’Erasmus, e lì ho approfondito gli studi di comunità: l’impatto della tecnologia sulla qualità della vita delle persone. Poi un tirocinio alla Casa Internazionale delle Donne, nell’associazione Donna e Politiche Familiari, con Teresa Dattilo. Mi ero detta che non mi sarei occupata di violenza di genere, perché è un tema che nessuno vuole affrontare. Ma poi ho fatto l’opposto, perché quel tema non se ne andava.

Il caso di Sarah Everard è stato la spinta finale: fino ad allora si parlava di catcalling, lì si apriva un’altra porta, quella dell’insicurezza in strada in sé. Ho fondato DonneXStrada, e un anno dopo Viola. L’app è arrivata nel 2024, ma siamo andate virali prima di avere il prodotto: di solito si testa, si costruisce un prodotto funzionante, poi si lancia, noi eravamo già online e dovevamo ancora costruire, una doppia fatica».

Oggi rispondono operatrici formate, in fasce orarie dedicate. Chi sono, come le scegliete, e quando scatta l’allerta alle forze dell’ordine?

«Le operatrici le scelgo io: sia come psicologa sia come amministratrice, valuto se una persona è in grado di gestire certe situazioni. È un apprendistato tra pari, chi è già dentro guida chi arriva. Abbiamo linee guida, e siamo sempre pronte a intervenire. Serve il consenso della persona, c’è un flag nell’app, ma in un momento di crisi magari manca la lucidità: capire quando intervenire e quando aspettare è una valutazione caso per caso. Al momento le operatrici attive sono due, l’obiettivo è arrivare a dieci entro settembre 2028.

Sull’allerta alle forze dell’ordine, ci sono i casi di aggressione in corso, dove si valuta il rischio e si decide se chiamare. E ci sono i casi di stalking: una persona che ha paura di rientrare nel proprio cortile perché ne è vittima. Un paio di mesi fa abbiamo seguito, con DonneXStrada, un caso legato a un ex violento: la nostra fortuna è avere due realtà che collaborano. Ma su 16 mila videochiamate, i casi che arrivano a quel livello sono rari, per fortuna».

Quanti utenti avete, quante videochiamate, quanti abbonati? Chi usa Viola?

«Dal lancio dell’app abbiamo ricevuto più di 16 mila videochiamate, con 108 mila download. Gli abbonamenti sono partiti solo ad aprile, quindi ne contiamo 90: pochi, ma siamo contente, perché dietro ci sono persone, non numeri. Stiamo affrontando la fase in cui molte startup falliscono: il prodotto piace, ma non basta».

L’abbonamento costa 2,99 euro al mese o 29,99 all’anno. Prima il servizio era gratuito. Perché avete cambiato il modello?

«Era previsto fin dall’inizio che diventasse a pagamento: siamo una società profit, e senza ingenti finanziamenti pubblici non c’è alternativa. I prezzi li abbiamo tenuti bassi di proposito. Sappiamo che chi cammina sola, spesso, è chi non ha accesso a un taxi o ad altri privilegi per spostarsi: conosciamo l’urgenza di chi ci chiama. Per questo il mercato principale oggi è un altro: puntiamo sulle aziende. Se sei dipendente, è l’azienda a pagare l’abbonamento ai suoi collaboratori, come benefit. Con le aziende si ragiona sui volumi».

Il pre-seed è stato annunciato a 428 mila euro, poi cresciuto a circa 600 mila più 150 mila di Cassa depositi e prestiti. Conferma le cifre, e chi sono oggi i vostri finanziatori?

«Confermo. C’è il veicolo Maya 2 di Dario Calogero, con altri business angel. C’è Cassa depositi e prestiti, 150 mila euro con il programma Personae. E c’è un finanziamento a debito con Invitalia, che finanzia l’innovazione fino a dieci anni, per un netto di 304 mila euro a tasso zero. Non è la strada più comune, ma anche altre startup la scelgono».

Guardando avanti, quali sono i prossimi passi?

«Mi preparo a un nuovo round, tra 700 mila euro e un milione e mezzo, legato alla chiusura di alcuni accordi con grandi aziende. Servirà per investire finalmente in marketing e comunicazione: finora la crescita è stata organica, i fondi sono sempre andati nel prodotto. Completeremo il mercato italiano ed entreremo in Francia, dove sono accelerata a Station F, a Parigi, dentro il Beauty Tech Atelier di L’Oréal.

Dopo la Francia guardiamo al Regno Unito, poi agli Stati Uniti: contiamo di sbarcare a New York nel 2031. È un problema globale, che riguarda soprattutto le grandi città in ogni parte del mondo: Roma, Milano, Parigi, Londra. Ma ci chiamano anche da centri più piccoli. Il problema è soprattutto dei pendolari, che arrivano in stazioni deserte».

All’ESG Life Science Forum partecipa al panel “Donne ai vertici in Life Science”: lei guida un’azienda fondata da tre donne, cosa porta a quel confronto?

«Ho già partecipato ad altri panel su questo tema, sulla fatica delle donne a parlare di finanza, a essere incluse in certe conversazioni: sono bias impliciti nelle norme sociali, ma reali (secondo il rapporto Onu Gender Snapshot 2026 nel 2024 solo il 2,3 per cento del venture capital globale è andato a team di sole fondatrici, e le startup con almeno una fondatrice hanno raccolto il 37,5 per cento di capitale in meno, ndr).

Oggi ho 32 anni, ne avevo 26 quando ho iniziato, e faticavo a trovare donne simili a me: sono pochissime le storie di chi ce l’ha fatta, così si finisce per conoscersi tutte, o quasi. Per questo, con la regista Saskia Scorselo e con Sofia Zecchi, sto lanciando The Female Script, un podcast e poi documentari su storie di donne sottorappresentate, in Italia e nel mondo. È il mio modo di rispondere: non solo denunciare il divario, ma mostrare, con esempi concreti, che un altro modo di fare impresa e di guidarla è possibile».

Keypoints

  • Viola nasce nel 2022, un anno dopo l’associazione DonneXStrada, fondata da Laura De Dilectis; l’app arriva nel 2024, dopo che il servizio era già diventato virale sui social.
  • 16 mila videochiamate erogate, 108 mila download, ma solo 90 abbonati paganti: il passaggio al modello a pagamento è recente.
  • Il vero mercato oggi è B2B: aziende che offrono Viola come benefit ai dipendenti.
  • Hanno finanziato il progetto il veicolo Maya 2 di Dario Calogero e altri business angel, 150 mila euro da CDP (programma Personae), 304 mila euro a tasso zero da Invitalia; in arrivo un nuovo round tra 700 mila euro e 1,5 milioni.
  • Viola punta a completare la copertura del mercato italiano, all’ingresso in Francia (accelerazione a Station F con L’Oréal), poi Regno Unito e, in prospettiva, Stati Uniti.
  • A proposito di gender gap, De Dilectis lancia un podcast, “The Female Script”, su storie di donne sottorappresentate.

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