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La sicurezza personale come diritto fondamentale e come opportunità economica globale. È su questo doppio binario – impatto sociale e scalabilità – che si muove Viola Walk Home, l’app pensata per accompagnare le persone nei loro spostamenti e ridurre il senso di vulnerabilità prima che si trasformi in emergenza. Nata dall’esperienza di psicologhe attive nel contrasto alla violenza di genere e sostenuta da un round pre-seed in crescita, la startup italiana – fondata nel 2022 da da Laura De Dilectis, Ilaria Saliva e Georgia Spencer – si inserisce in un mercato, quello delle global safety app, stimato in espansione a doppia cifra nei prossimi anni.
Dario Calogero ha creduto in questo progetto. Investitore con un portafoglio diversificato di partecipazioni e una forte attenzione a iniziative a vocazione internazionale, CEO di Maya Investments Limited, società che investe nel settore tecnologico e digitale con particolare attenzione all’impatto sociale e ambientale, e membro del Consiglio di amministrazione di Viola, Calogero è il protagonista della nostra rubrica ESG.
Con un’esperienza maturata tra imprenditoria, advisory e angel investing, Calogero affianca startup early stage con un approccio che integra sostenibilità economica e impatto sociale. In questa intervista analizza il razionale finanziario dell’operazione, il potenziale globale del modello e spiega perché, nel mercato di oggi, profitto e impatto non sono più alternativi ma strutturalmente interconnessi.
Calogero, qual è l’impatto sociale e di genere di Viola?
«L’impatto che può avere Viola è prima di tutto un fatto di libertà. L’idea che sottende Viola non è quella di lanciare un’app, ma è quella di restituire un diritto fondamentale alle categorie che si sentono fragili per strada, soprattutto le donne. Può riguardare gli anziani, può riguardare qualunque altra categoria che non si senta sicura andando in giro».
E come la tecnologia può contribuire alla prevenzione della violenza?
«La tecnologia è un mezzo per ridurre il senso di isolamento, dare la possibilità di avere una presenza amica che cambia la percezione di sé nel contesto in cui si trova. È prevenzione perché agisce sulla vulnerabilità prima ancora che diventi un’emergenza, creando un deterrente psicologico e fisico fortissimo».
Quali criteri ESG considera prioritari quando valuta startup come Viola?
«Nel caso di Viola, delle tre lettere che compongono l’acronimo ESG è sicuramente la S quella che predomina. L’impatto deve essere nel DNA dei founder. Le founder di Viola sono psicologhe cliniche con un’esperienza diretta nell’intervento sociale a sostegno delle donne vittime di violenza e hanno deciso di fare qualcosa nella prevenzione. Quando faccio un investimento che ha social impact non cerco il ritorno economico immediato, cerco un modello che risolva un problema reale, universale, di cui c’è un bisogno percepito. È difficile distinguere l’elemento sociale dall’elemento finanziario, sono fortemente interconnessi».
Come ha bilanciato sostenibilità sociale e potenziale di mercato nel round pre-seed?
«Il pre-seed era stato inizialmente annunciato a 428 mila euro, ma successivamente la raccolta è cresciuta fino a circa 600 mila. L’operazione è stata guidata da Maya2, il veicolo di investimento dedicato a Viola, attraverso cui abbiamo deciso di sostenere il progetto fin dalle prime fasi. A questa cifra si è aggiunto anche un intervento di Cassa depositi e prestiti, attraverso il programma di accelerazione “Personae”, per “altri 150 mila euro. Abbiamo visto un’opportunità che va oltre i confini nazionali. Il bisogno è globale e riguarda circa metà della popolazione mondiale.
C’è un mito secondo cui ciò che è sociale significa poca redditività. In realtà, se il progetto non è sostenibile economicamente non può scalare, quindi l’impatto sociale resta limitato. In Italia il target primario di donne tra i 15 e i 45 anni è stimato in circa 11 milioni, 11 milioni e mezzo. In India, nella stessa fascia d’età, parliamo di oltre 370 milioni di donne, con un rapporto da uno a trentadue. Investire in Viola oggi significa puntare su un bisogno umano universale che non conosce confini».
Qual è la sfida nel convincere investitori istituzionali a puntare su soluzioni tech con forti obiettivi sociali?
«È soprattutto una sfida culturale. Bisogna convincere che l’impatto sociale non è beneficenza, ma è un fattore di riduzione del rischio e di miglioramento della qualità dei prodotti e dei servizi. Un’azienda con una chiara missione sociale è più resiliente, attira talenti migliori, gode di una reputazione più forte. Profitto e impatto non sono due rette parallele che non si incontrano, sono due facce della stessa medaglia. Chi investe oggi in soluzioni tech per il sociale sta scommettendo sulla stabilità e sulla qualità del mercato di domani».
Quali competenze sono fondamentali per sviluppare progetti con impatto sociale nel lungo periodo?
«Servono più missionari e meno mercenari. L’obiettivo è creare valore per tutti gli stakeholder. Oltre alla competenza tecnica, fa la differenza la visione a lungo termine, l’empatia e la capacità di ripensare continuamente il modello di business. Non basta voler fare bene, bisogna saperlo fare bene con i numeri. Alla fine, tutto deve stare in un foglio Excel, nel quadratino in basso a destra il numeretto deve essere positivo».
Quali trend prevede nei prossimi anni nell’impact investing e nella sicurezza personale?
«Stiamo finalmente capendo che sicurezza e inclusione sono pilastri della crescita economica, non solo temi etici. La sotto-rappresentazione femminile nell’impresa, nella tecnologia, nella finanza è una grandissima perdita di opportunità. C’è un discorso di Christine Lagarde, su uno studio della World Bank Group, che dimostra quanto la sottorappresentazione delle donne sia di fatto un errore economico, macroeconomico assurdo.
Mi aspetto più bilanciamento perché questo porterà maggiore crescita economica e maggiore resilienza dei sistemi economici. Il mercato delle global safety app si stima supererà il miliardo di dollari entro il 2026 con tassi di crescita vicini al 15%. Parliamo di crescita double digit e di numeri assoluti grandi. È un’opportunità di mercato che va considerata anche dal punto di vista della struttura di finanziamento».


