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La Svizzera punta sulle nuove tecnologie per rivoluzionare la neuroriabilitazione

Perché ne stiamo parlando
I cugini elvetici mettono il piede sull’acceleratore nella riabilitazione neurologica con il progetto SwissNeuroRehab. Sul piatto 11,2 milioni di franchi in cinque anni. Saranno reclutati più di 3mila pazienti. Fari puntati sulle Digital Therapeutics.

La Svizzera punta sulle nuove tecnologie per rivoluzionare la neuroriabilitazione
Immagine generata utilizzando l'intelligenza artificiale

La Svizzera ha deciso di dare una svolta alla neuroriabilitazione lanciando un modello innovativo. In futuro, la chiave di volta nella medicina, ma non solo, ha un nome: tech. E sono proprio le nuove tecnologie la colonna portante del progetto di ricerca SwissNeuroRehab. Alzare l’asticella con il supporto delle New Technologies, per ottenere un’azione più efficace e più efficiente. Il new model of Digital Neurorehabilitation è stato illustrato da Andrea Serino, Senior Scientist al Center for Neuroprosthetics del EPFL (École Polytechnique Fédérale de Lausanne), nel congresso “Fit for medical robotics. Verso una robotica riabilitativa personalizzata: un ponte tra le nuove tecnologie e i bisogni dei pazienti”, svolto nella sala convegni del Centro “S. Maria della Pace” della Fondazione Don Gnocchi a Roma.

Destinati 11,2 milioni di franchi in cinque anni

Finanziato da Innosuisse (l’Agenzia svizzera per la promozione dell’innovazione), SwissNeuroRehab è un progetto di ricerca sviluppato e coordinato dal Chuv, l’ospedale universitario di Losanna, uno dei migliori al mondo secondo la rivista Newsweek. Considerato il fratello minore dell’italiano “Fit for medical robotics”, SwissNeuroRehab rappresenta l’archetipo dei progetti interdisciplinari. Lo scopo è lanciare un modello innovativo di riabilitazione neurologica, per combinare gli approcci convenzionali della neuroriabilitazione con le nuove tecnologie digitali, e offrire cure personalizzate ai pazienti con postumi di accidenti cerebrovascolari (ictus), trauma cranico e paraplegia. Il budget complessivo è 11,2 milioni di franchi svizzeri in cinque anni: di questi, quasi sei milioni provengono dal programma Flagship di Innosuisse; il resto dai partner industriali. Del consorzio fanno parte i principali attori accademici (tra cui, il Centro Universitario di Medicina Generale e Sanità Pubblica, denominato Unisanté, e l’ETH di Zurigo, una delle università leader a livello mondiale specializzata in scienza e tecnologia), attori clinici (come l’Istituto Lavigny e la Fondazione Kliniken Valens) e attori industriali della Svizzera.

I cinque pilastri

SwissNeuroRehab si svilupperà su cinque diversi progetti organizzati in maniera correlata tra loro. Il primo affronterà i principali limiti dell’attuale sistema neuroriabilitativo. In questo modo, si introdurrà un cambio di paradigma del settore, basato sulla nozione di continuità delle cure, consentendo una transizione senza soluzione di continuità tra le fasi riabilitative, e rafforzando la gestione ambulatoriale, anche attraverso soluzioni di teleriabilitazione. L’obiettivo della missione due sarà quello di identificare, implementare e convalidare nuovi approcci per la neuroriabilitazione dei deficit cognitivi e degli arti superiori e inferiori dovuti a lesioni cerebrali acquisite e lesioni del midollo spinale. Saranno sviluppati programmi terapeutici per il nuovo modello di continuum of care, arricchendo la neuroriabilitazione con le Digital Therapeutics (DTx). Un gruppo di esperti clinici identificherà approcci e misure basati sull’evidenza per ciascuno dei tre domini funzionali e vari livelli di compromissione, e analizzerà le attuali limitazioni in termini di evidenza e fattibilità. I bisogni e le aspettative dei pazienti e dei medici saranno integrati e le soluzioni proposte saranno validate con le società scientifiche svizzere e internazionali competenti. In seguito, le cliniche andranno a sviluppare, ottimizzare e implementare i nuovi programmi. Questa fase produrrà terapie digitali pienamente compatibili con l’infrastruttura dati e pronte per la validazione clinica. I programmi saranno sottoposti a una valutazione interattiva, fornendo misure di fattibilità, accettazione ed efficacia in sperimentazioni multi sito. Il progetto due eseguirà la valutazione clinica del nuovo modello, reclutando fino a 3.200 pazienti. Il focus della terza missione sarà la creazione di una piattaforma interoperabile per l’acquisizione, lo scambio e l’analisi dei dati relativi alla neuroriabilitazione tra ospedali, cliniche, terapisti privati e pazienti, compresi piani di cura e/o trattamento condivisi lungo il continuum di cura. La quarta missione si svilupperà su quattro sotto progetti: monitoraggio descrittivo dei costi di implementazione; analisi costo-efficacia e costo-utilità del nuovo modello di riabilitazione; piano finanziario per l’adozione e la sostenibilità del rimborso del nuovo modello di neuroriabilitazione, compresa la teleriabilitazione;analisi qualitativa degli impatti organizzativi. Con la quinta e ultima missione,si costruiranno le migliori soluzioni educative per sviluppare programmi di studio organici e in evoluzione per la neuroriabilitazione, concentrandosi sullo standard di cura e sulle tecnologie digitali validate.

Serino (EPFL): «Il progetto non sostituirài terapisti che avranno strumenti più efficaci»

Il focus di SwissNeuroRehab è rappresentato dalle lesioni cerebrali: dall’evento vascolare, o traumatico, al tumore, dalla lesione che si presenta con disturbi motori, per esempio dell’arto superiore, ai disturbi della deambulazione, per finire con i disturbi cognitivi che hanno un impatto sulla vita del paziente. «Oggi, la risposta del sistema sanitario nazionale svizzero, ma non solo, è inefficiente – commenta Andrea Serino – perché il paziente torna a casa e ha ancora problemi residui importanti». Per il Senior Scientist al Center for Neuroprosthetics del EPFL ci sono due ragioni sostanziali. La prima: i percorsi di cura sono costruiti e trattati “a silos”; il paziente comincia con l’urgenza, poi sarà trasferito in ospedale, dove riceverà un po’ di riabilitazione, successivamente andrà nei centri specializzati, in cui l’obiettivo è ricevere almeno tre ore e mezza di riabilitazione al giorno, il paziente tornerà a casa e, se fortunato, riceverà solo un’ora di riabilitazione a settimana. «Perché passiamo da tre ore e mezzo a una volta ogni sette giorni?», domanda Serino. Qui entra in gioco la seconda ragione. La maggior parte dell’intervento riabilitativo è basato sulla relazione uno-a-uno terapista-paziente, con costi elevati. «Il sistema, quindi, non è sostenibile – sottolinea – L’obiettivo del programma è sfruttare le nuove tecnologie, per esempio con le terapie digitali o con i robot, per aumentare l’intensità di dose. Tutto ciò andrà ad accompagnare, non a sostituire, i terapisti che avranno strumenti più efficaci».

SwissNeuroRehab e Fit for medical robotic hanno un obiettivo comune: cambiare passo nella riabilitazione lanciando un modello innovativo. I due programmi faranno da ponte tra le nuove tecnologie e i bisogni dei pazienti. Creare un ponte transnazionale tra gli addetti ai lavori potrà sicuramente dare un ulteriore apporto positivo per raggiungere nuovi e importanti traguardi.

Keypoints

  • SwissNeuroRehab è un progetto di ricerca sviluppato e coordinato dall’Ospedale Chuv, con lo scopo di lanciare un modello innovativo di riabilitazione neurologica
  • Il budget complessivo è 11,2 milioni di franchi svizzeri in cinque anni: di questi, quasi sei milioni provengono dal programma Flagship di Innosuisse; il resto dai partner industriali
  • SwissNeuroRehab si svilupperà su cinque diversi progetti organizzati in maniera correlata tra loro
  • Del consorzio fanno parte i principali attori accademici, clinici e industriali della Svizzera
  • Per Andrea Serino, Senior Scientist al Center for Neuroprosthetics del EPFL: «Oggi, la risposta del sistema sanitario nazionale svizzero, ma non solo, è inefficiente perché il paziente torna a casa e ha ancora problemi residui importanti»

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