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Con la pubblicazione del report sul medicinale orfano Ojemda (tovorafenib), indicato per il trattamento del glioma pediatrico di basso grado – il tumore cerebrale più frequente in età pediatrica – la Commissione europea inaugura ufficialmente il nuovo sistema di Joint Clinical Assessment (JCA).
Il documento è il primo a essere realizzato nell’ambito del Regolamento europeo sull’Health Technology Assessment (UE 2021/2282), che punta a rafforzare la collaborazione tra gli Stati membri nella valutazione clinica delle tecnologie sanitarie. Attraverso il Joint Clinical Assessment, i Paesi europei possono contare su una valutazione clinica condivisa delle evidenze relative all’efficacia e alla sicurezza dei nuovi farmaci rispetto alle alternative terapeutiche disponibili.
L’obiettivo è evitare la duplicazione delle valutazioni nazionali, favorire un utilizzo più efficiente delle competenze e supportare decisioni più rapide e informate in materia di accesso alle innovazioni terapeutiche.
«Si tratta certamente di un cambiamento profondo e strutturale nel processo di accesso ai farmaci in Europa e, di conseguenza, anche in Italia. È stato portato avanti un lavoro molto ampio e complesso per arrivare a un documento in grado di offrire una revisione critica dei nuovi medicinali che entrano nel mercato europeo» commenta Andrea Marcellusi, ricercatore del dipartimento di scienze farmaceutiche dell’università Statale di Milano e presidente dell’International society of pharmacoeconomics and outcome research (Ispor) Italy Rome Chapter.
Una valutazione congiunta per supportare le decisioni nazionali
La pubblicazione del primo report di Joint Clinical Assessment segna un passaggio chiave nell’attuazione del Regolamento europeo sull’Health Technology Assessment (HTA). Per la prima volta, gli Stati membri possono contare su una valutazione elaborata attraverso metodologie condivise a livello europeo e pensata per supportare le decisioni a livello nazionale. Si tratta di un risultato importante, che mette a disposizione delle autorità competenti un patrimonio comune di evidenze scientifiche e che contribuirà a rendere più efficiente e strutturato il percorso di valutazione delle nuove innovazioni terapeutiche.
«L’obiettivo è che l’Europa elabori un documento condiviso che metta a disposizione le evidenze a supporto della valutazione del valore clinico di un farmaco rispetto ai trattamenti comparatori disponibili nei diversi Paesi europei» spiega Marcellusi.
«In questo modo, tutti gli Stati membri possono contare su metodologie rigorose, frutto della collaborazione e dell’expertise consolidata dei Paesi con una più lunga tradizione valutativa. Si tratta di mettere in rete competenze altamente specialistiche, che richiedono risorse dedicate, a beneficio dell’intero sistema europeo. L’intento è duplice: da un lato standardizzare i processi di valutazione, dall’altro favorire un accesso più omogeneo ai farmaci all’interno dell’Unione europea».
Come funziona il JCA: metodologia, evidenze e trasparenza
Il documento fornisce una valutazione scientifica delle evidenze comparative sul medicinale, mettendone in luce punti di forza e limiti attraverso una metodologia sviluppata e affinata negli anni. L’analisi si basa sui PICO (Population, Intervention, Comparator, Outcomes), che definiscono la popolazione eleggibile, il nuovo trattamento e il suo meccanismo d’azione, i comparatori disponibili nei diversi Paesi europei e gli outcome clinici rispetto alle terapie di riferimento.
La valutazione è svolta a livello europeo, mentre i singoli Stati membri utilizzano uno dei PICO del JCA per le decisioni su prezzo e rimborso. In alcuni casi, viene incluso anche il punto di vista dei pazienti, sempre più rilevante nelle valutazioni regolatorie. «Un elemento chiave è che, a livello europeo, non viene espresso un giudizio comparativo tra farmaci, ma una valutazione metodologica delle evidenze.
Nel caso di tovorafenib, infatti, il report conclude che, pur rappresentando un’opzione terapeutica per i gliomi pediatrici con specifiche alterazioni genetiche, la mancanza di confronti diretti e la limitata disponibilità di dati non consentono di stabilire con certezza la sua superiorità o la sua sicurezza relativa, rispetto alle terapie esistenti.
«Lo studio registrativo, inoltre, confronta spesso il nuovo farmaco con il comparatore disponibile al momento del disegno dello studio, che però può non coincidere con lo standard di cura attuale: la pratica clinica evolve e nel frattempo possono essere arrivate nuove terapie. È questo disallineamento a rendere indispensabili i confronti indiretti, l’unico strumento per valutare il farmaco rispetto alle alternative oggi effettivamente in uso. Un aspetto particolarmente rilevante è la sezione di assessment, che documenta l’intero processo, comprese le richieste rivolte allo sviluppatore e le relative risposte. È un elemento di grande valore, perché rende pubblico e tracciabile l’intero percorso decisionale, comprese le motivazioni alla base di ogni scelta sulle evidenze» commenta Marcellusi.
Il ruolo degli enti regolatori nazionali
Un aspetto fondamentale è distinguere il ruolo dell’EMA da quello del JCA: l’Agenzia europea per i medicinali valuta infatti efficacia e sicurezza di un farmaco in termini assoluti, mentre il JCA si concentra sull’efficacia relativa, cioè sul confronto con le alternative terapeutiche disponibili nella pratica clinica. Il JCA si limita, inoltre, a presentare evidenze e risultati, senza formulare giudizi comparativi o raccomandazioni, che restano invece alle agenzie regolatorie nazionali chiamate a decidere su prezzo e rimborso.
«In questo contesto, il documento europeo può rappresentare un riferimento utile per il sistema italiano. Da un lato, introduce un modello di standardizzazione metodologica che può supportare l’evoluzione dei processi nazionali; dall’altro, fornisce informazioni strutturate ed esplicite su endpoint, comparatori e criteri di valutazione adottati a livello europeo, utili come supporto per le decisioni di AIFA. La valutazione di un farmaco è, infatti, un’attività altamente complessa, che richiede competenze scientifiche e tecniche molto solide. Questa complessità , però, rappresenta anche una garanzia della qualità della valutazione stessa, perché consente di arrivare a una stima più robusta del valore terapeutico di un farmaco, bilanciando efficacia e sicurezza» spiega Marcellusi.
Il futuro del Joint Clinical Assessment
Dall’avvio dell’applicazione del Regolamento HTA, nel gennaio 2025, sono stati avviati 18 Joint Clinical Assessment riguardanti nuovi farmaci oncologici e terapie avanzate. Nei prossimi mesi, la Commissione europea completerà e pubblicherà ulteriori report.
Secondo Marcellusi, «esistono margini di miglioramento: si tratta di un primo step che ha il merito di mettere in evidenza la complessità della valutazione e di affidarla a competenze tecniche adeguate. È plausibile che il report riceva osservazioni dai Paesi membri e che, nel tempo, i feedback contribuiscano a perfezionare i documenti successivi, in un processo evolutivo e iterativo. Il primo documento riguarda una malattia rara pediatrica, un ambito con evidenze limitate e un’elevata incertezza, soprattutto nei confronti indiretti, che rende difficile trarre conclusioni forti e definitive.
Proprio per questo, rappresenta anche un test rilevante in condizioni reali e complesse. Con l’aumento dei report disponibili, sarà possibile costruire una base dati più ampia e utilizzare meglio le informazioni prodotte per supportare le decisioni di prezzo e rimborso. Una migliore quantificazione dell’incertezza potrà , infatti, diventare un elemento chiave nelle negoziazioni: evidenze cliniche più robuste e parametri di incertezza più solidi costituiscono la base su cui poggiano i modelli economici utilizzati a livello nazionale per definire il valore economico di una tecnologia sanitaria e, di conseguenza, il suo prezzo».
Ci si aspetta, quindi, che nel tempo questi documenti si rafforzeranno e risponderanno sempre meglio alle esigenze dei singoli Paesi. Non sostituiranno le valutazioni nazionali, ma le renderanno più rapide, strutturate ed efficienti sul piano informativo. In questo contesto, si inserisce anche la revisione prevista nel 2028, quando l’Europa farà il punto sui primi tre anni di applicazione del sistema. Sarà un passaggio chiave per valutare risultati, criticità e possibili aggiustamenti, con l’obiettivo di ottimizzare ulteriormente il processo sulla base dell’esperienza maturata.


