Tecnologie per la salute. Tre anni di ANTHEM per rivoluzionare la medicina, «ma ora dobbiamo guardare oltre i finanziamenti pubblici»

Tecnologie per la salute. Tre anni di Anthem, «ma ora dobbiamo guardare oltre i finanziamenti pubblici»

di Cristina Da Rold
Immagine di Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Perché ne stiamo parlando
Oggi e domani al Politecnico di Milano la Fondazione Anthem fa il punto su quanto realizzato finora. Un bilancio che, stando alle parole di chi guida la ricerca, comincia ad assumere contorni concreti e trasferibili alla pratica clinica quotidiana.

Getting your Trinity Audio player ready...

Anthem – Advanced Technologies for Human-centric Medicine – è una delle iniziative di ricerca più significative finanziate in Italia negli ultimi anni: 120 milioni di euro stanziati dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al PNRR, per sviluppare tecnologie e percorsi innovativi in ambito sanitario e assistenziale. Un progetto ampissimo, volutamente multidisciplinare, che intreccia medicina e ingegneria, fisica, informatica ed economia, articolato in 28 progetti pilota raggruppati in quattro macroaree di ricerca – i cosiddetti Spoke – coordinati rispettivamente dalle Università di Bergamo, di Milano-Bicocca, dal Politecnico di Milano e dall’Università di Catania.

A fare sistema attorno a questi poli universitari, una rete ampia di partner pubblici e privati: ospedali, imprese, istituzioni, associazioni di pazienti. In tutto, oltre 350 ricercatrici e ricercatori coinvolti, con una missione dichiarata: migliorare la cura e la qualità della vita di pazienti fragili, cronici, o colpiti da patologie che ancora non dispongono di una terapia efficace.

A spiegare meglio a che punto si trova Anthem a tre anni dal via è Guido Cavaletti, direttore scientifico della Fondazione e prorettore alla Ricerca della Bicocca.

Il totem multilingue trasforma il pronto soccorso

Il progetto più vicino a diventare realtà operativa – come riconosce lo stesso Cavaletti – riguarda una delle situazioni più critiche della sanità pubblica: il triage al pronto soccorso. Anthem aveva sviluppato un sistema di pre-triage basato su un totem interattivo multilingue che permetteva a chi arriva in pronto soccorso di descrivere il proprio problema nel proprio modo e nella propria lingua, fornendo le informazioni necessarie per assegnare la giusta priorità di accesso alle cure.

Il progetto ha poi preso una piega inaspettata e particolarmente fruttuosa: nel corso dei primi tre anni, Anthem ha allargato la propria rete di partner e ha incontrato un altro progetto parallelo, dedicato alla creazione di una cartella clinica informatizzata del pronto soccorso.

I due sistemi sono stati integrati, dando vita a qualcosa di più completo: il paziente arriva, inserisce i propri dati nel totem, e queste informazioni vengono automaticamente trasferite nella cartella clinica digitale, così che il personale medico che prenderà in carico il paziente abbia già a disposizione tutto il quadro della situazione. «Il paziente arriva in pronto soccorso, inserisce i dati che vengono passati direttamente in cartella, di modo che siano immediatamente disponibili in modo ordinato a chi di lì a breve gestirà il paziente», sintetizza Cavaletti.

Il sistema è già in sperimentazione sul campo: il primo test è stato condotto in Lombardia, al pronto soccorso dell’ospedale di Seriate. Da lì la sperimentazione si sta allargando, e sono arrivate richieste di test anche dall’estero, un segnale concreto dell’interesse che il progetto sta generando oltre i confini nazionali.

L’istologia 3D virtuale: guardare dentro i tessuti senza toccarli

Un secondo esempio in cui Anthem sta dando i suoi frutti è l’applicazione della microtomografia a raggi X all’istologia, cioè allo studio dei tessuti biologici. La microtomografia a raggi X è una tecnica consolidata nelle scienze dei materiali, dove viene utilizzata da anni per ottenere ricostruzioni tridimensionali ad alta risoluzione di oggetti solidi. Applicarla ai campioni biologici è invece una frontiera completamente nuova.

«Per me, che sono medico, quando ho iniziato a parlare di questo era fantascienza», ammette Cavaletti. E in effetti il cambio di paradigma che questa tecnologia introduce è radicale. Nel metodo istologico classico, il campione biologico – un frammento di tessuto prelevato da un paziente – viene tagliato in sezioni sottilissime, colorato chimicamente e osservato al microscopio. È una procedura che funziona, ma che distrugge o altera irreversibilmente il campione. Con la microtomografia a raggi X applicata alla biologia, invece, si ottiene una ricostruzione tridimensionale completa del campione senza alterarlo.

Questo significa che dopo l’analisi per immagini il campione può essere sottoposto ad altre indagini – le cosiddette tecniche omiche, che analizzano il patrimonio genetico, proteico o metabolico di un tessuto – senza che sia stato alterato da colorazioni o tagli. Un vantaggio enorme in termini di informazioni ottenibili da un singolo prelievo.

Le prime prove sono state condotte su frammenti di osso e su retine, proprio per testare la fattibilità dell’approccio. I risultati hanno convinto il team che la strada è percorribile.

Cavaletti: «Non possiamo continuare a dipendere dal finanziamento del Ministero»

Eppure, nonostante i risultati incoraggianti, Cavaletti non nasconde le preoccupazioni che riguardano il futuro. Anthem è attualmente nella sua fase principale di finanziamento, ed è previsto un secondo ciclo per il biennio 2026-2028. Cavalletti, però, mette in guardia dal rischio di costruire un ecosistema di ricerca che dipenda strutturalmente dal sostegno pubblico centrale.

«Non dobbiamo continuare a basarsi sul finanziamento del Ministero: bisogna avere altri finanziamenti internazionali, non possono essere confinati. Dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre», dice con chiarezza. Anthem ha già stretto accordi con realtà simili in Europa, e questo è il modello che Cavaletti considera quello giusto: la vera difficoltà, e la vera sfida, è costruire questa rete di relazioni stabili. «Arrivare a produrre cento dispositivi in laboratorio è una cosa, produrne un milione – rendendoli piccoli, economici e fruibili – è tutt’altra storia, e richiede competenze e investimenti industriali che la sola università non può garantire».

Perché questo avvenga serve un rapporto organico e continuativo con il mondo delle imprese, regolato da norme chiare. Serve, in sostanza, la costruzione di veri ecosistemi e poli di ricerca e sviluppo stabili nel tempo. «Altrimenti – conclude – temo che l’entusiasmo iniziale si affievolisca, e si rischi un grande sviluppo iniziale senza un vero mantenimento nel tempo».

Keypoints

  • Dall’intelligenza artificiale alla medicina personalizzata: a tre anni di attività, la Fondazione Anthem fa il punto sulle innovazioni che stanno cambiando diagnosi, cure e gestione dei pazienti.
  • Obiettivo della due giorni in corso lunedì 13 e martedì 14 aprile al Politecnico di Milano è presentare lo stato di avanzamento dei 28 progetti pilota promossi da Anthem con il finanziamento di 120 milioni dal MUR
  • Anthem coinvolge oltre 350 ricercatori e ricercatrici e una rete di università, ospedali e imprese per migliorare la qualità di vita dei pazienti.
  • Guido Cavaletti, direttore scientifico della Fondazione Anthem, sottolinea a INNLIFES i principali traguardi e le ambizioni future per innovare cura e assistenza sanitaria.
  • Un totem multilingue per il pronto soccorso raccoglie i dati dei pazienti e li integra subito nella cartella clinica digitale.
  • La microtomografia a raggi X permette di analizzare i tessuti in 3D senza danneggiarli, ampliando le possibilità diagnostiche.
  • La sfida ora è trasformare i risultati della ricerca in soluzioni scalabili, con investimenti e partnership anche internazionali, andando oltre i finanziamenti ministeriali

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato su tutte le novità