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«Abbiamo dotazione tecnica aggiornata e performante, i citofluorimetri di ultima generazione, abbiamo le competenze e le idee. E ora anche partners a livello europeo che ci aiutano finanziariamente e a velocizzare i tempi di realizzazione». Gli astri si sono allineati alla Fondazione Tettamanti per fare in modo che entro i prossimi tre anni diventi realtà il progetto di creare un kit diagnostico per i bambini che hanno complicazioni dopo il trapianto di midollo osseo. L’ambito di intervento è quello della leucemia linfoblastica acuta pediatrica (LLA), una patologia oncologica che colpisce il sistema emopoietico dei bambini, principalmente tra l’età di uno e dieci anni. In Italia, vengono diagnosticati circa 400 nuovi casi ogni anno. Grazie ai significativi progressi nelle terapie chemioterapiche degli ultimi vent’anni, l’85% dei bambini affetti da LLA riesce a guarire completamente. «Bambini che, una volta guariti, possono condurre una vita normale, diventare adulti e persino genitori, non sono semplicemente sopravvissuti a lungo termine, ma sono curati definitivamente», ricorda Giuseppe Gaipa, Ricercatore della Fondazione Tettamanti e responsabile del progetto.
Strumenti inadeguati per monitorare i bambini dopo il trapianto di midollo
«Tuttavia», spiega, «un 15% dei pazienti non riesce a raggiungere una cura completa attraverso il ciclo di chemioterapia standard, che dura circa due anni, e alcuni di questi pazienti subiscono una ricaduta prima del termine dei due anni o poco dopo. Per questi casi, una delle soluzioni possibili è il trapianto di midollo osseo, un intervento complesso che presenta numerosi rischi. Le complicazioni post-trapianto rappresentano una delle principali sfide cliniche, ma ad oggi le analisi per individuare che cosa stia accadendo alle cellule trapiantate vengono effettuate con strumenti estremamente grossolani».
Un pannello che analizzerà milioni di cellule per campione
«La vera innovazione del nostro progetto risiede proprio nel superare queste limitazioni, perché non esistono strumenti adeguati attualmente disponibili», afferma il ricercatore della Fondazione Tettamanti. «La nostra soluzione è un pannello di anticorpi monoclonali progettato per riconoscere tutte le popolazioni cellulari che potrebbero influenzare l’andamento del trapianto. Il pannello include circa 40 parametri, fornendo 40 informazioni per ogni cellula analizzata. Analizziamo almeno 10 milioni di cellule per campione, generando un’enorme quantità di dati da correlare. Sappiamo che il nostro pannello di analisi funziona, lo abbiamo testato ed è pronto a supportare il nostro progetto».
Per la realizzazione del kit diagnostico è richiesto l’uso di citofluorimetri ad alta risoluzione, rari ma essenziali. «La Fondazione Tettamanti ha investito in uno di questi strumenti alcuni anni fa, permettendoci di condurre ricerche avanzate».
L’idea arriva da una pediatra Ricercatrice alla Fondazione Tettamanti, Silvia Nucera
Ad avere l’idea di sviluppare uno strumento che ad oggi mancava è stata Silvia Nucera, una giovane pediatra e Ricercatrice alla Fondazione Tettamanti, che ha deciso di comprendere meglio cosa accade alle cellule del donatore quando iniziano a riprodursi nel corpo del ricevente. Perché i rischi per i bambini che subiscono il trapianto di midollo osseo sono molto alti: il sistema immunitario, compromesso dalla chemioterapia e dal trapianto stesso, è estremamente vulnerabile alle infezioni, che possono risultare letali. Un’altra complicazione grave è la malattia del trapianto contro l’ospite (Graft versus Host Disease, GVHD), in cui il midollo osseo trapiantato attacca i tessuti del paziente, riconoscendoli come estranei. Questa condizione può causare gravi danni alla pelle, agli organi interni e, se non adeguatamente trattata con farmaci immunosoppressori come gli steroidi, può portare alla morte. Inoltre, esiste anche il rischio di fallimento del trapianto, quando il midollo trapiantato non attecchisce correttamente per motivi immunologici. «Comprendere queste dinamiche potrebbe portare allo sviluppo di nuovi strumenti clinici per migliorare i tassi di successo dei trapianti di midollo osseo e ridurre le complicanze associate, offrendo così una speranza concreta ai pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta pediatrica», spiega Gaipa.
Il gruppo di ricerca sarà supportato da altri 4 centri europei specializzati
Oltre al centro di Monza, capofila, il progetto coinvolge altri quattro centri di eccellenza in Europa: uno in Olanda, uno nella Repubblica Ceca, uno in Belgio e uno in Spagna.
«Questa collaborazione internazionale, che si svolge all’interno del consorzio EuroFlow, è cruciale per sviluppare e validare il nostro pannello di anticorpi. Questo processo implica tutti gli step necessari per dimostrare tecnicamente e documentare che l’essay diagnostico funziona, è robusto e riproducibile in diversi laboratori. Una seconda fase consisterà nella validazione dell’utilità clinica, testando l’essay in contesti clinici osservazionali».
Muovendosi all’interno di questo consorzio europeo, che ha contribuito alla ricerca con 300000 Euro, e potendo fare affidamento su campioni, strumentazioni e personale competente da altri centri europei specializzati, fondazione Tettamanti può darsi l’obiettivo di depositare il brevetto per il kit diagnostico entro tre anni.
Tutti i centri che vorranno utilizzare il kit diagnostico saranno supportati
«E una volta che il kit è disponibile, si garantisce la standardizzazione del suo utilizzo. Ad esempio, se un laboratorio in un altro centro, italiano o estero, utilizza il nostro kit sviluppato, non solo riceverà il kit, ma anche il protocollo di preparazione del campione, già standardizzato».
Un approccio che garantisce la condivisione dei progressi scientifici a vantaggio dei bambini con leucemia, ovunque essi siano.


