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Nel 2006, in un laboratorio del Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano, Sara Rebasti, laureanda in nanotecnologie, esegue un esperimento di routine: depositare particelle metalliche su un vetrino per studiare come il materiale passi dall’isolante al conduttivo. Un giorno le viene proposto di usare, al posto del vetro, della plastica. Il risultato è inatteso: la conduzione appare molto più tardi del previsto.
«All’inizio lo abbiamo interpretato come un errore sperimentale», racconta Luca Ravagnan, allora dottorando in nanotecnologie e oggi amministratore delegato di Wise.
Ma dopo tanti tentativi, l’ipotesi comincia a farsi strada: e se quell’anomalia non fosse un errore, ma una proprietà?
L’ipotesi è che le particelle, invece di depositarsi sulla superficie della plastica come fanno sul vetro, si impiantino nel materiale, formando un nanocomposito. «Come la differenza tra cospargere le uvette sulla superficie del panettone e impastarle dentro», spiega Ravagnan.
L’ipotesi si rivela corretta.
Quando il gruppo ripete l’esperimento usando il silicone al posto della plastica, la scoperta prende definitivamente forma: un materiale conduttivo, integrato nella gomma, ed elastico. Da lì nasce il brevetto e, nel 2011, Wise, con l’ambizione di trasformare il futuro della neuromodulazione e le interfacce neurali attraverso una generazione completamente nuova di elettrodi impiantabili.
Oggi Wise sviluppa dispositivi medici innovativi per il trattamento di malattie neurologiche e del dolore cronico.
La fisica dell’aerografo supersonico
La tecnologia proprietaria di Wise è la Supersonic Cluster Beam Implantation, o Supersonic Technology, che Ravagnan descrive come «un aerografo molto complicato», per la produzione di neuro-elettrodi ergonomici, conformabili e minimamente invasivi.
Come in un aerografo tradizionale, una sorgente produce un fascio – in questo caso di nanoparticelle generate erodendo una bacchetta metallica con una scarica elettrica – che viene diretto verso una base polimerica. Davanti a questa base vengono posizionate delle maschere, come quelle usate per decorare le magliette, che definiscono con precisione micrometrica quali aree vengono metallizzate.
La differenza decisiva rispetto a qualunque processo convenzionale sta nella velocità: le particelle sono abbastanza rapide da impiantarsi nel silicone come microproiettili, creando uno strato conduttivo integrato nel materiale. Il risultato è un circuito elastico, biocompatibile, che mantiene le sue proprietà elettriche anche dopo deformazioni ripetute. E le maschere, a differenza della fotolitografia usata per i microchip, sono riutilizzabili: stesso stampo, migliaia di dispositivi.
L’incontro con la neurochirurgia al bar del Dipartimento
Il primo incontro con la neurochirurgia è, anche questo, figlio del caso. Lo staff medico dell’Istituto Neurologico Besta si ferma spesso al bar del Dipartimento di Fisica, basta attraversare la strada. Dalle conversazioni con i neurochirurghi emerge che i materiali elastici e conformabili di Wise possono risolvere un annoso problema: gli elettrodi tradizionali per il monitoraggio cerebrale sono rigidi, mentre il cervello ha «la consistenza di un budino», semplifica Ravagnan.
Oltre che rigidi, gli elettrodi neurali tradizionali sono ingombranti, invasivi e presentano una incompatibilità meccanica con il tessuto neurale umano. Un elettrodo che aderisca davvero alla superficie corticale permetterebbe di registrare e stimolare i segnali neurologici con una fedeltà altrimenti irraggiungibile.
Nasce così Wise Cortical Strip, elettrodo per il neuromonitoraggio intraoperatorio durante interventi su tumori cerebrali ed epilessia. Arrivare al mercato richiede dieci anni di lavoro e una seconda invenzione lungo la strada, che risponde all’esigenza di collegare un materiale elastico a un cavo rigido senza che l’interconnessione si rompa sotto lo stress meccanico.
«La parte elastica si deforma, quella rigida no, e nell’interconnessione si concentrano le tensioni fino alla rottura», spiega Ravagnan. La soluzione è diventata un secondo brevetto.
Oggi Wise Cortical Strip è un dispositivo certificato con marcatura CE secondo il Regolamento MDR, approvato dalla FDA e dalla TGA australiana, commercializzato in tutta l’Europa occidentale, in Australia e, dal 2025, negli Stati Uniti, dove il primo centro di Pittsburgh ha già completato una decina di interventi.
L’elettrodo che si apre come un airone
Il secondo prodotto, Heron, affronta un problema diverso e un mercato molto più grande: la stimolazione spinale, ovvero l’uso di elettrodi impiantati in prossimità del midollo spinale per bloccare il segnale del dolore cronico nei pazienti più gravi. Un mercato che «vale oggi tra 2,5 e 3 miliardi di dollari, con 80-100mila impianti l’anno solo in questo segmento», spiega Ravagnan.
Chi soffre di dolore cronico severo, dovuto a un nervo danneggiato che continua a inviare segnali di sofferenza anche in assenza di una causa attiva, può trovare sollievo in questa terapia, ma a un prezzo: gli elettrodi più efficaci richiedono un intervento chirurgico invasivo in anestesia totale, mentre quelli inseribili con un ago, in modo minimamente invasivo come un’anestesia locale, non sono direzionali e disperdono la stimolazione. «O uno usa un impianto molto invasivo con un buon elettrodo, o un impianto minimamente invasivo con un elettrodo meno efficace», sintetizza Ravagnan.
Heron scioglie questa strada: si inserisce con un ago, ma una volta in sede si apre come le ali di un airone da cui prende il nome, dispiegando una superficie elettrodica direzionale equivalente a quella degli impianti chirurgici. La fase preclinica è già completata. La prima sperimentazione sulle persone è prevista negli Stati Uniti nel 2027. L’orizzonte per la commercializzazione è tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028.
La fabbrica come vantaggio competitivo
Wise oggi conta 55-60 persone, per metà ingegneri e fisici impegnati nello sviluppo, e il resto distribuiti tra produzione, qualità, affari regolatori e clinici, amministrazione e vendite. La produzione avviene interamente a Cologno Monzese, in camera bianca, con sterilizzazione affidata a fornitori esterni. Berlino ospita una filiale aperta nel 2012 su richiesta di un investitore tedesco, l’Hightech Gründerfonds, ma operativamente marginale.
Nei prossimi anni la strategia è definita su più livelli. Il grosso dei 30 milioni raccolti nell’ultimo round – chiuso superando l’obiettivo iniziale, con ENEA Tech e Biomedical tra i nuovi soci accanto a un ecosistema di investitori europei e un finanziamento della Banca Europea degli Investimenti – sarà «prevalentemente dedicato alla ricerca e sviluppo dell’elettrodo spinale», spiega Ravagnan.
Heron è più complesso dell’elettrodo per il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, e non solo tecnicamente: richiede più di una decina di fornitori per i sottocomponenti, contro i due o tre del primo prodotto, e un iter regolatorio più articolato.
Una quota andrà anche a consolidare la rete commerciale europea e ad aprire quella americana. L’orizzonte è una partnership con uno dei grandi gruppi globali della stimolazione spinale – tutti già in contatto con l’azienda – che si occuperà della distribuzione del prodotto.
Nel frattempo si moltiplicano le richieste di adattare la tecnologia degli elettrodi impiantabili ad altri organi: aziende esterne stanno chiedendo a Wise di sviluppare soluzioni per applicazioni che potrebbero richiedere capacità produttive di centinaia di migliaia di pezzi.
Il know-how e la manifattura, in ogni caso, rimarranno a Cologno Monzese.
«Siamo manifatturieri e rimarremo manifatturieri», dice Ravagnan. Wise Cortical Strip, il prodotto da cui tutto è cominciato, continua ad aprire possibilità prima impensabili per i neurochirurghi. Il salto di scala, però, arriverà da Heron e da ciò che verrà dopo. Intanto, Nelson Advisors, società di advisory finanziario con sede a Londra, annovera Wise tra le “20 Future Italian HealthTech and MedTech Leaders”.


