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L’ospedale del futuro? Espandibile come un Lego. Ma è ancora un libro dei sogni.

di Valentina Arcovio
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Valentina Arcovio

Perché ne stiamo parlando
Costruire un ospedale nuovo costa come gestire un anno un ospedale vecchio. Ne vale la pena e la spesa, ma ad oggi non si sa bene da dove partire per ammodernare il nostro vetusto parco ospedaliero italiano. Lo abbiamo chiesto alla Joint Research Platform Healthcare Infrastructure, nata proprio per questo. 

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Flessibili, modulari e sostenibili. Sono le tre caratteristiche imprescindibili che dovranno avere gli ospedali del futuro. Almeno secondo il modello sviluppato dalla piattaforma di ricerca Joint Research Platform Healthcare Infrastractures (Jrp HI), guidata dal Politecnico di Milano – Dipartimento Abc, Design & Health Lab – e dalla Fondazione Politecnico di Milano. In poco più di un anno la Jrp HI ha messo nero su bianco nero le “istruzioni” per la costruzione di un ospedale di nuova generazione, più resiliente dinanzi a emergenze come la pandemia Covid. “La Jrp HI è una piattaforma che mette a sistema tre dimensioni diverse – ricerca, istituzioni e imprenditoria – per definire quello che il modello a cui dovranno ispirarsi gli ospedali del futuro”, spiega Stefano Capolongo, docente di Hospital Design del Politecnico di Milano e responsabile scientifico dell’iniziativa. “E’ la prima volta in cui tre settori che abitualmente operano per compartimenti stagni, condividono idee e tentano di dare un’interpretazione comune di come deve essere un ospedale che sa guardare al futuro, almeno per i prossimi 50 anni”, aggiunge.  

Nuove linee guide sui requisiti dei nuovi ospedali 

Non si tratta semplicemente di creare innovazione, ma di avere un progetto condiviso in un paese, come l’Italia, in cui non esiste un riferimento normativo specifico. “Dopo l’emergenza Covid è apparso ancora più chiaro che i nostri ospedali devono essere ripensati”, spiega Capolongo. “Basta pensare che ben il 70% degli edifici ospedalieri è ormai oltre il ciclo di vita, sono cioè vecchi di 50 anni. Il 50% di essi – continua – non risponde ai requisiti organizzativi che oggi devono essere messi in atto rispetto ai nuovi modelli della sanità pubblica”. È un’esigenza forte e condivisa a livello mondiale. Le attività della Jrp HI, oltre a essere validate dall’advisory board istituzionale, che vede la presenza di referenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Agenas e dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), hanno portato alla realizzazione di vere e proprie linee guida, commissionate dalla stessa Oms, che verranno presentate durante il WHO Europe Regional Meeting on Hospitals di inizio giugno a Baku (Azerbaijan). “Si tratta di una sorta di vademecum – sottolinea Capolongo – che darà alle regioni europee informazioni preziosi sui requisiti prestazionali che devono avere gli ospedali. Perché anche nella regione Europea i nostri ospedali sono molto diversi. Ad oggi la JRP Healthcare Infrastructures ha portato anche all’attivazione del Gruppo di Lavoro UNI/CT 033/GL 34 “Ospedali e strutture socio-sanitarie” per la redazione della norma UNI ((ente di unificazione della normativa italiana) sugli Edifici Ospedalieri di cui Capolongo è coordinatore scientifico. 

Un “vocabolario comune” al mondo della medicina, dell’economia e della progettazione 

Le linee guida delineano un ecosistema resiliente al cambiamento e capace di proteggere la salute dei diversi utenti, al mutare delle esigenze sociali, economiche, ambientali ed epidemiologiche del contesto in cui è inserito, inglobando i concetti di “Smart Hospital”, “Green Hospital” e “Covid Hospital”. “Il primo obiettivo del progetto è quello di delineare un ‘dizionario comune’, in modo che istituzioni, imprenditori e scienziati parlino tutti la stessa lingua. “La nostra collaborazione con l’UNI – spiega Capolongo – ci consentirà di emanare una norma che parta appunto dalla nomenclatura in modo che il mondo della medicina, quello dell’economia e quello della progettazione parlino la stessa lingua: parole come flessibilità e resilienza avranno per tutti lo stesso significato”. 

Camere singole e digitalizzate con possibilità di reparti “Lego” 

Nella pratica il Next Generation Hospital vedrà una prevalenza di camere singole per combattere in modo più efficace le infezioni, la presenza di molte aree verdi perché il benessere dei pazienti aiuta il recupero. E poi ancora: camere dotate di sensori digitalizzati che possano supportare la cura e il controllo del paziente; un’architettura aperta e permeabile alla comunità con spazi collettivi e di accoglienza, coinvolgendo attività non solo di carattere ospedaliero, ma anche con funzioni commerciali, d’intrattenimento e culturali. “Il benessere dei pazienti, che nell’ospedale del futuro deve essere messo al centro, si aggiunge alla necessità di sviluppare nuove tecnologie e all’introduzione di architetture resilienti alle mutevoli esigenze sanitarie”, sottolinea Capolongo. “Risultano strategici alcuni accorgimenti che possano garantire rapide riconfigurazioni come la presenza di ‘spazi polmone’ e aree facilmente riconvertibili in caso di emergenze. Dobbiamo pensare agli ospedali come dei Lego che, in caso di emergenza, come ad esempio una pandemia,  possono dare vita a nuovi moduli, che siano assemblabili rapidamente uno con l’altro in modo da riconfigurare gli spazi velocemente in altre funzioni”, aggiunge.  

Ma chi pagherà tutto questo? 

Questa grande e necessaria evoluzioni richiede però attenzione all’ambiente, ma anche alla sostenibilità economica. Ammodernare gli ospedali esistenti e costruirne di nuovi richiede ingenti risorse che, è innegabile, è difficile reperire. Tuttavia, per Capolongo non dovrebbero rappresentare un ostacolo insormontabile. “Grazie al PNRR abbiamo l’opportunità di migliorare il sistema sanitario e di ridurre sostanzialmente i costi della sanità pubblica”, sottolinea Capolongo. “Oltre alla digitalizzazione, alla sanità territoriale, ci sono dei fondi dedicati al patrimonio edilizio. Bisogna considerare – continua – che il costo di costruzione di un ospedale nuovo equivale al costo di gestione di un anno di un ospedale vecchio. E poi ci sono tanti altri modelli di finanziamento, come quello del partenariato pubblico-privato”. Si tratta di costruire da zero o di adeguare l’esistente. “Ma tra 1.000 ospedali vecchi è meglio averne 100 nuovi”, sottolinea Capolongo. “In Italia, tuttavia, il patrimonio edilizio è molto spesso tutelato e vincolato. Quindi si giocherà molto – continua – sull’integrazione tra nuova ed esistente: la parte esistente potrà essere destinata alle cure di bassa intensità, per esempio gli ambulatori, la formazione, gli studi medici. Tutta la parte hard, che è quella che invecchia in ospedale, tipo i blocchi operatori, le terapie intensive, i laboratori di analisi, andrà in nuovi edifici”. 

Per costruire una nuova sanità abbiamo dunque bisogno di ripensare completamente al modo con cui eravamo abituati a progettare i nostri ospedali. Per rispondere ai nuovi bisogni sono necessarie nuove logiche condivise da mondi che, per anni, hanno parlato lingue diverse e che, per certi versi, hanno inseguito obiettivi differenti. Sulla questione sembra esserci un ampio consenso, che è una buona base di partenza. Ma le buone intenzioni, da sole, non bastano. L’ospedale del futuro disegnato dalla Joint Research Platform Healthcare Infrastructures sembra quasi “utopistico”, un “libro dei sogni”. Ma è un obiettivo che non ci possiamo permettere di “bucare”. Senza cambiamento non ci sono garanzie che il nostro Servizio sanitario nazionale continui a essere davvero universalistico. 

Keypoints

  • La Jrp HI è una piattaforma che mette a sistema tre dimensioni diverse: ricerca, istituzioni e imprenditoria 
  • Il 70% degli edifici ospedalieri sono vecchi di 50 anni 
  • L’Oms ha commissionato alla Jrp Hi nuove linee guida che verranno presentate al WHO Europe Regional Meeting on Hospitals a Baku
  • Serve un “vocabolario comune” al mondo della medicina, dell’economia e della progettazione 
  • Gli ospedali del futuro devono poter dare vita a nuovi moduli in caso di emergenza 
  • Si tratta di costruire da zero o di adeguare l’esistente 
  • Sono necessarie ingenti risorse per ammodernare gli ospedali italiani 

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