Neuromodulazione e neurotecnologie: nasce ISNeT. A Roma il primo congresso della società scientifica

Neuromodulazione e neurotecnologie: nasce ISNeT. A Roma il primo congresso della società scientifica

di Giulia Toniutti
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Giulia Toniutti

Perché ne stiamo parlando
Debutta domani a Roma, con il congresso nazionale alla Fondazione Santa Lucia, l’Italian Society of Neuromodulation and Neurotechnologies, società nata per colmare il divario tra innovazione tecnologica e medicina applicata alla salute del cervello e integrare le neurotecnologie nella pratica clinica in modo sostenibile.

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È una rete multidisciplinare che unisce esperti ed esperte in neurologia, psichiatria, ingegneria biomedica, psicologia, riabilitazione e neurofisiologia: una nuova società scientifica nata per integrare le più avanzate tecnologie digitali nella pratica clinica. Al centro, la salute del cervello e le neurotecnologie. L’obiettivo: integrarle nei percorsi di cura quotidiani, rendendole accessibili, sicure e sostenibili.

Si chiama Italian Society of Neuromodulation and Neurotechnologies (ISNeT) e il congresso che inizia domani, 8 maggio, all’IRCCS Santa Lucia di Roma, rappresenta il debutto ufficiale.

Per approfondire le potenzialità di queste tecnologie, abbiamo incontrato la neurologa Graziella Madeo, direttrice del Centro clinico Brain&Care Group di Rimini e segretaria generale di ISNeT, di cui è socia fondatrice.

Dottoressa Madeo, innanzitutto perché è nata ISNeT e perché era necessario creare questa nuova società scientifica?

«ISNeT nasce perché in Italia mancava un punto di riferimento che accogliesse la multidisciplinarietà necessaria per la salute del cervello. Oggi non possiamo più lavorare in “silos”: medici, ingegneri clinici e biomedici, psicologi, fisiatri ed eticisti devono parlare un linguaggio comune.

E il congresso a Roma riflette questa visione: creeremo un dialogo tra industria, accademia e clinica per capire come passare dal laboratorio alla startup e poi alla corsia. Avremo tavole rotonde con i rappresentanti delle principali società scientifiche: SIN (neurologia), SIP (psichiatria), SITD (tossicodipendenze), SIPF (psicofisiologia e neuroscienze cognitive), ESBS (european brain stimulation), AITN (tecnici di neurofisiopatologia), ingegneri clinici e specialisti della riabilitazione (SIMFER). Questa stessa grande attenzione e aderenza conferma quanto ISNeT fosse necessaria».

Del resto, il cervello è complesso e la multidisciplinarietà è la chiave per affrontare le sfide della neurologia. Nel corso dei due giorni a Roma si parlerà di neuromodulazione, neuroriabilitazione e delle frontiere della salute digitale. Ma cosa si intende esattamente per neuromodulazione e neurotecnologie? E come agiscono queste tecniche sul cervello?

«Parliamo di neuromodulazione quando utilizziamo tecniche capaci di modulare l’attività del nostro cervello. Noi siamo, nell’atto pratico, la risultanza di segnali elettrici e chimici: i nostri neuroni comunicano attraverso questi impulsi. Oggi sappiamo che in diverse condizioni psichiatriche o neurologiche questa comunicazione è alterata; le tecnologie di neuromodulazione agiscono su tale attività per ripristinare un funzionamento fisiologico e migliorare i sintomi.

Esistono tecniche invasive, come la deep brain stimulation, che richiede un intervento chirurgico ed è usata per il Parkinson, e tecniche non invasive. La più nota è la stimolazione magnetica transcranica (TMS), seguita dalla stimolazione elettrica a corrente diretta. Ma la frontiera si sta allargando: oggi usiamo anche onde d’urto (simili a quelle dell’ecografo) con approcci minimo-invasivi o non invasivi, e neurotecnologie che agiscono indirettamente, come la realtà virtuale, la realtà aumentata o la robotica».

In che modo vengono integrate nel percorso di cura dei pazienti?

«Lo spettro è molto ampio e copre diverse fasi: dalla diagnosi alla costruzione del percorso terapeutico, fino al follow-up e al monitoraggio clinico. Possiamo usare la robotica per studiare l’equilibrio o monitorare nel tempo gli effetti di una cura. Inoltre, non possiamo dimenticare il campo del digitale: piattaforme di telemonitoraggio e dispositivi basati sull’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati clinici permettono una gestione del paziente molto più precisa e continuativa».

Uno dei temi forti del congresso è la depressione resistente. Perché la neuromodulazione è considerata una svolta in questo campo?

«La depressione maggiore, specialmente nelle sue forme resistenti, è una vera epidemia, con milioni di persone che non rispondono alle terapie convenzionali come farmaci o psicoterapia. In questi pazienti è documentata una riduzione di attività in aree chiave del cervello, come quelle frontali.

La stimolazione magnetica transcranica ha ricevuto l’approvazione degli enti regolatori proprio per questo: attraverso impulsi magnetici moduliamo l’attività cerebrale e, dopo oltre 15 anni di studi clinici, abbiamo evidenze di tassi di risposta che arrivano fino al 70%. È un vantaggio enorme per chi non tollera i farmaci o non ne trae beneficio. L’aspetto fondamentale, però, è che queste tecniche non sostituiscono le cure esistenti, ma si integrano per ottenere risultati migliori».

Oltre alla depressione, l’applicazione pratica riguarda Alzheimer e ictus, con quali risultati?

«Nell’Alzheimer, gli studi attuali indicano che interventi di neuromodulazione nelle fasi iniziali possono rallentare la progressione del declino cognitivo. Per quanto riguarda l’ictus, vediamo grandi sviluppi nell’area della neuroriabilitazione, dove queste tecniche supportano il recupero funzionale dei pazienti post-stroke. Prevediamo che nei prossimi anni l’impulso maggiore avverrà proprio in ambito neurologico e riabilitativo».

Guardando proprio al futuro: quali sono le frontiere che cambieranno davvero la vita dei pazienti nei prossimi anni?

«La frontiera più promettente è la personalizzazione estrema tramite l’analisi dei dati in tempo reale. Prevediamo di poter registrare lo stato neurofisiologico del paziente (per esempio tramite EEG) e adattare istantaneamente l’intervento di neuromodulazione. Questo ci permetterà di dare risposte efficaci anche a chi oggi non ottiene i risultati sperati, rendendo le cure sempre più precise e “su misura” per il singolo cervello».

Immagine di Mohamed_hassan (Pixabay)

Keypoints

  • Nasce la società scientifica ISNeT, rete multidisciplinare per portare le neurotecnologie nella pratica clinica. L’obiettivo: cure più accessibili, sicure e integrate.
  • La società supera il lavoro a silos e mette in dialogo medicina, ingegneria e ricerca. Il congresso di Roma segna il debutto.
  • La neuromodulazione agisce sui segnali cerebrali per correggere alterazioni neurologiche e psichiatriche. Tecniche invasive e non invasive aprono nuove possibilità terapeutiche.
  • Le tecnologie entrano in tutto il percorso di cura, dalla diagnosi al monitoraggio continuo. Robotica, IA e telemedicina rendono gli interventi più precisi.
  • Il futuro è nella personalizzazione grazie ai dati in tempo reale. Terapie sempre più “su misura” promettono risultati migliori per ogni paziente.

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