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Dall’emergenza sanitaria all’azione concreta: l’Italia affronta l’antibiotico-resistenza con un’arma in più. Si chiama Resistimit, ed è una piattaforma dinamica che monitora in tempo reale le infezioni gravi causate da batteri multiresistenti. Con oltre 1.400 casi già registrati – e l’obiettivo di superare i 2.000 entro la fine dell’anno – Resistimit punta a rafforzare prevenzione, diagnosi e trattamento in modo tempestivo ed efficace.
A guidare il progetto è il Prof. Marco Falcone, infettivologo e professore ordinario presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, nonché membro del Consiglio direttivo della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), promotrice e finanziatrice dell’iniziativa.
Professore, quanti dati riesce a raccogliere la piattaforma?
«Resistimit ha messo in rete i dati di circa 60 ospedali italiani, dove sono presenti reparti di malattie infettive, grazie a un software informatico e con l’approvazione dei rispettivi comitati etici. Ci sono circa 50 centri già attivi che inseriscono dati e un’altra decina che stanno completando la parte approvativa. Questi centri sono distribuiti dal nord al sud dell’Italia, rappresentando tutta la realtà nazionale. Da dieci mesi, stanno raccogliendo in maniera prospettica e consecutiva i casi di infezione del sangue (batteriemie) da bacilli gram-negativi multiresistenti, che sono le infezioni più gravi».
Qual è l’obiettivo?
«Il progetto mira a creare un network clinico italiano per conoscere meglio le infezioni da germi multiresistenti in Italia. Attualmente conosciamo l’epidemiologia (quali batteri sono più frequenti in Italia rispetto ad altri paesi), ma non abbiamo dati precisi sull’impatto clinico in termini di mortalità , recidiva e costi per il Servizio Sanitario Nazionale».
Cosa permetterà l’analisi di tutti questi dati?
«L’analisi consentirà di individuare i fattori predittivi dello sviluppo dell’infezione, anche attraverso modelli di intelligenza artificiale. Si potrà identificare quali pazienti ospedalizzati hanno maggior rischio di sviluppare queste infezioni, permettendo di prevenirle o intervenire tempestivamente. Inoltre, si comprenderà meglio il ruolo della colonizzazione batterica e si valuterà l’impatto delle diverse terapie antibiotiche».
Che rapporto c’è tra colonizzazione e infezione?
«Per colonizzazione si intende la presenza del batterio nell’organismo senza causare un’infezione. Ad esempio, si può avere una colonizzazione nelle urine o a livello intestinale senza avere un’infezione vera e propria. Questi pazienti prima si colonizzano e poi possono sviluppare l’infezione vera. Sapendolo, noi medici possiamo intervenire nel colonizzato».
Come verranno valutati i nuovi antibiotici?
«Nel database molti pazienti sono trattati con nuovissime molecole messe in commercio. L’analisi permetterà di capire l’impatto di queste molecole nel migliorare la prognosi dei pazienti».
Qual è la mortalità associata a queste infezioni?
«La mortalità varia dal 10% per alcuni patogeni come i germi produttori di Beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL), fino a oltre il 40% per le infezioni da Stenotrophomonas maltophilia, specialmente nelle unità di terapia intensiva. In alcuni casi muore un paziente su quattro, in altri casi uno su tre, e in alcuni casi quasi uno su due. Le infezioni sono oggi la principale causa di morte in ospedale».


