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Riabilitazione robotica: lanciata una survey per raccogliere i bisogni dei pazienti e orientare la ricerca

Perché ne stiamo parlando
Rivolta alle persone affette da ictus, sclerosi multipla, malattia di parkinson, SLA, distrofia muscolare, neuropatie, paralisi celebrale infantile o amputazione degli arti, la survey servirà per identificare con un sondaggio anonimo i bisogni riabilitativi primari in relazione alle disabilità. L’iniziativa fa parte del progetto Fit For Medical Robotics

Riabilitazione robotica: lanciata una survey per raccogliere i bisogni dei pazienti e orientare la ricerca
Immagine generata utilizzando l'intelligenza artificiale

Le nuove tecnologie oggi offrono la possibilità di progettare e realizzare strumenti di riabilitazione robotica sempre più avanzati. L’intelligenza artificiale è entrata sul comparto a gamba tesa. AI e robotica: un binomio che è destinato a rivoluzionare la medicina 4.0. Sorge, però, una domanda: i percorsi attuali quanto e come rispecchiano le esigenze dei pazienti? È in questo contesto che si inserisce Fit For Medical Robotics, un’iniziativa del ministero dell’Università e della ricerca nata con l’obiettivo di rivoluzionare gli attuali modelli riabilitativi e assistivi per pazienti di tutte le età con funzioni motorie, sensoriali o cognitive, ridotte o assenti, attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie digitali bioniche e biorobotiche, nonché di paradigmi innovativi di cura in grado di sfruttare le tecnologie in tutte le fasi del percorso riabilitativo, dalla prevenzione fino all’assistenza domiciliare in fase cronica. Il cuore dell’iniziativa è rappresentato dalla Mission 1, dedicata alle attività di traslazione clinica realizzata attraverso trial su ampie casistiche. La survey, rivolta ai pazienti affetti da ictus, sclerosi multipla, malattia di parkinson, SLA, distrofia muscolare, neuropatie, paralisi celebrale infantile o amputazione degli arti, servirà per identificare con un sondaggio anonimo i bisogni riabilitativi primari in relazione alle disabilità. All’interno dei sondaggi ci sono diverse sezioni con domande che fanno riferimento a diversi domini: utilizzo degli arti superiori e delle mani, spostamento, aspetti cognitivi e neuropsicologici, comunicazione, postura e cura di sé. Il progetto è stato il tema principale del congresso svolto nella sala convegni del Centro “S. Maria della Pace” della Fondazione Don Gnocchi a Roma, con il coinvolgimento delle società scientifiche e delle associazioni dei pazienti.

Irene Giovanna Aprile (Fondazione Don Gnocchi): «Ci sarà spazio anche per una serie di interlocuzioni con il Ministero con l’obiettivo di migliorare la parte normativa che è assente in questo ambito»

«Nella fase di scrittura del progetto, abbiamo chiesto ai partner quanti pazienti sarebbero stati in grado di rendere disponibili i trial per avere un dato sulla potenza di fuoco dei centri clinici appartenenti a Fit4MedRob – spiega Irene Giovanna Aprile, direttrice del dipartimento di Riabilitazione neuromotoria alla Fondazione Don Gnocchi Onlus – I dati sono impressionanti: contiamo di reclutare parecchie migliaia di pazienti. Nella fattispecie, 20mila adulti e 5mila bambini. I numeri riguardano tutti i pazienti che, in qualche modo, circolano nei centri. Successivamente, si definiranno dei trial clinici con dei criteri di inclusione, anche con la pubblicazione di bandi a cascata per reclutare altri centri». Tra le patologie oggetto di studio dei trial: l’ictus, la sclerosi multipla, le gravi cerebrolesioni e patologie in cui è presente un deficit motorio-sensoriale-cognitivo, per il quale è indicato il trattamento con i robot e le tecnologie. Ma ci sono anche patologie meno comuni, come le polineuropatie, la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) e le distrofie muscolari. Faranno parte anche i pazienti amputati e oncologici, i soggetti fragili e i lavoratori. Uno dei principali obiettivi di Fit4MedRob è dare indicazioni per una riabilitazione personalizzata, che segue il paziente nel “viaggio” di cura. «In questo momento la riabilitazione viene vista come un momento della malattia, una piccola porzione di storia del paziente che poi si vede un po’, in alcuni casi, poco sostenuto nella fase cronica – aggiunge Aprile – Una delle Mission del progetto è il continuum of care. Siamo tutti stati consapevoli che la mancata irreale implementazione di tante tecnologie di robot, che attualmente sono disponibili nella pratica clinica, è legata a una serie di barriere culturali, procedurali e legali». Il gruppo di lavoro è partito dalle analisi delle barriere. Il prossimo step è ascoltare i pareri dei pazienti e dei lavoratori. «Questo convengo nasce per questo, diffondere delle survey che ci devono dare il riferito dei pazienti e degli operatori: cosa vorrebbero, cosa non va nelle tecnologie attuali, quali sono i limiti, se sono troppo difficili da usare o troppo costosi», precisa la direttrice del dipartimento di Riabilitazione neuromotoria alla Fondazione Don Gnocchi Onlus. Nei prossimi mesi ci sarà spazio anche per una serie di interlocuzioni con il Ministero con l’obiettivo di: «Migliorare la parte normativa che è assente in questo ambito», continua la neurologa. Un’interlocuzione che già ha avuto inizio è quella tra clinici e ingegneri: «Secondo me è il valore aggiunto – chiosa Aprile – Uno dei limiti e delle barriere dall’implementazione della robotica, è sicuramente rappresentato dal fatto che queste due figure hanno sempre lavorato un po’ distanti. L’aspetto molto bello di questo primo anno di progetto è il lavoro in team con gli ingegneri: loro ci propongono dei sistemi che possono essere modificati, noi diamo un feedback  per dare valore e input da parte del clinico».

Fit For Medical Robotics: la parola d’ordine è continuum-of-care

 Il progetto consiste nella progettazione di studi clinici multicentrici sviluppati congiuntamente da bioingegneri, neuroscienziati, fisiatri, psicologi e specialisti in chirurgia e microchirurgia degli arti con lo scopo di realizzare un nuovo paradigma di continuum-of-care che partirà dalla prevenzione fino a includere tutte le fasi della malattia, da quella acuta a quella cronica (riabilitazione domiciliare), e contribuirà alla progettazione di nuovi protocolli di prevenzione e cura e di strumenti diagnostici per soggetti fragili o lavoratori esposti a malattie professionali o stress ripetitivi. Si baserà sia su tecnologie già disponibili, sia su tecnologie e principi emergenti e rivoluzionari da esplorare nel corso del progetto. Un percorso che mira a superare i limiti delle attuali soluzioni robotiche, che hanno impedito la loro massiccia diffusione in ambito diagnostico e riabilitativo, attraverso ricerche di base su nuovi materiali, algoritmi, tecnologie intelligenti, nonché a fonti di energia sostenibili, aprendo così la strada verso la prossima generazione di sistemi di robotica biomedica. Studi clinici, scientifici e tecnologici avranno un ruolo strategico: saranno integrati dal punto di vista normativo e organizzativo con lo scopo di accelerare la creazione di un quadro sinergico per incorporare, in modo sostenibile, tecnologie e protocolli attuali e futuri nel sistema sanitario, nonché a rinforzare l’innovazione che via via saranno in grado di introdurre.

Le 3 Mission

Fit4MedRob si articola in tre diverse Mission, tra loro interconnesse: la Mission 1 (Clinical Translation & Innovation) è il cuore del progetto ed è dedicata alle attività di traslazione clinica realizzata attraverso trial su ampie casistiche eseguiti nell’ottica del continuum of care, della valutazione di sostenibilità e dell’analisi dell’attuale cornice normativa: la Mission 2 (Biorobotic Platforms & Allied Digital Technologies) si propone di fornire ai centri clinici del progetto robot (personal care robot e healthcare robot) già disponibili ma specificamente adattati alle necessità non soddisfatte dei pazienti, al fine di condurre i trial clinici: la Mission 3 (Next Generation components) è infine dedicata agli studi di base relativi allo sviluppo dell’hardware dei dispositivi, della loro “intelligenza” e delle interfacce con il paziente.

Centri clinici strategici per il progetto

I centri clinici che partecipano a Fit4MedRob sono il cuore dell’iniziativa, perché lì ci sono gli operatori, le tecnologie e i pazienti (i destinatari finali). Tra le strutture che fanno parte del progetto: la Fondazione Don Gnocchi, che vanta 28 centri in 9 regioni su tutto il territorio nazionale. Nell’ambito dell’iniziativa realizzerà un centro di eccellenza nella sede di Salerno, nell’ambito della riabilitazione. Saranno reclutati pazienti con patologie neurologiche, gravi cerebrolesioni, ma sarà coinvolto anche il settore della neuropsichiatria infantile e della cronicità, con il paziente fragile. Anche l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana darà un contributo su numerose patologie neurologiche. L’IRCCS Fondazione Mondino supporterà il progetto non solo nell’area neurologica, ma anche per quanto riguarda la neurofisiologia o il neuroimaging. Tra le strutture del Sud dello Stivale, l’Istituto Clinico Polispecialistico di Messina. La struttura siciliana ha 91 posti letto con un’area chirurgica, dove l’attività principale è quella di ortopedia e traumatologia; due posti di terapia intensiva; quattro posti di chirurgia vascolare e un dipartimento di medicina generale che è a servizio sia delle aree chirurgiche ma soprattutto dell’area riabilitativa. La riabilitazione ha 29 posti letto.

Don Vincenzo Barbante (presidente Fondazione Don Gnocchi): «La cura non riguarda solo le persone che chiamiamo “pazienti”, ma investe tutti noi»

«Ringrazio tutta l’organizzazione, i relatori e le realtà che hanno partecipato a questa giornata – ha detto in chiusura don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi – Dalle relazioni odierne abbiamo colto la sfida che porta con sé questo progetto, che è quella di porre le basi per una creatività futura che permetta di affrontare in maniera sempre più capace di ottenere risultati per quanto riguarda il percorso della riabilitazione. Lo facciamo oggi attraverso lo sviluppo di uno strumento rappresentato dal bando sulla robotica e più in generale dal progetto “Fit4MedRob”, a cui si aggiungerà in futuro come ramo un po’ particolare anche il contributo che potrà offrire l’intelligenza artificiale e altre cose che verranno. Con una raccomandazione: la cura non riguarda solo le persone che chiamiamo “pazienti”, ma investe tutti noi, in veste anche di operatori, sanitari, famiglie, comunità tutta. Bene gli strumenti innovativi, ma il nostro compito è sempre quello di essere accanto al paziente, il vero protagonista della cura e, come diceva don Gnocchi, condividere con lui, passo dopo passo, la fatica quotidiana della sua presa in carico sotto ogni punto di vista».

La strada è ancora lunga. È trascorso quasi un anno dall’avvio del progetto. La parola d’ordine è collaborazione. Nei prossimi mesi saranno importanti le sinergie che si creeranno con i centri clinici e le associazioni di Pazienti. Nel frattempo, il solco è già tracciato: tra avatar, realtà virtuale e gamification, la riabilitazione è hi-tech.

Keypoints

  • L’obiettivo del progetto Fit for Medical Robotics è rivoluzionare gli attuali modelli riabilitativi e assistenziali per persone di tutte le età con funzioni motorie, sensoriali o cognitive ridotte o assenti, attraverso nuove tecnologie (bio)robotiche e digitali affini e paradigmi di continuità assistenziale che possano assumere vantaggio delle nuove tecnologie in tutte le fasi del processo riabilitativo, dalla prevenzione fino all’assistenza domiciliare nella fase cronica
  • L’iniziativa è organizzata in tre diverse Mission, tra loro interconnesse, ciascuna articolata in attività. La prima riguarda Clinical Translation & Innovation, la seconda Biorobotic Platforms & Allied Digital Technologies e la terza Next Generation Components
  • Il cuore dell’iniziativa è rappresentato dalla Mission 1, dedicata alle attività di traslazione clinica realizzata attraverso trial su ampie casistiche
  • La survey, rivolta ai pazienti affetti da ictus, sclerosi multipla, malattia di parkinson, SLA, distrofia muscolare, neuropatie, paralisi celebrale infantile o amputazione degli arti servirà per identificare con un sondaggio anonimo i bisogni riabilitativi primari in relazione alle disabilità
  • Nei prossimi mesi ci sarà spazio anche per una serie di interlocuzioni con il ministero con l’obiettivo di: «Migliorare la parte normativa che è assente in questo ambito», precisa Irene Giovanna Aprile, direttrice del dipartimento di Riabilitazione neuromotoria alla Fondazione Don Gnocchi Onlus

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