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È il primo robot in Italia (e in Europa ne esistono solo tre) studiato per interventi di microchirurgia per riportare l’udito ed è stato realizzato con il contributo di team di ricerca robotica dell’Azienda ospedaliero–universitaria Senese.
Ora il robot, che ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione sul mercato e il marchio CE, è passato dal laboratorio direttamente alla sala operatoria dell’ospedale toscano, dimostrando di poter ottenere risultati nel restituire l’udito in persone con sordità.
La precisione del robot per interventi millimetrici
Quando si parla di microchirurgia dell’orecchio si parla di realizzare interventi in zone di grandezza millimetrica e di estrema delicatezza. «Il robot è stato disegnato per l’inserimento di un elettrodo intra-cocleare nell’orecchio», spiega Marco Mandalà, professore ordinario di Otorinolaringoiatria e direttore della Unità di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena, il primo chirurgo italiano ad averlo utilizzato. «C’è una piccola parte dell’intervento, realizzato in anestesia locale, che rimane alla mano del chirurgo, ma l’aspetto delicato viene lasciato al braccio robotico».
Un robot studiato non per velocizzare l’intervento di microchirurgia, ma per rallentarlo. «Per preservare al massimo l’udito residuo e le strutture interne, l’inserimento deve essere estremamente lento. Ora, immagini di dover avanzare al ritmo di un decimo di millimetro al secondo: è qualcosa di praticamente impossibile per una mano umana. Inoltre, l’inserimento dovrebbe avvenire mantenendo una forza e una velocità costanti, sempre uguali, cosa altrettanto irrealizzabile manualmente. Per il solo inserimento dell’impianto il robot impiega oltre 10 minuti».
Personalizzazione dell’intervento, anche in pazienti pediatrici
Gli studi in questa area della chirurgia dell’orecchio hanno infatti evidenziato che più l’inserimento di un impianto cocleare è lento e controllato, migliori sono i risultati in termini di preservazione dell’udito residuo del paziente e delle strutture neurali che l’impianto va poi a stimolare. «Dei primi tre pazienti che abbiamo trattato, abbiamo dati di follow up ad un mese che attestano ottimi risultati».
Le cellule nervose coinvolte nella trasmissione e interpretazione dei segnali sonori sono state mantenute ed è stato altrettanto preservato in modo efficace l’udito naturale residuo, che si è potuto combinare con quello artificiale fornito dall’impianto, contribuendo a migliorare la percezione del suono e la comprensione del parlato. In termini di qualità della vita significa molto. «Dati che dovranno essere confermati con un follow up più lungo», ricorda il prof. Mandalà.
Tanto efficace si è dimostrato il robot, che è stato richiesto dall’ospedale Martini di Torino, dove recentemente è stato utilizzato per un intervento su un bambino con sordità. «Oggi abbiamo la possibilità di misurare la coclea e scegliere l’elettrodo più adatto per ogni paziente, considerando che esiste una certa variabilità tra gli esseri umani», afferma il direttore della Unità di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Santa Maria alle Scotte.
«Questo ci consente di personalizzare l’impianto cocleare in base alle esigenze specifiche di ciascun paziente, scegliendo l’impianto più idoneo anche in termini di dimensioni. Inoltre, il robot non ha limitazioni di questo tipo e permette di adattare ulteriormente l’intervento alle caratteristiche individuali».
Applicazioni per diverse forme di sordità
Le patologie per cui il robot può essere applicato, sono quelle che presuppongono l’inserimento di un impianto cocleare per sordità profonde e meno profonde: tra queste rientrano le sordità di origine genetica, le sordità acquisite, comprese quelle monolaterali, queste ultime spesso causate da infezioni, prevalentemente di origine virale; ma può essere utilizzato per le sordità post-meningite, quelle dovute a terapie antibiotiche con effetti ototossici, le forme avanzate di otosclerosi e molte altre condizioni. Rientrano anche le sordità nel paziente anziano, quando non sono più trattabili con una protesi acustica.
Il robot è a disposizione gratuitamente delle sale operatorie dell’ospedale senese, che, come detto, ha un laboratorio di ricerca congiunto con l’azienda produttrice del robot, e ci si immagina già un afflusso di pazienti da altre parti di Italia. «Svolgiamo circa 60 interventi all’anno e ci aspettiamo che i numeri aumentino». Ma non solo per il robot, afferma Marco Mandalà, ma per tutte le tecniche innovative che sono presenti all’interno del centro di ricerca di Siena, specificamente dedicato alla sordità, come la riabilitazione basata sulla neuromodulazione, uno dei punti centrali del nostro laboratorio.
«Utilizziamo la stimolazione magnetica transcranica, una tecnica non invasiva che eccita la corteccia uditiva, sviluppata grazie alla collaborazione tra la Neurologia e l’Ingegneria robotica dell’Università di Siena»: la stimolazione mira a migliorare le prestazioni dell’impianto cocleare, ottimizzando l’interazione tra le aree corticali coinvolte nell’elaborazione del suono. E già nel laboratorio di ricerca senese si parla di future applicazioni anche per altre patologie e condizioni dell’orecchio.


