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Trasformare una scoperta in un’impresa. INNLIFES racconta la storia dei progetti vincitori della quinta edizione di Seed4Innovation, il programma di scouting dell’Università degli Studi di Milano che sostiene il trasferimento tecnologico dalla ricerca accademica allo sviluppo di soluzioni innovative. Un percorso che accompagna le migliori idee nate in laboratorio verso applicazioni che possano avere un impatto reale sulla società.
Oggi, con Daniele Noviello, gastroenterologo e dottorando alla Statale di Milano, conosciamo il progetto VAI-US (Vascular AI for Intestinal Ultrasound) a cui lavora insieme a Mirella Fraquelli, responsabile del Centro di ecografia specialistica in gastroenterologia dell’IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, e a Flavio Caprioli, direttore della Gastroenterologia del Policlinico di Milano e professore di Gastroenterologia alla Statale di Milano.
Noviello, come nasce VAI-US?
«L’idea affonda le radici nell’esperienza clinica ventennale del nostro ospedale. La dottoressa Fraquelli utilizza l’ecografia intestinale da oltre due decenni su pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali (come Crohn e rettocolite ulcerosa). Il “tesoro” del progetto è proprio il vasto dataset di immagini anonime accumulate in questi anni. L’incontro tra questa base clinica e lo sviluppo della computer vision, il ramo dell’intelligenza artificiale di cui mi occupo, ha permesso di trasformare questa competenza in un progetto tecnologico concreto».
Qual è il problema clinico su cui intervenite e quale soluzione proponete?
«Il limite principale dell’ecografia intestinale oggi è la soggettività dell’interpretazione. Esistono circa 20 punteggi diversi in letteratura scientifica, e la stessa immagine può essere valutata diversamente da medici in ospedali o città diverse.
VAI-US propone una standardizzazione tramite modelli di intelligenza artificiale capaci di quantificare con precisione la vascolarizzazione intestinale, un segnale precoce di infiammazione spesso invisibile a occhio nudo. In questo modo, viene fornito al gastroenterologo un dato oggettivo per capire rapidamente se una terapia sta funzionando, evitando esami invasivi come la colonscopia».
Qual è l’elemento di vera innovazione rispetto ai sistemi già esistenti?
«Non esistono soluzioni simili disponibili sul mercato. Il nostro valore aggiunto è duplice: da un lato il dataset decennale su cui è addestrato l’algoritmo, dall’altro la capacità del software di cogliere sfumature che superano la visione umana. È la nostra “ricetta segreta”: strutturare l’algoritmo affinché comprenda caratteristiche che l’occhio del clinico fatica a quantificare accuratamente».
Qual è stato il momento di svolta che vi ha spinto a credere nel progetto come prodotto commerciale?
«Sicuramente i primi tentativi di prototipazione del modello all’inizio del 2025. Vedere che i primi risultati erano incoraggianti e che l’algoritmo iniziava effettivamente a funzionare è stata la spinta decisiva. In quel momento, come gruppo, ci siamo detti che dovevamo crederci e trasformare l’idea in un prodotto che potesse uscire dai centri accademici per essere utilizzato anche nelle strutture periferiche».
Che ruolo ha avuto Seed4Innovation nello sviluppo del progetto?
«S4I ci ha permesso di ampliare gli orizzonti, fornendoci le competenze per fare il salto dall’accademia al mercato. Ci ha supportato nella costruzione del business plan, nella definizione della strategia di protezione intellettuale e nell’orientamento tra i complessi requisiti legali e regolatori necessari per un dispositivo medico, aspetti che solitamente non vengono affrontati nella ricerca pura».
Guardando ai prossimi uno-due anni, dove vorreste essere?
«Lo step immediato è la chiusura dell’algoritmo per avere un prodotto finito. Seguirà la validazione clinica per confermare ufficialmente la superiorità e l’efficacia di VAI-US nel percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti. L’obiettivo finale è ottenere le certificazioni necessarie per completare l’iter regolatorio e rendere la tecnologia disponibile come supporto concreto nella pratica clinica quotidiana».


