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Tumore al seno: migliorare la diagnosi precoce grazie all’AI. Se n’è discusso al 51° Congresso Nazionale della Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM) nel corso del quale radiologi, medici di medicina nucleare e radioterapisti hanno fatto il punto sulla nuova generazione di mammografi e sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale a supporto dell’attività di diagnostica per immagini.
«La diagnosi precoce è fondamentale per poter intervenire tempestivamente con trattamenti terapeutici molto più efficaci e mirati che possono portare alla guarigione della paziente. E la qualità dell’immagine può fare la differenza nel rilevare i tumori, soprattutto quelli piccoli e nella fase iniziale» spiega Gianfranco Scaperrotta, Responsabile della Struttura Semplice di Diagnostica Senologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Diagnosi precoce
La diagnosi precoce – puntualizza il Direttore Sanitario degli Spazi LILT e membro della sezione di Senologia della SIRM – allo stato attuale è l’elemento chiave per intercettare il tumore e avere una ricaduta prognostica favorevole: rappresenta dunque una sfida quotidiana per poter permettere alle donne di seguire percorsi terapeutici personalizzati ed efficaci.
«Dati di letteratura attestano che intercettare in fase molto precoce, infraclinica, prima cioè che diventino manifesti dal punto vista clinico, quindi palpatorio, i tumori luminali A e luminali B, che sono i più frequenti, rappresentano il 70% dei tumori alla mammella, ha ricadute ottimali in termini di guarigione. In altre parole, per queste forme di carcinoma mammario, se intercettate precocemente, la percentuale di guarigione a dieci anni dalla diagnosi si aggira intorno al 95%».
La mammografia
«La mammografia è l’esame di riferimento per lo screening: intercetta la stragrande maggioranza dei tumori» puntualizza Scaperrotta.
Raccomandata, nell’ambito dei programmi di screening, ogni due anni alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, in alcune Regioni si sta sperimentando l’efficacia dell’esame in una fascia d’età più ampia, quella compresa tra i 45 ed i 74 anni. «La sfida è riuscire a individuare in questa fetta della popolazione femminile le donne che hanno problematiche maggiori, legate alla familiarità con il tumore al seno e alla densità mammografica».
La mammografia è un esame radiologico della mammella, efficace per identificare precocemente i tumori del seno, in quanto consente di identificare i noduli, anche di piccole dimensioni, non ancora percepibili al tatto.
«Riscontriamo però qualche criticità nel successo della diagnosi per l’identificazione dei tumori tripli negativi e HER2+ e in caso di densità mammografica, caratteristica morfologica del seno di circa il 30% della popolazione femminile».
Non solo mammografia
Non solo mammografia, allora. In caso di seno denso o semidenso, l’indagine diagnostica prosegue con l’ecografia che integra la mammografia.
«L’ecografia, che utilizza gli ultrasuoni per generare immagini delle strutture interne del corpo, è uno strumento molto potente che va a compensare i limiti della mammografia per quelle mammelle che, a causa della densità mammografica, risultano poco leggibili».
Ulteriori strumenti diagnostici sono la tomosintesi, la mammografia con contrasto, la biopsia avanzata: tutti strumenti che permettono una personalizzazione dell’indagine senologica rendendola più efficace.
«Sono strumenti però – puntualizza Scaperrotta – di seconda linea e non entrano nei percorsi di screening. Vi si ricorre nei casi di sospetto conclamato e per la stadiazione del tumore, quindi per identificare la gravità della malattia e per programmare la migliore terapia».
L’Intelligenza Artificiale a servizio della radiologia
«Al Congresso nazionale di radiologia medica che si è da poco concluso a Milano abbiamo posto grande attenzione all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, perché in questo campo ha un potenziale di crescita enorme» commenta Scaperrotta.
La radiologia, infatti, è un settore macchina dipendente, è cioè strettamente legata alla tecnologia che si ha a disposizione, per cui l’innovazione tecnologica trova in questo ambito terreno fertile.
«In campo senologico abbiamo dati molto consistenti che ci dicono che l’IA potrebbe aiutarci in modo significativo nei percorsi di screening. In particolare si è visto che utilizzando l’IA per leggere la mammografia, bypassando uno dei due lettori umani, si ottengono risultati superiori alla doppia lettura umana prevista nel percorso standardizzato».
Durante gli screening mammografici, infatti, si esegue la mammografia e due lettori, due radiologi cioè, leggono l’immagine per arrivare a una diagnosi concorde. «Viene fatta cioè una doppia lettura in cieco e se ci sono discrepanze la donna viene rivalutata. Con l’ausilio dell’IA si performa meglio» spiega Scaperrotta.
Al Congresso SIRM è stato presentato il nuovo mammografo sviluppato da Fujifilm Healthcare. Si chiama Amulet Sophinity ed è caratterizzato da una tecnologia che «migliora l’accuratezza ma anche la facilità della diagnosi».
È un sistema mammografico digitale che utilizza basse dosi di radiazioni e la tecnologia IA migliora il flusso di lavoro e facilita la ricostruzione nitida dell’immagine per una migliore visualizzazione delle calcificazioni.
«La qualità delle immagini – ribadisce infatti Scaperrotta – è importante per facilitare l’osservazione di lesioni difficili da rilevare e questo nuovo sistema mammografico digitale è dotato della funzione di proiezione denominata “Positioning MAP“, sviluppata utilizzando l’IA». In altre parole, questo mammografo utilizza l’IA per migliorare l’acquisizione dell’immagine: dà un supporto al tecnico che esegue l’indagine fornendo una serie di indicazioni utili per posizionare correttamente la mammella al fine di rilevare più nitidamente l’immagine da interpretare. E consente al medico di detettare meglio le zone oggetto di studio aiutando così la lettura.
«In pratica la macchina fornisce indicazioni per la corretta esecuzione dell’esame: disegna sulla superficie del rivelatore, sulla base dei dati storici, il profilo della mammella per guidare il posizionamento e ottimizzarlo». E questo è particolarmente importante perché, come spiega Scaperrotta, si fa un buon esame solo se il tecnico lo esegue bene. «L’ausilio della tecnologia, guidando quindi l’esecuzione della mammografia, rende l’esame ben fatto indipendentemente dal tecnico che lo esegue a beneficio della diagnosi. Può essere un supporto fondamentale soprattutto per i radiologi più giovani».
In altre parole, con l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale all’esame mammografico, si risente meno della variabilità dell’operatore sanitario che esegue l’esame.
Perché collaborare con chi sviluppa tecnologie innovative
L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha stipulato a febbraio scorso, in occasione del Congresso europeo di radiologia a Vienna, un accordo di collaborazione con Fujifilm Healthcare «al fine di avere mammografie sempre più performanti e responsive alla nostra esigenza di intercettare e diagnosticare lesioni in fase molto precoce».
«La collaborazione con chi sviluppa tecnologie innovative è fondamentale perché noi dipendiamo dalla tecnologia che abbiamo a disposizione e non possiamo che trarre benefici dall’innovazione tecnologica che facilita il nostro lavoro di detezione delle lesioni tumorali. D’altro canto – continua Scaperrotta – la liaison serve anche alle aziende, che beneficiano dei nostri input per far sì che la tecnologia che sviluppano sia effettivamente capace di rispondere a reali esigenze cliniche».
Da settembre il nuovo mammografo sviluppato da Fujifilm Healthcare sarà in funzione all’Istituto Tumori di Milano: «ci stiamo preparando a impiantare il nuovo macchinario per usarlo nei percorsi diagnostici delle nostre pazienti» conclude il Responsabile della Diagnostica Senologica della Fondazione.


