Usa e scienza: the dream is over?

Usa e scienza: the dream is over?

di Giuseppe Cirino
Immagine di Giuseppe Cirino

Giuseppe Cirino

Perché ne stiamo parlando
Il sistema scientifico americano, un tempo simbolo di merito e inclusività, oggi è segnato da chiusure e rischi di fuga inversa dei cervelli.

Getting your Trinity Audio player ready...

Perché questo titolo? Perché parlare di sogni infranti difronte a quello che sta accadendo negli Stati Uniti? Perché io penso che questo sia il sentimento comune di chi, come me, circa 40 anni fa è andato li per fare ricerca.

Era un sogno. Sì. Significava entrare in un mondo dove si veniva valutati per le proprie capacità di ricercatore. Il mondo delle istituzioni di ricerca americane era un vero melting pot di diverse nazionalità, con i loro credo religiosi e le loro personalità, dove contavano solo le proprie capacità, le idee innovative, la voglia di confrontarsi e di emergere.

Insomma, il mondo della scienza, o meglio, della ricerca si ispirava alla famosa iscrizione sulla Statua della Libertà: “Tenetevi, o antiche terre, la vostra vana pompa – grida essa con le silenti labbra – Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre coste affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata”.

Questo approccio, negli anni, ha creato una vera e propria migrazione dei cervelli che a sua volta ha generato una miriade di scoperte, brevetti e Premi Nobel. Questa politica di investimenti e accoglienza ha impattato perfino sul linguaggio colloquiale. Infatti, per far riferimento alle eccellenze nel mondo della ricerca, si citano Harvard,  Yale, Princeton, MIT etc, utilizzandole come metonimie.

La metonimia – cito Treccani – è un procedimento linguistico espressivo, e figura della retorica tradizionale, che consiste nel trasferimento di significato da una parola a un’altra in base a una relazione di contiguità. Cioè eccellenza e prestigio trasformate nel nome di un’istituzione. Quale più grande riconoscimento alla politica seguita in tanti anni dagli USA? Nessuno. Mai avrei pensato di assistere a quello che sta succedendo, con la possibilità reale di una migrazione inversa e di ascoltare un appello agli scienziati che vogliono o devono (molto peggio) lasciare gli Stati Uniti per venire in Europa.

Mi rimane da spiegare il punto interrogativo. Il punto interrogativo c’è perché io penso, o meglio spero, che così come Harvard e molte altre Università si sono opposte al diktat imposto da Trump, continueranno a impegnarsi per portare avanti la  loro missione, ritornando allo spirito lungimirante e pionieristico del Senatore William Fulbright che nel 1946 ideò il programma, che prende il suo nome, per favorire il processo di pace attraverso lo scambio di idee e di cultura tra gli Stati Uniti e le altre nazioni. Con la speranza che lo scambio di idee e la pace ritornino presto nel mondo.

 

Intervento a firma di Giuseppe Cirino, Professore Ordinario di Farmacologia

Keypoints

  • Per decenni gli Stati Uniti hanno rappresentato un modello di merito, apertura e inclusività per chi faceva ricerca
  • Oggi, le recenti politiche rischiano di compromettere quell’ambiente ideale, generando delusione e un possibile esodo inverso di talenti
  • La speranza è che le grandi università americane resistano alle chiusure

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato su tutte le novità