|
Getting your Trinity Audio player ready... |
Più prestazioni erogate, maggiore rispetto dei tempi di attesa e un monitoraggio continuo per misurare l’andamento del Servizio sanitario nazionale. È la fotografia che emerge dal Bollettino trimestrale Agenas sulle liste d’attesa, il nuovo strumento con cui l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali renderà pubblici, con cadenza trimestrale, i dati sui tempi di accesso alle prestazioni sanitarie.
Il bollettino utilizza le informazioni raccolte dalla Piattaforma nazionale delle liste di attesa e confronta il primo semestre del 2026 con lo stesso periodo del 2025, analizzando 14 prime visite specialistiche e 22 esami diagnostici previsti dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa.
Crescono le prestazioni erogate
Nel primo semestre del 2026 le prenotazioni sono salite da 13,3 a 14,9 milioni, con 1,6 milioni di prestazioni in più garantite entro i tempi previsti.
Secondo il rapporto, cresce anche la puntualità nell’erogazione delle prestazioni. Il rispetto dei tempi di garanzia raggiunge il 78,5% per le prime visite specialistiche e l’84,6% per gli esami diagnostici. Aumenta inoltre l’attività svolta durante il fine settimana, segnale di un’estensione dell’offerta assistenziale.
Migliorano urgenze e prestazioni ad alta domanda
I progressi più evidenti riguardano le prestazioni con priorità urgente e breve, cioè quelle che devono essere garantite entro pochi giorni.
Per le visite urgenti, da effettuare entro tre giorni, il rispetto dei tempi passa dal 77,7% all’81%. Migliorano anche alcune prestazioni tradizionalmente caratterizzate da tempi di attesa più lunghi. La colonscopia raggiunge il 69,8%, con un incremento di nove punti percentuali rispetto al 2025. Crescono anche la gastroscopia, che arriva al 71,9%, e le visite dermatologiche, che passano dal 65,5% al 70,2%.
Tra le visite specialistiche, quelle oncologiche registrano la migliore performance, con il 95,2% delle prestazioni erogate entro i tempi previsti.
Appropriatezza prescrittiva ancora sotto osservazione
Il Bollettino dedica uno spazio anche all’appropriatezza delle prescrizioni, evidenziando differenze tra le regioni nell’attribuzione delle classi di priorità. Si tratta di un aspetto che incide direttamente sulla gestione delle liste di attesa e sulla capacità di garantire tempi adeguati ai pazienti che ne hanno realmente bisogno.
Per questo motivo Agenas affianca al monitoraggio dei risultati anche l’analisi delle soluzioni organizzative adottate dalle regioni.
Intelligenza artificiale: esempi per ridurre le attese
Tra le esperienze raccolte figurano alcuni modelli basati su strumenti digitali e intelligenza artificiale.
La Toscana ha implementato una strategia mirata a migliorare l’appropriatezza prescrittiva per le visite dermatologiche, storicamente caratterizzate da un elevato tasso di richieste improprie. Attraverso l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale, è stata condotta un’analisi su circa 350mila prescrizioni: un terzo del totale riguardava la valutazione di nei non sospetti. A marzo scorso è stata quindi approvata una delibera per ridefinire i criteri di accesso, escludendo tale tipologia di controllo dai codici di priorità, e questa misura ha migliorato la gestione degli accessi: ha generato una riduzione del 5% delle ricette e un miglioramento del rispetto dei tempi di garanzia, che sono passati dal 60,5% al 63,1%.
In Piemonte, algoritmi che ottimizzano le prenotazioni e l’uso efficiente delle agende sanitarie riallocando automaticamente gli appuntamenti disponibili e liberando gli slot non utilizzati, hanno portato il rispetto dei tempi per le prestazioni con priorità breve da circa il 50% a oltre il 95% nell’arco di tre anni.
Criticità da risolvere
Nonostante il trend nazionale positivo, Agenas rileva che in alcune realtà territoriali la situazione è peggiorata rispetto al primo semestre del 2025.
Per quanto riguarda le prime visite specialistiche, le regioni che hanno registrato un calo nelle performance sono: Abruzzo, che scende dal 76,1% al 73,5%; Sicilia, con una flessione dall’87,2% al 79,7%; Sardegna, che passa dal 69,2% al 64,1%, e Provincia Autonoma di Trento, che registra il calo più marcato scendendo dal 63,1% al 54,7%.
Sul fronte degli esami diagnostici, peggiorano regioni che già presentavano percentuali inferiori all’80%: l’Abruzzo subisce una contrazione importante passando dal 76,1% al 65,3%; la Sicilia passa dal 75,9% al 71,9% e la Valle d’Aosta scende dal 73,2% al 69,2%.
L’analisi dei dati evidenzia inoltre come la variabilità nell’attribuzione delle classi di priorità (U, B, D, P) incida direttamente su questi risultati. L’attribuzione delle classi di priorità è il meccanismo con cui il personale medico indica la tempistica necessaria per l’erogazione di una prestazione sanitaria in base alla gravità del quadro clinico. Il sistema prevede quattro codici: la classe U (Urgente) da garantire entro 72 ore, la classe B (Breve) entro 10 giorni, la classe D (Differibile) entro 30 o 60 giorni e la classe P (Programmata) entro 120 giorni. Nel rapporto si indica che non esiste un’uniformità nazionale nell’uso di questi codici, portando a distribuzioni delle prenotazioni molto diverse tra le diverse regioni italiane. In alcune regioni del Sud, come Basilicata (87,7%), Campania (84,4%), Molise (75,1%) e Calabria (69,7%), si riscontra una concentrazione estremamente elevata di prescrizioni in classe P (programmabile entro 120 giorni). L’eterogeneità nell’attribuzione delle priorità rende difficile il confronto tra i risultati delle diverse regioni e può generare disuguaglianze nell’accesso ai servizi.
Il prossimo aggiornamento è previsto per ottobre 2026, con i dati riferiti al 30 settembre.
.







