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Anche Alessandro Abate, professore di Verification and Control all’Università di Oxford e fellow dell’European Laboratory for Learning and Intelligent Systems, Lorenzo Pacchiardi, ricercatore al Leverhulme Centre for the Future of Intelligence all’Università di Cambridge e cofondatore del CePTE (think tank italiano dedicato alle politiche sulle tecnologie emergenti), e Walter Quattrociocchi, ordinario di Informatica alla Sapienza di Roma, tra i membri selezionati dalla Commissione europea per la costituzione del panel scientifico che supporterà il lavoro dell’AI Office e delle autorità nazionali, per l’attuazione e l’applicazione dell’AI Act.
Il Panel è un organismo consultivo di 60 esperti ed esperte istituito dalla Commissione europea ai sensi dell’articolo 68 dell’AI Act.
A loro il compito di segnalare all’AI Office impatti e rischi dei modelli di IA per finalità generali (General-Purpose AI); fornire consulenza sulla loro classificazione e sulle metodologie di valutazione; supportare le attività di sorveglianza del mercato.
Il Panel integra il lavoro dell’Advisory Forum, che offre alla Commissione e all’AI Board un contributo da parte dei portatori di interesse provenienti dall’industria, dalla società civile e dal mondo accademico.
Oltre a garantire il livello di competenza, la selezione ha tenuto conto dell’equilibrio geografico (con un massimo di tre persone per ciascun Paese) e dell’equilibrio di genere. Il mandato dura 2 anni, ed è rinnovabile.
«L’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando parte dell’infrastruttura attraverso cui le società producono conoscenza, prendono decisioni, allocano risorse, competono economicamente ed esercitano potere. Ecco perché la sfida è scientifica, istituzionale e strategica. Sono onorato di essere stato nominato nel panel scientifico sull’intelligenza artificiale» ha commentato Quattrociocchi, sottolineando che «l’Europa sta cercando di costruire la capacità scientifica necessaria per comprendere e governare una delle trasformazioni tecnologiche più importanti del nostro tempo. E la capacità di connettere la ricerca di frontiera al processo decisionale pubblico determinerà sempre più non solo lo sviluppo tecnologico, ma anche la competitività economica, la resilienza democratica e l’autonomia strategica».







