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È noto che entro il 2050 l’antimicrobico-resistenza causerà 10 milioni di morti all’anno, secondo uno studio molto citato noto come “The AMR Review,” commissionato dal governo del Regno Unito nel 2014. Le cause dell’antimicrobico-resistenza sono molteplici, dal paziente che “impone” la prescrizione al medico, al pediatra che prescrive antibiotici per evitare rischi per i piccoli fino all’utilizzo/dose/tempo sbagliato nei Paesi in via di sviluppo.
In pochi sono a conoscenza però che i “colpevoli” sono anche i depuratori che non riescono a trattare i farmaci, che di conseguenza contaminano l’ambiente. Le sostanze farmaceutiche vengono infatti eliminate dal corpo principalmente attraverso l’urina e le feci, sia in forma immodificata sia come metaboliti, anche attivi, e raggiungono gli impianti di trattamento delle acque reflue tramite la rete fognaria.
I depuratori tuttavia – sostiene l’autore – non sono in grado di eliminarle totalmente, di conseguenza antibiotici e metaboliti finisco in corsi d’acqua, laghi o mare con le acque in uscita dal depuratore oppure nei suoli tramite l’utilizzo dei fanghi di depurazione come concime nei campi; dai suoli possono infine raggiungere nuovamente le acque superficiali o le acque di falda per percolazione.
Il problema (ed eventuali soluzioni) vengono descritte nel libro “Trattato sull’Ecofarmacovigilanza” di Adriano Pistilli, tecnico ambientale con una lunga esperienza didattica nel campo dell’Ingegneria Sanitaria Ambientale (la disciplina dell’inquinamento e del disinquinamento).

Il volume, edito da La Valle del Tempo con prefazioni a cura del Prof. Fabrizio Pregliasco dell’Università “La Statale” di Milano, della Prof.ssa Ivana Cacciatore e della Dott.ssa Lisa Marinelli della Facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Cheti – Pescara “Gabriele d’Annunzio” oltre che della Dott.ssa Anna Lombardo dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, tratta anche la questione della nuova Direttiva europea sulle acque reflue, che prevede l’adeguamento degli impianti di depurazione con il trattamento quaternario per rimuovere i farmaci.
In virtù della Responsabilità estesa del produttore (Epr) le aziende farmaceutiche e cosmetiche dovranno finanziare per almeno l’80% l’introduzione del trattamento quaternario. Tuttavia, nota l’autore, se le aziende cosmetiche potranno aumentare i prezzi e compensare la spesa, «quelle farmaceutiche, non avendo discrezionalità nella fissazione dei prezzi, rischiano di soccombere. Utilitalia e IRSA – CNR stimano che i costi dell’adeguamento dei depuratori in Europa potrebbero ammontare a più di 6 miliardi con dei costi operativi annui fino a 800 milioni. Non deve sorprenderci che alcune aziende farmaceutiche e Associazioni di categoria abbiano già presentato ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE. In poche parole, se applicata la EPR su base volumetrica, le aziende che producono Farmaci di largo consumo a basso prezzo potrebbero subire una vera e propria batosta».







