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Istituto Candiolo: al via il progetto Biolife con la Biobanca più grande d’Italia
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Inaugurato nel 1996, l’Istituto di Candiolo compie 30 anni e guarda al futuro con un piano di sviluppo decennale finanziato con 250 milioni dalla Fondazione Allegra Agnelli per la ricerca sul cancro, presentato oggi al Ministero della salute, che punta a consolidarne il ruolo di polo di eccellenza nella ricerca e nella cura del cancro.

Il piano prevede un ampliamento di 35mila metri quadrati arrivando a una superficie complessiva di 95mila entro il 2035, di cui 19mila dedicati alla clinica e 6mila alla ricerca.

Istituto Nazionale Oncologico Candiolo 

Con la mission di essere sempre più vicino ai pazienti e rendere le cure oncologiche più efficaci e accessibili nel minor tempo possibile, il Candiolo cambia nome, diventa Istituto Nazionale Oncologico Candiolo (INOC).

«Dopo 30 anni, oggi l’Istituto si dota di una nuova identità. Non è solo un nuovo nome: rappresenta il passaggio di Candiolo a punto di riferimento nell’oncologia di precisione. Per INOC una sfida decisiva sarà l’internazionalizzazione: per restare competitivi e rilevanti sarà necessario rafforzare collaborazioni strutturate con i principali centri oncologici italiani, europei e mondiali, partecipare ai grandi network della ricerca e aumentare sempre di più la capacità di attrarre talenti, competenze e progettualità anche dall’estero, al servizio di tutti» ha spiegato Andrea Agnelli, presidente dell’Istituto, «un centro di ricerca e cura sul cancro, privato e senza scopo di lucro» alle porte di Torino.

L’importanza della medicina di precisione

La sfida dell’oncologia moderna per mettere il cancro all’angolo è la medicina di precisione: lo ha ribadito la direttrice scientifica Anna Sapino. «È fondamentale per curare la malattia in base al profilo biologico e genetico del singolo tumore e del paziente».

Al centro della nuova era per il Candiolo, il progetto Biolife, una piattaforma strutturale e tecnologica di ricerca, che vede al suo interno la Biobanca, il Centro Organoidi, il Centro di Omiche Avanzate e il collegamento con il repository di dati clinici.

«La Biobanca, con una superficie di 3mila metri quadrati, sarà l’“archivio vivente” più grande d’Italia di campioni biologici umani associati ai dati clinici per creare coorti di pazienti “in vitro”» ha sottolineato la direttrice. «La nuova struttura raccoglierà e conserverà dai tessuti al plasma, dal DNA al sangue, fino alla saliva e alle feci, in modo da preservare tutte le componenti biologiche offerte dal paziente, perché nulla vada perduto. La conservazione di campioni “vitali” è il tassello cruciale al funzionamento del Centro Organoidi, un innovativo laboratorio, che con tecnologie avanzate, consentirà non solo di replicare mini-modelli in 3D dei singoli tumori derivati dalle cellule malate, ma anche il microambiente in cui crescono, con vasi sanguigni, cellule del sistema immunitario e fibroblasti, per ricreare in laboratorio il tumore così come è presente nell’organismo e vedere come reagiscono tutte le componenti di difesa messe in campo. Tutto questo consentirà di testare nuovi farmaci con uno screening farmacologico su ampia scala per offrire terapie contro il cancro su misura, non solo ai nostri pazienti ma anche a tutti coloro che hanno le stesse caratteristiche molecolari», ha chiarito Sapino.

Il passaporto farmacogenomico

Oggi sappiamo che le varianti del DNA del paziente possono influenzare la risposta ai farmaci, da qui l’importanza del “passaporto farmacogenomico”. 

«Si tratta di una carta d’identità genetica del paziente che rivelerà come l’organismo di ogni singolo individuo metabolizza i farmaci. Nella pratica clinica tutto questo si tradurrà in terapie più mirate, non solo antitumorali, ma anche per esempio antibiotici o antiacidi per lo stomaco, per ridurre il rischio di “tentativi” di trattamenti inefficaci o addirittura dannosi». Un approccio, ha sottolineato Sapino, che AIFA ha già indicato come direzione strategica per il sistema sanitario nazionale (ne abbiamo parlato qui).

Il living lab e il simulation center

L’Istituto, si doterà inoltre della «nuova piastra tecnologica che ospiterà l’imaging diagnostico integrato e fino a 15 sale operatorie ad alta tecnologia, destinate alla chirurgia maggiore robotica e mininvasiva e all’interventistica endoscopica avanzata» ha illustrato il direttore generale Salvatore Nieddu. «Le sale saranno dotate di imaging intraoperatorio, sistemi di navigazione chirurgica e connettività per lo streaming verso aule didattiche e simulation center. L’obiettivo è affiancare alle attività di diagnosi e cura un vero e proprio “living lab” per la prototipazione e l’incubazione di nuove tecnologie, in un ambiente ospedaliero reale e controllato, adatto a studi real world. Il nuovo ospedale accoglierà anche la “Nuvola dei Saperi”, uno spazio di incontro quotidiano tra clinici e ricercatori, dove la prossimità fisica favorisce un confronto più rapido tra le esigenze cliniche e le potenzialità della ricerca biomedica, cifra distintiva di un IRCCS capace di generare risultati riconosciuti».

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