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«L’accordo sui dazi al 15% relativamente ai farmaci è un compromesso con costi importanti per le imprese, ma che evita l’escalation commerciale e, considerate le premesse davvero critiche, con un impatto a livelli ancora sostenibili». Così Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, commenta l’accordo stretto lunedi 28 luglio scorso tra la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sui dazi tra i due paesi.
Accordo che però manca di parecchi dettagli, specialmente nel campo farmaceutico che ancora non è chiaro se sarà incluso totalmente o in parte – a esclusione ad esempio dei generici come emerso in conferenza stampa.
Per Cattani dunque «restano comunque rischi per la competitività dell’industria farmaceutica in Europa, a favore degli stessi Stati Uniti, della Cina e di altri Paesi come Singapore, India, Emirati Arabi che puntano sul settore con politiche molto attrattive».
Inoltre, ha aggiunto, «l’effetto della svalutazione del dollaro fa sì che – se confermati i dazi al 15% – l’impatto totale sulle imprese farmaceutiche in Italia, che esportano negli Stati Uniti per oltre 10 miliardi di euro, sia di circa 2,5 miliardi. Non mancheranno possibili conseguenze anche per i cittadini americani che andranno incontro a probabili carenze di alcuni medicinali e a un aumento dei prezzi di farmaci e delle assicurazioni sanitarie».
Il presidente di Farmindustria, che è anche Ad e Presidente di Sanofi Italia e Malta, lancia poi un appello: «L’Europa è chiamata a sostenere la crescita dei settori industriali. Se valorizzerà l’innovazione, incentiverà gli investimenti, ridurrà la burocrazia, semplificherà le regole, potrà ancora essere uno dei player globali. Altrimenti – avverte – diventerà marginale nell’innovazione e produzione farmaceutica. È una fase fondamentale anche per le politiche nazionali e la stessa Legge di Bilancio in Italia sarà fondamentale per mantenere la nostra nazione competitiva e attrattiva per gli investimenti».







