|
Getting your Trinity Audio player ready... |
«Abbiamo raccolto un nuovo round di finanziamenti da 6 milioni». L’annuncio arriva dal team di Cato, piattaforma di intelligenza artificiale progettata per supportare le aziende nel rendere l’intero processo delle gare d’appalto più rapido ed efficiente. In settori trasversali: sanità, istruzione, infrastrutture, servizi comunali (come funziona Cato lo abbiamo spiegato qui).
Guidato dal fondo olandese Keen Venture Partners e con la partecipazione di Italian Founders Fund, Vento e Heartfelt, il round apporta capitale alla startup che chiarisce: «realizzare l’IA per vincere le gare d’appalto richiede un alto livello di specializzazione e risorse significative. Utilizzeremo i nuovi capitali per rendere la nostra piattaforma ancora più affidabile, sicura e integrata nei processi aziendali».
«Chi adotta Cato oggi costruisce un vantaggio competitivo». Va dritta al punto la startup fondata da Andrea Zorzetto e Matteo Bossolini, che ad aprile scorso ha chiuso un round pre-seed da 1,6 milioni di euro, guidato da Italian Founder Fund e supportato da Heartfelt, Vento, Moonstone, Alecla7, BHeroes, Nova Venture, Italian Angels for Growth (IAG) e altri investitori privati.
«In questa prima fase abbiamo già gestito migliaia di gare. La soddisfazione più grande è sentire dai nostri clienti che vedono nella nostra tecnologia un vero alleato: li aiuta a trovare le gare pubbliche più adatte, capirne i requisiti e preparare la partecipazione al bando, aumentando la possibilità di vincita e crescita» commenta il CEO Andrea Zorzetto. «Siamo felici che a riconoscere questo valore sia anche un investitore internazionale come Keen Venture Partners, oltre a chi ha creduto in noi dall’inizio».
«Il procurement pubblico è uno degli ultimi grandi flussi di lavoro non automatizzati dell’economia europea: migliaia di miliardi di euro all’anno, e i fornitori non hanno praticamente mai avuto software, tanto meno intelligenza artificiale» aggiunge Briehan Burke, General Partner di Keen Venture Partners. «L’Italia è il mercato giusto da cui partire proprio perché è il Paese più complesso in cui presentare offerte: oltre 300 miliardi di euro all’anno distribuiti su 22.000 stazioni appaltanti, decine di migliaia di Pmi il cui cliente più grande è lo Stato, e nessun software AI-native che le aiuti a vincere. Esattamente il tipo di difficoltà che rende un mercato degno di essere conquistato e costruito da zero».







