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Novità sul fronte del diabete. Nuovi risultati di fase 3 presentati all’American Diabetes Association indicano che la combinazione cagrilintide e semaglutide – terapia sperimentale basata su analogo dell’amilina e agonista GLP‑1 – è associata a riduzioni significative di emoglobina glicata (HbA1c) e peso corporeo nei pazienti con diabete di tipo 2.
I dati derivano dal programma clinico REIMAGINE, che include tre studi di fase 3 condotti su pazienti in diverse fasi della malattia, dal trattamento iniziale fino all’aggiunta all’insulina basale (prima linea; seconda linea; fase avanzata). In tutti i trial sono stati raggiunti gli endpoint primari di riduzione della glicemia e quelli secondari sul calo ponderale.
La combinazione sfrutta due meccanismi complementari: l’amilina, ormone pancreatico coinvolto nella regolazione dell’appetito e del metabolismo glucidico, e il GLP‑1, già ampiamente utilizzato nel trattamento del diabete. Questo approccio mira a intervenire su più pathway della regolazione glicemica.
Il trattamento, sviluppato da Novo Nordisk e somministrato una volta a settimana per via sottocutanea, è ancora in fase di sviluppo clinico, ma i risultati rafforzano l’interesse verso strategie integrate che combinano controllo glicemico e gestione del peso come elementi centrali nella terapia del diabete di tipo 2.
John B. Buse, professore di Medicina e direttore del Diabetes Care Center dell’Università del North Carolina, ha evidenziato come «il potenziale terapeutico dell’amilina sia riconosciuto da tempo» e come la combinazione con semaglutide possa offrire «benefici significativi per i pazienti che necessitano approcci diversi nella gestione della malattia».
Come si legge sulla rivista The Lancet, il trattamento con insulina basale per il diabete di tipo 2 spesso provoca un controllo glicemico inadeguato ed è associato a un aumento di peso e a un aumento del rischio di ipoglicemia. I risultati dei trial clinici (a cui hanno partecipato anche Raffaella Buzzetti, Università Sapienza di Roma, e Francesco Giorgino, Università di Bari Aldo Moro) supportano l’uso di cagrilintide-semaglutide per migliorare il controllo glicemico, come aggiunta all’insulina basale una volta al giorno ma anche come potenziale intervento terapeutico per le persone con diabete di tipo 2 in fase iniziale.







