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Potenziare la diagnostica microbiologica per contrastare l’antibiotico-resistenza
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Potenziare la diagnostica microbiologica per contrastare l’antbiotico-resistenza. L’appello arriva da Bari, dove nell’ambito del Forum Mediterraneo in Sanità 2025, si è tenuto il convegno “Una rete per la lotta alle antimicrobico-resistenze” che ha ospitato la campagna “Diagnostica e prevenzione” promossa da AMCLI, Cittadinanzattiva, Diasorin e Assobiotec.

«La microbiologia clinica è il punto di partenza per ogni percorso diagnostico e terapeutico» spiega Fabio Arena, professore associato di Microbiologia all’Università di Foggia e delegato Puglia-Basilicata dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI). «I microbiologi sorvegliano la circolazione dei patogeni multiresistenti, elaborano report epidemiologici per protocolli terapeutici, supportano l’infection control prevenendo focolai intraospedalieri. Senza dati attendibili e rapidi dal laboratorio, non è possibile implementare misure di contenimento né ottimizzare l’impiego di antibiotici di seconda e terza linea. È necessario, dunque, che vi sia un numero sufficiente di microbiologi, i quali devono essere adeguatamente formati e con una dotazione tecnologica al passo coi tempi, mentre spesso sono dislocati al di fuori del laboratorio di microbiologia clinica».

Se la sorveglianza della diffusione dei batteri resistenti nelle strutture sanitarie (infection control) è fondamentale, e il punto nevralgico di questa strategia risiede nel laboratorio di microbiologia, dove si analizzano i casi e si identificano gli agenti patogeni, non è da sottovalutare l’innovazione tecnologica che consente diagnosi efficaci e in tempi molto rapidi, anche pochi minuti.

«Le opportunità diagnostiche vanno dalla diagnostica molecolare per l’identificazione diretta di patogeni alla diagnostica immunologica, dove si identificano anche quei biomarcatori dell’ospite coinvolti nella risposta individuale all’ infezione: la valutazione di questi risultati guida verso una prescrizione più appropriata» spiega Giorgio Ghignoni, direttore scientifico Diasorin, in riferimento all’asimmetria tra il solo 5% dei pazienti ospedalizzati con infezioni respiratorie che riceve una diagnosi corretta (attraverso un esame di laboratorio che identifichi il patogeno responsabile) e i numerosi trattamenti antibiotici somministrati. «Queste tecnologie permettono di distinguere tra infezioni batteriche e virali in soli 15 minuti, sostenendo la diagnostica di prossimità, e offrendo quindi soluzioni che vanno dai presidi di pronto soccorso fino a strutture come le RSA. Si configura una sorta di avamposto che, sotto il controllo del laboratorio centrale, permette in ogni contesto in tempo reale ai medici di avere le informazioni per prendere una corretta decisione».

 

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