News

Dipendenza da internet e tecnologie digitali: un nuovo ambulatorio al Bambino Gesù di Roma
Getting your Trinity Audio player ready...
Sarà attivo da sabato 3 ottobre il nuovo servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il nuovo ambulatorio è dedicato all’uso problematico di internet e delle tecnologie digitali sempre più pervasive nella quotidianità, fin da piccolissimi.
Smartphone utilizzato fino a notte fonda, videogiochi e social network che occupano gran parte della giornata, difficoltà a interrompere la connessione, progressivo ritiro dalle attività abituali e dalle relazioni sociali, fino alle nuove forme di rapporto con l’intelligenza artificiale, con adolescenti che affidano alle chat conversazionali i loro problemi personali.
«Molti ragazzi – spiega Stefano Vicari, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù – raccontano di preferire, in alcuni momenti, parlare con un’intelligenza artificiale perché è sempre disponibile e non hanno la sensazione di essere giudicati. Il problema nasce quando la chat finisce per sostituire le relazioni con gli altri o viene utilizzata come principale interlocutore rispetto a una sofferenza psicologica. L’intelligenza artificiale tende ad accogliere e confermare il punto di vista di chi la interroga, ma non può assumersi la responsabilità della cura né sostituire la relazione con un professionista».

Quando l’uso diventa problematico

Trascorrere molto tempo online non significa necessariamente avere una dipendenza. A fare la differenza è soprattutto la capacità di controllarne l’uso e le conseguenze sulla vita quotidiana. Il problema emerge quando bambini e bambine, ragazzi e ragazze non riescono a sconnettersi con conseguenze sulla qualità e la durata del sonno, il rendimento scolastico, le relazioni familiari e sociali o le attività sportive e ricreative.
«I bambini e gli adolescenti sono particolarmente sensibili alle gratificazioni immediate» puntualizza Vicari. Notifiche, contenuti continuamente rinnovati e reazioni ai propri post alimentano una sequenza di attese e gratificazioni rapide che può spingere a controllare ripetutamente il dispositivo. E in una fase dello sviluppo in cui i sistemi cerebrali legati alla ricompensa maturano prima delle capacità di controllo e autoregolazione, può risultare più difficile interrompere attività altamente gratificanti.
 
Per questo non basta vietare o sottrarre lo smartphone. È importante aiutarli a mantenere un equilibrio tra attività digitali e altre esperienze fuori lo schermo.
«Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di impedire che occupi tutto lo spazio disponibile». Secondo Vicari, «la prima forma di prevenzione è accompagnare i bambini verso un uso graduale e consapevole delle tecnologie. Come criterio educativo prudenziale proponiamo di non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e di rimandare l’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16. Non si tratta di soglie biologiche o diagnostiche, ma di indicazioni che possono aiutare le famiglie a proteggere una fase particolarmente delicata dello sviluppo. Quando l’uso del digitale diventa difficile da controllare e comincia a compromettere il sonno, la scuola, le relazioni o le altre attività della vita quotidiana, è opportuno chiedere una valutazione specialistica. È proprio per queste situazioni che il Bambino Gesù ha scelto di creare uno spazio dedicato». Sarà attivo dal nella sede di Baldelli del Bambino Gesù, in viale Ferdinando Baldelli 41 a Roma, con una seduta settimanale. L’accesso avviene tramite prenotazione al CUP, con prescrizione per prima visita di neuropsichiatria infantile.

Share

News

Raccolte

Articoli correlati

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato su tutte le novità