Si chiama Djungle Bridge il fondo di Djungle Holding, gruppo industriale indipendente fondato nel 2024 a Torino da Alessandro Nasi e Giulietta Testa. Obiettivo: acquisire e rilanciare startup italiane post-Series A in stagnazione.
Il fondo Bridge I ha un target di raccolta di 50 milioni di euro e prevede 12 operazioni in 5 anni, con un modello che combina acquisizione del controllo, gestione operativa diretta tramite executive fractional ed exit verso operatori industriali o fondi di private equity.
Il roadshow istituzionale di Djungle Bridge partirà a fine giugno con un incontro dedicato a fondazioni bancarie e investitori istituzionali, propedeutico all’avvio della raccolta del fondo Bridge I, atteso entro la fine dell’anno.
«Il venture capital è strutturato per cercare unicorni, ma la grande maggioranza delle startup non lo diventa. Quando una Series A non si traduce in due-tre anni in un percorso di iperscalata, l’azienda finisce in una zona grigia: troppo matura per il venture, troppo piccola per il private equity tradizionale. Bridge si concentra esattamente su quella zona: il rilancio non si fa con il capitale, ma con l’execution», commenta Alessandro Nasi, Chief Strategy di Djungle Holding.
«Negli ultimi anni abbiamo visto da vicino società che fatturavano, avevano prodotto e mercato, ma rischiavano la liquidazione. È un’emorragia che il sistema-paese non si può permettere. L’innovazione è una delle infrastrutture fondative dell’economia italiana e va trattata come tale, con disciplina industriale, ma spesso finisce per essere un giochino autoreferenziale» spiega Giulietta Testa, CEO di Djungle Holding.
Da un’analisi di Djungle Holding, emerge infatti che in Italia ogni anno vengono chiusi circa 50 round Series A, ma sette su dieci non portano la startup verso un round successivo.








