Cervello e metabolismo parlano la stessa lingua. Lo suggeriscono due studi pubblicati sulle riviste Jama Psychiatry e BMC Psychiatry, di cui si è parlato in occasione del XXVII congresso nazionale della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, che si chiude oggi a Milano. Nell’ambito della sessione dedicata all’interazione tra i nuovi farmaci antiobesità e la salute mentale, è stato fatto il punto sulle nuove evidenze scientifiche che aprono la strada a una psichiatria di precisione: i farmaci metabolici potrebbero diventare coadiuvanti fondamentali nel trattamento dei disturbi psichiatrici.
In sostanza, sembra emergere che gli agonisti del recettore del peptide-1 glucagone-simile (GLP-1), come semaglutide, liraglutide e tirzepatide, non hanno rivoluzionato soltanto la perdita di peso e la gestione del diabete: da un lato, infatti, aiutano a contrastare l’aumento di peso legato ad alcuni psicofarmaci (che compromette l’aderenza terapeutica), dall’altro potrebbero contribuire a ridurre il rischio di depressione e disturbo bipolare.







