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Farmindustria, Urso: l’economia della salute al centro della politica industriale
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L’economia della salute al centro della politica industriale. Lo ha ribadito il ministro dell’industria e del made in Italy Adolfo Urso intervenendo all’assemblea di Farmindustria oggi a Roma.

«All’inizio della legislatura abbiamo insediato, d’intesa con il ministro Schillaci, un tavolo sull’industria farmaceutica e biomedicale. La farmaceutica è l’industria che guida la riscossa del made in Italy nel mondo, esempio e modello anche per gli altri settori» ha detto ricordando che nel documento di politica industriale Made in Italy 2030 è stata inserita l’economia della salute come uno dei comparti emergenti.

«L’Italia sta rafforzando la sua posizione in Europa come secondo paese industriale: siamo la prima industria farmaceutica in Europa. In un contesto caratterizzato dall’incertezza, dall’imprevedibilità e dal conflitto, armato e commerciale, intorno alla nostra Europa, l’Italia ha conquistato posizioni nel mondo come nessuno si aspettava» e – riferendo il dato di aprile (+12,1% di esportazioni rispetto all’anno precedente) – ha detto: «abbiamo superato Giappone e Corea del Sud come Paese esportatore globale».

L’Italia, ha detto, è il quarto Paese esportatore globale, «ma non è il solo elemento di competitività: sono cresciuti gli investimenti esteri di quasi il 19% nella Borsa italiana e anche nei titoli di Stato (+8%)». E oltre alle grandi imprese italiane che crescono nella capacita di competere a livello globale, ha parlato degli investimenti stranieri nell’industria farmaceutica: «segnale che il settore ha saputo cogliere le direttici di crescita».

Per l’Europa – ha continuato Urso – questo è il momento di reagire alla duplice sfida competitiva che il continente deve affrontare: «quella nei confronti del nostro principale alleato, gli Stati Uniti, e l’esempio è l’accordo sottoscritto tra UK e USA» per trovare un’intesa sul costo dei farmaci negli Stati Uniti e, contestualmente, far sì che le imprese investano «nella ricerca e nella registrazione dei farmaci in Europa».

«Altra competizione globale che dobbiamo affrontare insieme agli USA è quella con l’Asia, in particolare con la Cina, da cui abbiamo una dipendenza per quanto riguarda i principi attivi: l’Europa – ha ribadito – ha una duplice dipendenza da cui deve liberarsi riaffermando una bussola strategica» per tornare a essere una grande potenza, anche nel settore farmaceutico.

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