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Fiaso e Farmindustria, il ruolo delle donne nell’industria farmaceutica e nelle aziende sanitarie
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Donne nell’industria farmaceutica. La quota è più alta rispetto alla media manifatturiera: 45% rispetto al 29%. Tra dirigenti e quadri sono ancora di più, il 48%, e tra chi è impegnato nella ricerca il 51%. «Nel 2025 i dipendenti del settore hanno raggiunto quota 72.200, +2% rispetto al 2024. Dal 2019 al 2025 sono aumentati del 10%, il doppio del totale in Italia (+5%) grazie soprattutto all’occupazione femminile, cresciuta del 15%, specie tra i giovani, +25% complessivamente». Così Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, che definisce questi numeri come traguardi raggiunti grazie alle politiche aziendali: conciliazione tra vita privata e lavoro, flessibilità organizzativa, sostegno alla genitorialità, percorsi professionali basati sul merito, formazione continua.

Farmindustria segnala anche che l’industria farmaceutica è il settore manifatturiero con il minore gender gap retributivo, che sostanzialmente si azzera nella fascia tra 30 e 49 anni. Un valore confermato dal fatto che il 78% delle imprese ha già ottenuto la certificazione volontaria della parità di genere. E il restante 22% ha iniziato l’iter o lo inizierà a breve.

«L’industria farmaceutica è un settore ad alta intensità di conoscenza, dove competenze, merito e innovazione sono fattori di crescita su cui puntare. I dati confermano che abbiamo costruito un modello industriale fondato su welfare, qualità del lavoro e pari opportunità, che offre opportunità concrete a donne e giovani. E si conferma così un punto di riferimento per occupazione qualificata, innovazione e visione del futuro, che contribuisce in modo strutturale allo sviluppo e alla coesione sociale dell’Italia» puntualizza Cattani.

Sul fronte delle aziende sanitarie, invece, le donne sono solo 250 su 717 posizioni apicali censite, pari al 34,87% di Asl, aziende ospedaliere e Irccs. Ma Fiaso evidenzia i segnali positivi: cresce il numero di donne alla direzione delle aziende sanitarie italiane, nel 2025 la quota era del 32,97%.

L’analisi territoriale mostra però differenze significative: il dato più alto si registra nelle regioni del Centro Italia, dove le donne nelle direzioni strategiche raggiungono il 41,27% (52 su 126). Seguono il Nord, con il 35,85% (128 su 357), e le regioni del Sud, con il 29,91% (70 su 234).

«Negli ultimi anni la presenza femminile nelle direzioni delle aziende sanitarie è cresciuta in modo costante» commenta il presidente di Fiaso, Giuseppe Quintavalle. «Se nel 2008 le donne alla guida di un’azienda sanitaria erano meno del 9%, oggi una direzione generale su quattro è a guida femminile».

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