È una malattia cronica caratterizzata da dolore diffuso, rigidità muscolare, disturbi del sonno, stanchezza e riduzione del tono dell’umore. È una malattia che può compromettere lo svolgimento delle comuni attività quotidiane, con un impatto enorme sulla qualità della vita. Oggi è la giornata mondiale della fibromialgia. Una malattia che riguarda soprattutto le donne.
Come indica l’Istituto Superiore di Sanità, si calcola che tra il 2 e l’8% della popolazione soffra di fibromialgia, il 90% delle persone colpite sono donne, con un picco tra i 40 e i 60 anni di età. In Italia parliamo di quasi 2 milioni di persone.
Non essendone ancora ben note le cause, attualmente non esiste una cura per la fibromialgia: le terapie disponibili tendono a controllarne e ad alleviarne i sintomi.
Ansia e depressione nella fibromialgia
Oltre ai sintomi fisici – dolore diffuso, stanchezza persistente e disturbi del sonno – molte persone affrontano anche difficoltà emotive e psicologiche, e proprio all’ansia e alla depressione legate alla fibromialgia l’ISS dedica lo studio Fibra, che prende il via oggi, 12 maggio, in occasione della giornata mondiale della fibromialgia.
Fibra è promosso dal Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute e da Fondazione Isal-Ricerca sul dolore.
L’ISS e la fondazione per l’occasione lanciano un appello a partecipare allo studio: l’invito è rivolto a persone con diagnosi di fibromialgia e ai loro familiari, per raccogliere l’esperienza di pazienti e famiglie e comprendere meglio il rapporto tra questa condizione e il benessere psicologico, le difficoltà nel percorso di cura e cosa ostacola e cosa invece favorisce il trattamento di ansia e depressione.
Studio Fibra, come partecipare
Si stima che circa il 43% delle persone con fibromialgia presenti sintomi depressivi e circa il 30% disturbi d’ansia d’ interesse clinico. E depressione e ansia possono influenzare la percezione del dolore, la qualità della vita e la risposta ai trattamenti.
«Condividere la propria esperienza – sottolinea la responsabile scientifica del progetto Virgilia Toccaceli, del Centro di Riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’Iss – aiuterà la ricerca a comprendere meglio i bisogni delle persone con fibromialgia per fornire indicazioni utili allo sviluppo di servizi e percorsi di cura più efficaci e accessibili».
Per partecipare allo studio, scrivere a studiofibra@iss.it.








