|
Getting your Trinity Audio player ready... |
La Fondazione italiana per la ricerca in reumatologia (Fira) plaude all’inserimento della fibromialgia nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), previsto nello schema di aggiornamento del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri approvato dalla Commissione XII Affari Sociali alla Camera dei deputati.
«Siamo in una fase avanzata e decisiva dell’iter» dichiara Enrico Tirri, consigliere nazionale FIRA, direttore della Reumatologia dell’Ospedale del Mare di Napoli e docente della Scuola di Specializzazione in Reumatologia dell’Università degli Studi della Campania Vanvitelli. Ora si attende infatti l’approvazione definitiva e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
«L’auspicio è che il percorso si concluda positivamente e senza ulteriori rinvii, perché l’inserimento definitivo e ufficiale della fibromialgia nei LEA rappresenterebbe un riconoscimento istituzionale fondamentale per una condizione cronica che incide profondamente sulla qualità di vita dei pazienti».
L’aggiornamento dei LEA prevede l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria per le forme cliniche severe di fibromialgia. «È un primo passo importante – sottolinea Tirri – che sancisce la dignità clinica della fibromialgia e garantisce tutele concrete almeno ai pazienti più gravi, aprendo la strada a un auspicato progressivo miglioramento dell’assistenza».
Che cos’è la fibromialgia
La fibromialgia – che in Italia colpisce circa 2 milioni di persone (prevalentemente donne) – è caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico cronico e diffuso associato a stanchezza persistente, disturbi del sonno, difficoltà cognitive, disturbi dell’umore, cefalea, con un inevitabile impatto sulla qualità della vita e conseguente aumento dei costi socio-economici.
«La diagnosi resta una sfida clinica – spiega Tirri – perché non disponiamo ancora di esami di laboratorio o strumentali in grado di confermarla, in assenza di biomarcatori specifici individuati. È una diagnosi essenzialmente clinica, che richiede competenza, esperienza e l’esclusione accurata di altre patologie».
Verso percorsi sempre più personalizzati
In assenza di farmaci specifici, il trattamento della fibromialgia si fonda su un approccio multidisciplinare e personalizzato, al fine di ridurre o attenuare i sintomi. Tirri spiega che l’approccio terapeutico si basa sulla combinazione di educazione del paziente, per promuovere un cambiamento degli stili di vita, attività fisica mirata, supporto psicologico, anche attraverso gruppi psicoeducativi di auto-aiuto per imparare a contenere le ansie e imparare a gestire al meglio la malattia, oltre che su terapie farmacologiche: dagli antidepressivi ai miorilassanti, dagli analgesici ai cannabinoidi.
Per meglio personalizzare la terapia in base alla gravità della malattia, si ricorre a strumenti come il Fibromyalgia Impact Questionnaire (FIQR) e il Fibromyalgia Assessment Status (FAS) che permettono di classificare la severità dei sintomi, monitorare l’evoluzione nel tempo e adattare l’intensità delle cure.
«Solo recentemente negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il primo farmaco specifico per la fibromialgia, la ciclobenzaprina per via sublinguale, con risultati incoraggianti» spiega Tirri che, tra le prospettive terapeutiche più promettenti indica la neuromodulazione non invasiva. «Tecniche come la stimolazione magnetica transcranica, la stimolazione elettrica transcutanea dei nervi e, più recentemente, la stimolazione del nervo vago stanno mostrando potenzialità interessanti nel modulare i circuiti del dolore e il sistema nervoso autonomo, in particolare il sistema parasimpatico, che risulta alterato nei pazienti con fibromialgia».
Nuove linee guida per diagnosi e terapia
Sul fronte della ricerca, la Fondazione italiana per la ricerca in reumatologia ricorda l’importanza del Registro italiano della fibromialgia, promosso dalla Società italiana di reumatologia, che consente di raccogliere dati clinici su larga scala, e il lavoro che si sta portando avanti per le nuove linee guida per diagnosi e terapia. «L’obiettivo – conclude Tirri – è costruire percorsi sempre più appropriati, basati su evidenze scientifiche aggiornate, che mettano davvero al centro la persona e non solo i sintomi».







